Beh si, giovane amico, direi di si.
Un riccioluto bonazzo sui 22 anni ritiene che questa sia la maniera migliore per dire che disturbo il suo campo visivo. Gli rispondo, semplicemente: no, pensa tu la novità! Mi giro. Lo dico sempre: non sono un tipo umorale e di solito collaboro con chi mi chiede un favore. Una cosa non sopporto: la scortesia.
Mi tocca la spalla: di nuovo!. Ho la mia birra, ho la mia partita, esco da un esame, ti giuro, riccioluto bonazzo, non ne ho voglia. Intendevo dire che se arrivi e ti metti davanti, poi chi sta dietro non ci vede. Avevo colto l’ironia, grazie, comunque sono andato avanti perchè qui ci sono i miei amici: vedi, sono tutti questi. Comunque se vuoi passa avanti. No, voglio stare qua. Mi giro, di nuovo, senza una parola. Lo sento protestare con la biondazza che ha di fianco. Lo vedrò di nuovo sfiorare la rissa con uno scalmanato da stadio. Non so dove nasce l’equivoco, credo affondi lunghissime radici nel passato, ma pare che per impressionare una ragazza molti giovanotti credano di dover essere arroganti, spavaldi, fastidiosamente sarcastici, aggressivi. Pazienza.
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Erasmus. Tipico!  (7)   l’Italiano

Nessuno, nessuno in assoluto ti dirà mai che gli italiani gli stanno antipatici. Molta gente aggiunge, per contrasto, che i francesi si, quelli sono insopportabili. C’è di più, quando scoprono di dove sei, quasi tutti ti raccontano quanto era simpatico il loro amico erasmus italiano dell’anno scorso.
Sin embargo (d’altro canto), appena sottopelle quasi tutti i miei coetanei europei hanno un’opinione pessima dell’Italia. A volte è solo un sarcasmo da ridolini (tedeschi), spesso è un sottile disprezzo (svizzeri), capita che sia un livore sordo e senza appello (francesi, ciao ciao cari).
Sono sempre stato disponibile a discutere del mio paese, dei suoi difetti e delle sue meraviglie, ma credo che l’erasmus mi abbia cambiato definitivamente. D’ora in poi giudicherò prima di tutto l’onestà dell’interlocutore: se questi si rivelerà un difensore a spada tratta del suo paese, uno che non riconosce i suoi difetti, non sarò mai più da meno.

Eh no, caro il mio Yves-Pierre-Jean-Jacques, dicendo che il rigore era il solito regalo arbitrale all’Italia hai decisamente esagerato. Ridicolo e infantile. Quel sorriso, caro mio, non te lo faccio passare più. Te lo giuro mon cher.

meno 15.

Noi siamo i giovani

Giugno 2, 2008

E non ce ne frega un cazzo se la panchina è completamente libera! Perchè noi siamo contro questo sistema che ci omologa e ci vuole tutti uguali! Siamo contro questo sistema che ci vuole ognuno al suo posto!

Il tempo odioso mi rende polemico. Spero si sia capito che la polemica non era VERAMENTE contro issistema. Chi non l’avesse capito è uno stronzo. In realtà non si trattava neanche di una polemica. Ecco, ora sono in polemica con la mia polemica. Credo sia il giovane che è in me che tenta di ribellarsi. In effetti mi sento irresistibilmente attratto dal pavimento. Potrei per lo meno mettere i piedi sulla scrivania. Questo se sulla scrivania ci fosse spazio, ma alla mia età è sconcio tenere la scrivania ordinata. Ah già, devo mettere i piedi SULLE cose che sono SULLA scrivania.

Eccomi qua, seduto a terra, con i piedi sulla scrivania. Non vedo un cazzo dello schermo, mi verrà la scoliosi e mi fa male l’osso sacro ma fanculo, fanculo al fottutissimo sistema!

Aiutatemi.

meno 32 (±1)

Lunar mood

Maggio 9, 2008

Per la serie “Schiavi di un album, ma forti di una certa consapevolezza del problema”, state lontanti da “Amar duele” di Falete aka Rafael Ojeda, sevillano trentenne, impressionante voce di flamenco e copla a proposito del quale già spesi poche, inadeguate parole. Solitamente non provo eccessiva stima per chi canta solo canzoni scritte da altri, ma infatti solitamente non vuol dire sempre. Per la serie “Avverbi: viaggio in una invenzione che ha cambiato la storia”.

Umore lunare, per la serie “cammino per il mondo aspettando che sia lunedì, dove vado lo so ma non ho voglia di ricordarlo”: è in giorni come questi (e solo in questi), che trovo sensato fare cose altrimenti impensabili. Esempio: 26 aprile, su Repubblica.it leggo la frase “Mercoledì 23 aprile, lo spin della campagna di Alemanno viene investito da un controspin”. Nonostante mi intenda di linguaggio politico, trovo che non significhi nulla, voglio comunicarlo all’autore dell’articolo, parlarne, riflettere insieme, cercare una mediazione. Gli scrivo. Non ottengo risposta. Detesto non ottenere risposta. Per la serie “giovani grafomani crescono: la storia dell’uomo che inonda il presidente della repubblica di riflessioni politiche”.

Venerdì 9 maggio. Sto dimenticando l’italiano, scrivo cuando e non mi accorgo dell’errore. Secondo il mio istinto il tempo volgeva al bello. Si è diretto invece verso il carino. I miei panni tremano, temerariamente esposti ai capricci del clima. Da un momento all’altro, una nuvola passeggera potrebbe lavare via l’odore di ammorbidente  e sprofondarli nella disperazione.

Rilettura completa numero 4 dell’intera collezione di appunti e dispense. Per la serie “Se non capisco imparerò a memoria, disse l’eroe un istante prima di ricordare che il metodo non ha mai funzionato”. Oddio, dimostrare che “T è simmetrica” rimarrà per sempre un mistero della fede, ma giuro di non aver mai recitato meglio. Che poi che è sta T?

Entonces siempre acuérdate
de lo que un día yo escribí
pensando en ti como ahora pienso.

Yeah man!

Maggio 5, 2008

Dice repubblica.it che “I tre arrestati sono tutti giovani di buona famiglia”. Non ho mai capito questa espressione, ma la presenza delle virgolette mi ha sempre rassicurato. Non trovarle mi fa pensare che “di buona famiglia” sia una locuzione definitivamente codificata. Non si specifica la professione di nessuno dei genitori, nè si accenna a frequentazioni politiche o religiose. Di buona famiglia! E tutti capiscono. Di buona famiglia! E ognuno sa che saprebbe riconoscerla per strada, una buona famiglia. Io guardo la gente con crescente sospetto.

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Spesso guardo la strada contando i simboli di civiltà allineati lungo i marciapiedi. Nella conta entrano le fermate degli autobus e le stazioni ferroviarie, la segnaletica stradale, gli ospedali, i parchi, i ponti, le scuole, le buche per le lettere. Sono un ingenuo della filosofia politica. Una volta che tutti abbiano accesso a questi manufatti e al meccanismo che rispettivamente rappresentano, davvero non vedo motivi di conflitto. D’altro canto non sono un perfetto idiota e da ogni corsa in autobus esco sopraffatto dalla varietà di sensibilità umane che osservo in 12 metri, mentre andiamo tutti insieme verso posti diversi.

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Il parco del Buen Retiro si sta facendo sessualmente minaccioso. Pollini trasportati con i sistemi più vari e ingegnosi, si riversano sulla mia scrivania a tonnellate e posso osservarli dalla finestra, indaffarati nella ricerca di terra fertile. Al tempo stesso trovo ridicola la personificazione di queste pallottole di lanuggine, che altro non sono che insensibili messaggere di codice genetico. A volte mi stupisco di come continui a raccontarmi le cose secondo le immagini e le suggestioni assorbite alle scuole elementari.
A 5 anni non riuscivo a dormire se non ero convinto che gli oggetti della mia stanza stessero comodi. Mi alzavo anche più di una volta per fare in modo che le penne non si dessero fastidio tra di loro. Non volevo nemmeno che due oggetti che supponevo amici stessero lontani, per non farli sentire soli nel buio della notte. Ho sempre dormito come un sasso, e tutta la mia stanza dormiva serena con me.

Primavera per davvero.

Aprile 25, 2008

Giornata perfetta di equilibrio termico tra interno e esterno. Potrebbero non esserci le pareti, non si muove un alito di vento e ci sono 25 gradi fissi sia dentro che fuori. Il Retiro manda odori di fertilità vegetale e la nostra aloe vera prende il sole col suo pipone al vento. In non più di una settimana si è dotata di un tronco centrale con centinaia di fiorellini che per ora restano chiusi. Oggi mi sembrava la giornata giusta per esibirli ma niente, e la decisione di schernirsi ancora deve avere un fondamento.

Arrivare a casa appiccicoso di sudore non può certo definirsi il mio aspetto preferito della bella stagione, tuttavia le prime volte ricorda che il peggio è passato e il tempo volge al bello. Oddio, finora a Madrid non ho mai usato l’ombrello e in effetti ho una sensazione del tipo “In che senso primavera? Già? Ma sicuri?”. Come se fosse stata una simulazione d’inverno piazzata a cavallo del 15 maggio.

A 5 anni avrei detto che l’estate era la mia stagione preferita e avrei allegato anche semplice e lineare spiegazione: perchè non c’è la scuola e si può andare in bici. Già all’epoca mi sembrava un pò naif ma era sincero. Mi spostai sulla primavera, della quale potevo sottolineare altre dolcezze, e in effetti la preferisco per quanto concerne il clima. Ma non ero sincero con me stesso. A 23 anni la bella stagione (in generale) è la mia stagione e pare sia appena iniziata.

I look right (and left)

Aprile 22, 2008

Non ci avevo mai pensato fino a quando non lo vidi. In effetti, se le auto circolano tenendo la sinistra, al pedone è fortemente consigliabile guardare a destra, prima di attraversare. Subito pensai che questo avrebbe potuto crearmi problemi una volta tornato a casa. Quando riprendi in mano un tuo vecchio cellulare non hai più quella familiarità (istanti di nostalgia) e l’aggeggio di solito sembra più grande di quello che era. Il fenomeno è irreversibile. E non avevo nessuna intenzione, in futuro, di trovarmi nel posto giusto al momento giusto guardando dalla parte sbagliata. Tra il primo attraversamento oltremanica e il secondo, decisi che da quel momento in poi avrei guardato sia a destra che a sinistra. Così, per sicurezza.

Anni dopo, a Pisa, dove bici-killer si aggirano per strade in cui la loro presenza, pur massiccia, è ignorata e non regolata, quella decisione mi è tornata utilissima. Anche nelle strade a senso unico (soprattutto in quelle) guardare da tutte e due le parti è obbligatorio.

No, non sono stato In UK, la foto (qui l’originale) è stata gentilmente rilasciata con licenza creative commons. In particolare, con la licenza Attribution. La licenza recita:

Tu sei libero: di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera;

di modificare quest’opera.

Alle seguenti condizioni: Devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ti ha dato l’opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l’opera.

Ogni volta che usi o distribuisci quest’opera, devi farlo secondo i termini di questa licenza, che va comunicata con chiarezza.

In ogni caso, puoi concordare col titolare dei diritti utilizzi di quest’opera non consentiti da questa licenza.

Questa licenza lascia impregiudicati i diritti morali.

Vado pazzo per le cose ragionevoli.

Liquefy dei The Servant. Capita che le canzoni che mi entrano in testa abbiano un testo così idiota da non meritare neanche di essere letto più di una volta. Ed eccomi ad inventare parole che non esistono Iupuch iurendeaun iuwinmiap I can feel you. Oh come mi piace questa canzone! Maldita sea!

Meno 70 precisi precisi (ora è ufficiale)

Marzo 31, 2008

apptivio.jpg

All’epoca imparai a scrivere direttamente in bella per evitare di ricopiare i temi. Ero arrivato al limite di operare tagli violentissimi in fase di stesura finale, proprio per non dover riscrivere cose che avevo appena scritto. Affronto con stoicismo la messa in bella di un problema di turbomaquinas termicas, accompagnandola con la visione di “Caro diario”. Alla sesta pagina avverto anche io uno strano prurito ma posso autodiagnosticarmi l’origine nervosa, non ci sono dubbi. Quando devo scrivere in bella mi agito, divento irritabile, premo troppo sul foglio, quello si arriccia, sudo in fronte e mi sento cretino. Decisione drammatica di cui pentirsi alla terza pagina: scrivere tutto in stampatello. Lo stampatello richiede un esercizio di attenzione ancora più complicato, per me gli spazi tra le lettere e quelli tra le parole avrebbero una lunghezza aleatoria e il tutto finisce col sembrare un gioco della settimana enigmistica tipo “trova l’esercizio nascosto in questo schema di lettere (non ci sono parole sulle diagonali)”.

Il mio nuovo coinquilino: dopo esserci liberati di Tom, che per chi non lo sapesse si è reso famoso per non capire niente di spagnolo dopo mesi a Madrid, nonchè per aver tirato il microonde dalla finestra la notte di capodanno, abbiamo imbarcato Vincent. Vincent: Vincent fa parte della nutrita schiera di ultraventenni europei che hanno un argomento di conversazione principale (e ineludibile): la capitale in cui hanno vissuto l’anno precedente e quella in cui vogliono trasferirsi l’anno successivo. Una delle due è sicuramente Londra, Dublino è al 35% di probabilità, Berlino è in crescita, Parigi c’è, ma di solito finisci ad ascoltare che la citta è bellissima ma i parigini insopportabili. Pare che Vincent abbia già deciso che esattamente fra un anno, Madrid non nasconderà più sorprese nè stimoli. Una città da buttare. Non capisco, ma non lo considero un problema.

Ora, colazione tardiva (la mia preferita) e ancora programmazione. Che non va ricopiata in bella.

meno 90 (circa)

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La Spagna non è un paese di doppiatori. Chiaro. Ci sono scene che piegano il carattere alla stessa maniera di un trauma infantile. Io ho preso E.T. intramuscolo, specialmente durante le convalescenze della mia infanzia. Quando ho la febbre mi ossessiono con qualcosa. A Natale è stata l’ambientazione da rivoluzione industriale di una pessima versione cinematografica di Oliver Twist, a Pasqua i funghi (notata la corrispondenza feste-febbre? Già). Non c’è da stupirsi, quindi, se E.T. è entrato nel mio immaginario per restarci, è una delle suggestioni che ormai inconsciamente si accavallano quando interpreto qualcosa. Ora però sono un pò confuso; dunque, la mia scena preferita (oltre al volo in BMX, sogno al limite dell’erotico quando avevo pochi anni) è quella della partenza di E.T.. Vedendo il film in versione originale mi sono reso conto per la prima volta che la voce di E.T. non è quella a cui sono abituato io (e l’acqua può anche essere calda!). Lo shock, lo stordimento, sono conseguenza delle prime lacrime versate sul film, arrivate alla veneranda età di 23 anni e che solo la versione originale è riuscita ad innescare: “I’ll be right here” è diverso rispetto a “Io sarò sempre qui”.

Sarà l’acqua che è passata sotto ai miei ponti in questi anni, la gente andata e la gente venuta, sarà l’emozione di sentire la vera voce di E.T. ma tant’è, insegnamento numero zero dell’erasmus è che la versione originale di un film vale tra le 1,5 e le 100 volte più di una qualsiasi versione doppiata, e attenti alle cataratte.

P.S. Téléphone maison? Ma per cortesia, dai! Ridicoli!

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Pasqua, è tempo di partire. Aprile, è tempo di votare (mi porto avanti). Riformulazione di Pasqua: Pasqua, è tempo di parlare di politica. Diciamocelo, il bipartitismo mi lascia un pò perplesso, di più, mi preoccupa. Spagna: in due ore tutti i voti sono contati e i seggi assegnati, quindi niente notte di passione elettorale, festeggiamenti a orario decente e poi tutti a dormire che domani si lavora. PP e PSOE crescono entrambi e occupano da soli il 92% dei seggi, Izquierda Unida (molto ma molto simile a La sinistra, L’arcobaleno) perde 3 deputati e il diritto a formare un gruppo autonomo. Dimissioni del segretario, compañeros riflettiamo e che to ‘o dico a fà.

Mi inquietano i toni delle campagne elettorali dei paesi occidentali, mi lascia incredulo la mancanza di contenuti. Se per una settimana si può parlare di quanto ha speso un ministro per ristrutturare l’appartamento del ministero mi pare che qualcosa non vada. Soprattutto, mi pare che la tendenza al bipartitismo vada di pari passo con la rassegnazione generale all’inaridimento del dibattito politico. Con la schematizzazione e la semplificazione delle strade che una società come la nostra può prendere. Mi capita troppo spesso di pensare: ma di che diavolo stiamo parlando? Succede in Spagna: i parlamentari il cui voto è blindato per l’intera legislatura è salito al 92%; nonostante questo, il compito del governo sarà più difficile. PP e PSOE sono due blocchi che si vantano di aver superato le ideologie del ‘900, il loro approdo però è una contrapposizione senza respiro, una guerra di trincea che inizia col conteggio della notte (sera) elettorale e finisce quattro anni dopo, con le nuove elezioni. Se i partiti grandi fagocitano i piccoli e il dibattito politico scompare, il limite a cui si tende è l’alternanza imbarbarita delle lottizzazioni. Aprile, è tempo di votare. Intanto ho prenotato l’aereo. Stasera sono a Madrid.

E che vuoi fare?

Febbraio 27, 2008

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Mi spiegava un pò di tempo fa una persona che, tra le altre cose, sa anche di questo: un bagno, una cucina, possono sembrare pulite, ma per smascherare una pulizia di facciata basta solo sapere dove guardare. A casa mia si puliscono la cucina e i bagni tutti i giorni, ma ognuno di noi saprebbe dove guardare.

Se dalla cappa della cucina cade una goccia di qualcosa, cosa fai? Se il qualcosa in questione è precipitato già altre volte sibilando a pochi centimetri dalla tua padella, ma stavolta ha fatto centro, dimmi: cosa fai? Se le altre volte, a un’analisi a caldo, il qualcosa in questione ha dato prove convincenti di essere olio d’oliva, lasciando però la stessa sensazione che lascia un prestigiatore che fa scomparire la Tour Eiffel, che fai? Se nella padella sfrigola il più bel misto di verdure che ti sia capitato di mettere insieme, cosa fai? Il colore è perfetto (il rosso vivo di un peperone con l’aria di chi la sa lunga, il bianco traslucido di una cipolla ben tagliata, il verde poco vistoso dei pisellini primavera e il verde, amico di sempre del giallo chiarissimo di una zucchina del giusto diametro, l’arancio principio di tramonto di una quindicina di indifese carote baby). Il profumo è perfetto (si sente odore di peperone, vuol dire che la cipolla non sta facendo la prepotente e il sale è giusto). Se per giunta il tempo che rimane per la cottura è perfettamente sincronizzato con quello della cottura del riso, e l’intero team si appresta a scontrarsi con una fame che sta finendo di montare dall’istinto di nutrizione alla furia omicida: Che fai?

La mia mania per lo sminuzzamento delle verdure sta facendo passi da gigante. Mi ritrovo a passare in rassegna, severo come un sergente istruttore, i tocchetti di peperone a pianta quadrata di 0,8×0,8 (mm) che ho creato. Alcuni sono triangolari, è inevitabile (ma maledetti lo stesso). Il tutto mi ricorda gli elementi finiti, e la cosa, dopo avermi compiaciuto per frazioni di secondo, mi appare a metà strada tra il triste e l’elitario.

Domani dal fruttivendolo. Se i peperoni rossi non sono quelli dell’altra volta mi incazzo e stavolta, cicci, stavolta non ci provare nemmeno con il vecchio trucco del “mi sono sbagliata di prezzo” perchè a me non mi freghi. Il pronome è ripetuto, ma a volte uno se lo può concedere. Direbbe qualcuno “si ma noooooooo”, con aria alquanto seccata, per giunta.