Giugno 15, 2008

Il viaggio è così piacevole che quando arrivo (con 10 minuti di anticipo) un’altra mezzoretta di viaggio ci starebbe tutta. I sedili sono larghi, comodi, puliti. Ho per le mani “El Pais”, ho letto tutto il giornale e sono al supplemento domenicale, un delizioso pacchetto di interviste fiume e reportage talmente lunghi che solo di domenica si può pensare di proporli. Pazienza, me ne occuperò prima di dormire.
Madrid è sempre uguale, venendo da Barcellona ho la sensazione di dover salire di marcia. Nella stazione di metro si corre più veloci, per strada si cammina più veloci, l’autista dell’autobus parla più veloce (stalòòo). Lo stordimento dura poco, so tenere questo ritmo, posso farlo, lo faccio.
Sessione di studio con le mie penne nuove: una pilot verde e una rossa. La prima, che è una gioia vederla, comprata al Corte Inglès, la seconda estorta con occhi da cerbiatto alla legittima proprietaria. Studiare è tutta un’altra cosa. Per i primi dieci minuti.
Programma cena: pizza del supermercato (di quelle buone) con aggiunte casarecce che fanno la differenza. Surplus di bava al solo pensiero. Vado.

meno 19

Venuta per restare

Giugno 4, 2008

QUI

70 anni entrambi, una vita intera uno al fianco dell’altro. Lui si appoggia a una stampella, un occhio vigile sorveglia la presenza di ostacoli imprevisti sul suo cammino.
Il vagone è pieno e c’è un solo posto libero. Senza bisogno di dire qualcosa, è l’uomo che si siede, sbuffando in maniera teatrale ma autentica quando si posa sulla plastica del sedile.
Qualcuno: “Señora, se siente aqui” (signora si sieda qui)
La signora:”Gracias cielo, enseguida bajamos, no te preocupes” (grazie tesoro, scendiamo subito, non ti preoccupare)
Ancora:”Està segura señora?” (è sicura signora?)
La signora:”Te lo agradezco mucho cariño, en Anton Martin bajamos” (ti ringrazio tanto cara, scendiamo ad Anton Martin)
La signora (toccando il ginocchio di lui, aggiunge, senza che io capisca all’istante il perchè): “Es que el està recièn operado” (è che lui si è operato da poco)

Per questo non mi ha lasciato il posto. Per questo io SO che in questo momento è un pò imbarazzato. Qualcuno offrendomi il posto e lui seduto.

Gli appoggia una mano sulla spalla.

Anton Martin, una stazione azzurra. Si allontanano sottobraccio e alla velocità opportuna.

flickr

E che vuoi fare?

Febbraio 27, 2008

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Mi spiegava un pò di tempo fa una persona che, tra le altre cose, sa anche di questo: un bagno, una cucina, possono sembrare pulite, ma per smascherare una pulizia di facciata basta solo sapere dove guardare. A casa mia si puliscono la cucina e i bagni tutti i giorni, ma ognuno di noi saprebbe dove guardare.

Se dalla cappa della cucina cade una goccia di qualcosa, cosa fai? Se il qualcosa in questione è precipitato già altre volte sibilando a pochi centimetri dalla tua padella, ma stavolta ha fatto centro, dimmi: cosa fai? Se le altre volte, a un’analisi a caldo, il qualcosa in questione ha dato prove convincenti di essere olio d’oliva, lasciando però la stessa sensazione che lascia un prestigiatore che fa scomparire la Tour Eiffel, che fai? Se nella padella sfrigola il più bel misto di verdure che ti sia capitato di mettere insieme, cosa fai? Il colore è perfetto (il rosso vivo di un peperone con l’aria di chi la sa lunga, il bianco traslucido di una cipolla ben tagliata, il verde poco vistoso dei pisellini primavera e il verde, amico di sempre del giallo chiarissimo di una zucchina del giusto diametro, l’arancio principio di tramonto di una quindicina di indifese carote baby). Il profumo è perfetto (si sente odore di peperone, vuol dire che la cipolla non sta facendo la prepotente e il sale è giusto). Se per giunta il tempo che rimane per la cottura è perfettamente sincronizzato con quello della cottura del riso, e l’intero team si appresta a scontrarsi con una fame che sta finendo di montare dall’istinto di nutrizione alla furia omicida: Che fai?

La mia mania per lo sminuzzamento delle verdure sta facendo passi da gigante. Mi ritrovo a passare in rassegna, severo come un sergente istruttore, i tocchetti di peperone a pianta quadrata di 0,8×0,8 (mm) che ho creato. Alcuni sono triangolari, è inevitabile (ma maledetti lo stesso). Il tutto mi ricorda gli elementi finiti, e la cosa, dopo avermi compiaciuto per frazioni di secondo, mi appare a metà strada tra il triste e l’elitario.

Domani dal fruttivendolo. Se i peperoni rossi non sono quelli dell’altra volta mi incazzo e stavolta, cicci, stavolta non ci provare nemmeno con il vecchio trucco del “mi sono sbagliata di prezzo” perchè a me non mi freghi. Il pronome è ripetuto, ma a volte uno se lo può concedere. Direbbe qualcuno “si ma noooooooo”, con aria alquanto seccata, per giunta.

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Maurizio è arrivato ed ha già una casa. A dire il vero, al momento potrebbe essere ovunque a sud di Madrid, visto che era la sua prima volta su un bus notturno e visto che la notte del martedì non perdona errori a proposito dei mezzi. Il prossimo autobus lo prendi fra quaranta minuti, ammesso che tu sappia dove ti porta, dice l’esperto. Ma tutti conosciamo Maurizio: mi avrebbe già telefonato, quindi so che è a casa. Era per mantenere un pò di suspense.

Si da il caso che la roulette del piso compartido sia entrata ufficialmente tra i miei hobby/fetish preferiti. La rassegna di case e relativi personaggi è un tonico fenomenale per la capacità di comprendere al volo la gente. L’animale uomo è completamente scoperto quando apre la porta della sua tana; con una combinazione di odori, suppellettili e piccole miserie assolutamente impossibile da contraffare, comunica suo malgrado molto più di quanto vorrebbe. Promemoria: osservare se chi vi riceve lo fa in scarpe o in pantofole. Devo dire che la ricerca con Maurizio è stata particolarmente generosa quanto a tipi umani. Ma per questo rimando al suo nascente blog (eh già, un blog di Maurizio…)

Da oggi sono anche professore di italiano, ho iniziato a dare lezioni a dei bambini. Hanno vissuto alcuni anni in Italia e i loro genitori non vogliono che dimentichino ciò che hanno imparato. Articoli determinativi e indeterminativi. Roba semplice. Beh, pare che io non sappia spiegare perchè per “squalo” si usi “lo” mentre per “portone” si usi “il”. Però sono riuscito ad infilarmi nella spiegazione del significato di “astruso”. Cinque estenuanti minuti per concludere (la sincerità prima di tutto) che non è proprio una parola comunissima. Sguardo di intesa tra i due, credo che già lo sospettassero.

Pues nada! Muy buenas noches a todo el mundo!

Caminando juntos

Novembre 5, 2007

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Todo parece mejor

un blog A orologeria

Settembre 18, 2007

Penso che si rivelerà una buona idea. Sarà interessante osservare gli eventi alla fine del conto alla rovescia.

Leggevo proprio oggi di un tipo un pò triste che pare si sia ammazzato di videogiochi in sole 72 ore. La redazione di repubblica.it me la immagino con tavoli da biliardo divani e playstation, pare che riescano a concentrarsi soprattutto sulla colonna laterale. Io sono riuscito al massimo a prendere la febbre per una permanenza eccessiva davanti al computer: fu con Transport Tycoon. Giuro. Non uno sparatutto, non uno sport game, non un puzzle game, bensì un gestionale sul mondo dei trasporti. La parte che preferivo era la scelta del mio avatar, tentavo di dargli un’aria rassicurante, per essere sicuro che prendesse sul serio il trasporto di carbone tanto quanto me, ma non rinunciavo agli occhiali scuri, perchè fosse chiaro che non ci saremmo fatti soffiare un solo vagone di minerale di ferro. Non sono mai stato il più bravo, da cui uno scavalcamento dei 37° per eccesso di foga che è rimasto nella storia. I manageriali richiedono sangue freddo.

E dunque un blog a orologeria, da chiudere verso la fine del prossimo luglio, per evitare che eventuali sovratemperature da blogmaniaco si verifichino anche dopo la fine dei miei 10 mesi a Madrid. Un meccanismo di sicurezza passiva, un interruttore temporizzato (gli impiegati di questa banca non possiedono i codici di apertura), un paracadute automatico che si aprirà per salvarmi (come mi conosco) dall’ennesima cosa presa troppo sul serio.

dunque

meno 300 (circa)