Non oltrepassare la linea gialla.

Ce l’ho

Aprile 11, 2008

Chi avesse voglia di avvicinarsi allo schermo lo faccia pure. C’è scritto 300 e non ho badato alla figura da giapponese: macchina stabilizzata col poggiatesta del vicino davanti, scatto senza flash, un altro per sicurezza, facciamo tre. Il film del ritorno è una vera merda. Praticamente c’è uno che vince un sacco di soldi a un gioco tv e spende tutto in poche settimane. Poi lo stato gli chiede il 48% di tasse e lui deve cercare di recuperare il più possibile liquidando i folli acquisti (Cessna e villa inclusi). Tra cattivi consiglieri e banche ingorde, “El concursante” (il concorrente) vede crollare le sue certezze di professore di economia alle prime armi. Le banche controllano le società occidentali e i soldi che maneggiano non esistono, sono un’illusione! Ma tu la tesi di laurea, con chi l’hai discussa? Mah. Fotografia 1/10, sceneggiatura da videoclip 3/10, interpretazione 6/10. Da scongisliare agli amici (fatto).

Appena finito di togliermi la strada di dosso, con un lavaggio ossessivo di mani che non riesco più ad evitare. Un pò di movida livello 3 su 10 con il grandissimo Maurizio, ora anche nel suo cuore c’è il Palentino, barrino popolare dove una birra piccola e un bicchiere di vino vengono 2 euri (in tutto). Confermare, please.

Domani inizia la spedizione elettorale. Dopo aver spiegato a un numero enorme di spagnoli che nooooo, non si può votare “por correo” (per posta), mi accingo a una tournée a tappe forzate: visita al 100% dei miei parenti più stretti, conoscenza dell’ultimo arrivato in famiglia e relativa consegna del suo primo secchio di Duplo, ultimi tormenti elettorali bipartitismo si bipartitismo no (no), passaggio per le scuole medie della mia infanzia e annesso carico di ricordi, studio il più possibile, Madrid, Roma, Cosenza, Napoli, Madrid.

Buon viaggio anche a tutti gli altri forzati del voto, specialmente a chi deve attraversare l’Italia con rotta verso oriente (Marco sei tu e si, l’oriente è a destra), impresa notoriamente faticosa, dal sapore a volte medievale.

Buonanotte

El AVE a Barcelona

Aprile 5, 2008

Nel preciso istante in cui la lancetta dei secondi si muove sul 12 e sono le 6:30, un calcetto nella schiena annuncia che siamo in movimento. Una puntualità così mette addirittura un pò paura, immagino il capotreno che si prende a sberle per un ritardo di 3 secondi. Non voglio gente nevrotica al comando del mio treno. Per qualche centinaio di metri ci affianca l’AVE per Siviglia, che è partito nello stesso istante e procede alla stessa velocità. Guardo un uomo seduto in seconda, velocità relativa zero, come un solo treno. So che sta pensando ciò che penso io: dai, partiamo sul serio!. A un certo punto noi, l’AVE per Barcellona, decidiamo che è arrivato il momento e il treno si esibisce nel suo numero migliore, quello che mostra in pieno la sua superiorità sull’aereo: la schiena premuta con dolcezza contro una generosa imbottitura, il cuore batte quieto e il veicolo da l’impressione di sapere quello che fa. Siamo a 200 in un niente e non si muove una foglia.

A 250 qualcosa si permette di vibrare, credo siano i maledetti ripiani delle maledette cappelliere. Odio chi li ha progettati, così palesemente inadeguati al resto della macchina. Oddio, diciamo che mi sta piuttosto antipatico e credo sia già stato preso per il culo a sufficienza in fase di collaudo.

A 290 siamo tutti in attesa che compaia il 3 alla prima cifra, come dice il giornale. Nonostante gli incoraggiamenti di tutti, spunta invece un 1 alla terza cifra. Duecentonovantuno all’ora, non superiamo questa velocità per il resto del viaggio (si, ci ho fatto caso per tutto il tempo). Film di prima visione, le cuffie non hanno rumore di fondo, due signore sulla settantina si scambiano foto di famiglia: sorrisoni e occhi lucidi. 50 secondi prima della partenza le ho aiutate a mettere su le valigie. “Me permiten ayudarlas, señoras?”. Non so dove ho imparato questa frase ma ho la sensazione di aver studiato lo spagnolo per potermi rivolgere come si deve a queste due nonne in viaggio. Probabilmente ne ricaveranno una morale sugli uomini italiani (le domande su cosa studio e dove vado non sono mancate nè si sono fatte attendere).

9:24, Barcellona è davvero dietro l’angolo. 3 minuti di anticipo sull’orario d’arrivo programmato la avvicinano ulteriormente a Madrid. Non ho fatto neanche una foto. Vabbè, al ritorno.

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Pasqua, è tempo di partire. Aprile, è tempo di votare (mi porto avanti). Riformulazione di Pasqua: Pasqua, è tempo di parlare di politica. Diciamocelo, il bipartitismo mi lascia un pò perplesso, di più, mi preoccupa. Spagna: in due ore tutti i voti sono contati e i seggi assegnati, quindi niente notte di passione elettorale, festeggiamenti a orario decente e poi tutti a dormire che domani si lavora. PP e PSOE crescono entrambi e occupano da soli il 92% dei seggi, Izquierda Unida (molto ma molto simile a La sinistra, L’arcobaleno) perde 3 deputati e il diritto a formare un gruppo autonomo. Dimissioni del segretario, compañeros riflettiamo e che to ‘o dico a fà.

Mi inquietano i toni delle campagne elettorali dei paesi occidentali, mi lascia incredulo la mancanza di contenuti. Se per una settimana si può parlare di quanto ha speso un ministro per ristrutturare l’appartamento del ministero mi pare che qualcosa non vada. Soprattutto, mi pare che la tendenza al bipartitismo vada di pari passo con la rassegnazione generale all’inaridimento del dibattito politico. Con la schematizzazione e la semplificazione delle strade che una società come la nostra può prendere. Mi capita troppo spesso di pensare: ma di che diavolo stiamo parlando? Succede in Spagna: i parlamentari il cui voto è blindato per l’intera legislatura è salito al 92%; nonostante questo, il compito del governo sarà più difficile. PP e PSOE sono due blocchi che si vantano di aver superato le ideologie del ‘900, il loro approdo però è una contrapposizione senza respiro, una guerra di trincea che inizia col conteggio della notte (sera) elettorale e finisce quattro anni dopo, con le nuove elezioni. Se i partiti grandi fagocitano i piccoli e il dibattito politico scompare, il limite a cui si tende è l’alternanza imbarbarita delle lottizzazioni. Aprile, è tempo di votare. Intanto ho prenotato l’aereo. Stasera sono a Madrid.

Famo a capisse

Marzo 7, 2008

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Nota biografica di oggi: mi fa male l’alluce destro. L’idea per concludere la serata era giocare un pò a calcio con una palla da tennis trovata in giro. Il “piattone” è notoriamente l’unico gesto tecnico con cui riesco a mettere in relazione il mio piede destro con oggetti sferici, ma il ridotto diametro dell’oggetto in questione mi ha tratto in inganno. Ho scavato nell’asfalto un solco 3×3x1 (cm), provocando il tipico rumore (crrrrr) e la tipica sensazione collettiva di quando la palla sembra dover partire per la stratosfera e invece rotola lenta e malinconica. Come se a tutti, contemporaneamente, fosse caduto il boccone di spaghetti a due passi dalla bocca. Tutto questo a spese del futuro sereno che pianificavo per una delle articolazioni a cui sono maggiormente affezionato.
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Quando si dice “uccidere una mosca con un cannone”. O quando si dice “vietato nuotare” in una fontana di 3×3 (m).
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Barcellona, tempo sereno variabile con forti raffiche di vento. Tra tre giorni si vota e questo modifica numerose superfici della città. Il bipartitismo di fatto, perlomeno per quel che riguarda la capacità di finanziare una campagna elettorale, divide la città tra rosso PSOE e azzurro PP. Con la sfumatura arancio chiaro di un partito nazionalista catalano (el teu vot farà respectar Catalunya). Fino a 15 giorni prima della domenica in cui si va alle urne non è consentito “chiedere il voto” ma solo fare la cosiddetta “precampaña”, quindi da 12 giorni a questa parte è una tempesta.
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Via, vado a comprare il giornale che regalano un film. A presto.

E via

Marzo 2, 2008

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Ho trovato il modo di rappresentarlo. E’ come se al terzo giorno di gita, poco prima di cena e pernottamento, la terza C fosse sostituita con la terza E. La socialità stile speed-date è faticosissima, e ci risiamo con tu di che università sei.

I saluti sono duri, l’atmosfera è strana. La città è diversa, il mio piso, per fortuna, è sempre un rifugio tranquillo

Marzo, parliamone. Caratteristiche tecniche di marzo. Il mese di marzo è così ripartito: 10 giorni a Barcellona, 10 giorni a Cosenza, 10 giorni non continuativi a Madrid, 2 passaggi fugaci per Napoli. Trasporti nel mese di marzo: l’acquisto dell’abbonamento è chiaramente antieconomico e non verrà appoggiato, questo provocherà un forte senso di smarrimento. Passaggi aerei: 4. Obiettivi per il mese di marzo: finire il progetto della mia rete di scambiatori di calore. Matlab, io e te tre metri sopra il cielo. Mood del mese di marzo: vedi sopra per i primi giorni, rimani in zona per aggiornamenti.

La foto originale.

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Fanno parte di una nutrita serie di cose che popolano l’immaginario di tutti per inganno o fiducia. In effetti, per anni, tutti sanno di giraffe e aeroplani, ma non gli è mai capitato di incontrarli di persona. Lo stesso capita con Babbo Natale, ma tutta la faccenda con il vecchio è un pò particolare. Per anni ho avuto difficoltà a credere alle giraffe e agli aeroplani, ma il Babbo mi pareva quasi plausibile. Un collo di 5 metri? Seeeeee! Volare a 10.000 metri e 700 km/h? Seeeee! Poi al circo la vedi, non c’è discussione, vedi quei fasci di muscoli , quella capoccetta da tonta: un’invenzione bizzarra, la giraffa, ma ci sta tutta. Più o meno nello stesso periodo ti dicono di Babbo Natale. In effetti non quadra per niente la storia della slitta e la procedura del camino. Io manco ce l’ho il camino! E una renna col naso luminoso? Ti prego.

La prima volta che ho messo piede su un aereo ho capito che non sarebbe stato come con la giraffa. Ok, l’aereo esiste, è grossino per giunta, ma quelli sarebbero i motori? Non ci credo che funziona, non ci credo! Io non salgo su nulla che non abbia propulsori tipo space shuttle, capito? Il decollo mi pietrifica. Ok, con la giraffa è andato tutto bene, ma se salta fuori una storia tipo Babbo Natale? Salve è il comandante che vi parla: tirare su questo mostro sparando aria calda verso dietro? Cazzoni scendete che c’è l’autobus che vi sapetta. Ho paura dell’aereo, ma ci ho fatto l’abitudine.

Il primo aereo che ho preso fu per una vacanza in Inghilterra. Tempi in cui partire e tornare avevano contorni definiti. Contorni geografici e contorni emozionali. Praticamente, sorrisi all’andata, lacrime al ritorno. Al momento i miei oggetti personali sono spalmati su almeno 4 città. Non parto e non torno, semplicemente “prendo l’aereo”. Non c’è un posto in cui “sono tornato”, ci sono diversi posti in cui “sono arrivato”. Beh, la cosa è a tempo, per fortuna: ha alcuni lati particolarmente affascinanti e mi tiene gli occhi sbarrati e il cuore a pezzi. In aeroporto mi tremano le gambe. Sono arrivato stanotte, verso le due.

Ciuf Ciuf

Dicembre 14, 2007

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Un altro pessimo film. Capita che i film siano pessimi. Capita che sia meglio guardare windows media player che si agita cercando di occupare più memoria grafica possibile con le sue improbaili psichedelie. Il dopiaggio dei film in spagnolo è sempre pessimo, tutte le donne hanno le stessa voce e lo stesso vale per tutti gli uomini. Guardando il film al buio si può scommettere che si tratti di un film con solo due protagonisti. Capita invece che ci siano film in cui l’interpretazione del buon Ferruccio Amendola valga più di quella del Marlon Brando di turno. Paese che vai, doppiatori che trovi.
Comunque, questo passano in treno e visto che ho portato poco da leggere e niente da mangiare, mi faccio prendere dal brivido di infilare il jack delle cuffie nel bracciolo del sedile e via, 95 minuti buttati al vento. I topos cinematografici snocciolati sono, nell’ordine:

  • Lui, lei, l’altro (declinato nel caso lei stupenda, lui idiota borioso cattivo, l’altro bello, modesto, dolce, sensibile.
  • Lei (ma un’altra lei) antipaticissima, lui (ma un altro, altro lui) odioso, finiscono insieme coronando un idillio monogamo finale in cui TUTTI sono accoppiati con qualcuno.
  • L’altro vive della compagnia di un gruppo di amici e amiche super fedeli (stile sex and the city) con cui però condivide solo serate al bar. I suoi streams of consiousness passano attraverso le considerazioni degli amici davanti a una birra.

Le scene già viste invece sono:

  • Matrimonio finale: si vedono inizialmente lui e l’altro, ma invece si sposano lei (ma l’altra lei) e lui (l’altro, altro lui).
    Non era come sembra!! Sorpresa!! (ma tranquilli, anche lei e l’altro si baciano)
  • Scena degli equivoci in un ristorante in cui casualmente si trovano tutti i protagonisti (la città è Londra).
  • Scena della festa a casa di ricchi in cui il povero fa una figuraccia dietro l’altra ma è così adorabile!!
  • Scena in cui lei e l’altro si rendono conto di essere innamorati. Del resto lui è un idiota borioso cattivo, lo sapevamo dall’inizio: non a caso lui è un broker della city.
  • Scena del matrimonio di lui e lei in cui l’altro irrompe, il padre di lei lo guarda male ma alla fine lui è sconfitto e lei e l’altro se ne vanno insieme (che carini!).

Vabbè, del resto l’ultima volta mi ero beccato il nuovo con Hugh Grant. Però ricordo che era stato diverso, come una festa di merda dove almeno conosci una persona.
Tutti i dizionari lo fanno. Al mio gli è presa proprio male e pare sia una caratteristica di tutti gli esemplari di questa edizione. Culone. La parola che viene fuori ogni volta che apro il mio dizionario è “culone”. Di solito si impara una parola nuova, che so, paralipomeni. Io (e tutti quelli che hanno un dizionario come il mio) ci siamo beccati culone. E purtroppo.
Mi portano una caramella, la tipica cosa gratis-non gratis. È alla frutta, ma chi saprebbe dire di che frutto si tratta? Io no e neanche facciaperplessa seduto accanto a me, che tra l’altro o è italiano o è cretino, perchè continua a guardarmi nello schermo. Inizierò a scrivere parolacce in inglese. Così, per sicurezza. No, non c’è internet nel treno però si, c’è il mio computer. Non avrei rinunciato per niente al mondo a fare il giovane con il suo portatile che scrive una relazione di motores termicos mentre viaggia (i ritimi della vita moderna dei giovani).

Barcellona

meno 212 (circa)

Barcelona!

Novembre 5, 2007

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