Ti sei mai accorto di essere alto?
Giugno 18, 2008

Beh si, giovane amico, direi di si.
Un riccioluto bonazzo sui 22 anni ritiene che questa sia la maniera migliore per dire che disturbo il suo campo visivo. Gli rispondo, semplicemente: no, pensa tu la novità! Mi giro. Lo dico sempre: non sono un tipo umorale e di solito collaboro con chi mi chiede un favore. Una cosa non sopporto: la scortesia.
Mi tocca la spalla: di nuovo!. Ho la mia birra, ho la mia partita, esco da un esame, ti giuro, riccioluto bonazzo, non ne ho voglia. Intendevo dire che se arrivi e ti metti davanti, poi chi sta dietro non ci vede. Avevo colto l’ironia, grazie, comunque sono andato avanti perchè qui ci sono i miei amici: vedi, sono tutti questi. Comunque se vuoi passa avanti. No, voglio stare qua. Mi giro, di nuovo, senza una parola. Lo sento protestare con la biondazza che ha di fianco. Lo vedrò di nuovo sfiorare la rissa con uno scalmanato da stadio. Non so dove nasce l’equivoco, credo affondi lunghissime radici nel passato, ma pare che per impressionare una ragazza molti giovanotti credano di dover essere arroganti, spavaldi, fastidiosamente sarcastici, aggressivi. Pazienza.
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Erasmus. Tipico! (7) l’Italiano
Nessuno, nessuno in assoluto ti dirà mai che gli italiani gli stanno antipatici. Molta gente aggiunge, per contrasto, che i francesi si, quelli sono insopportabili. C’è di più, quando scoprono di dove sei, quasi tutti ti raccontano quanto era simpatico il loro amico erasmus italiano dell’anno scorso.
Sin embargo (d’altro canto), appena sottopelle quasi tutti i miei coetanei europei hanno un’opinione pessima dell’Italia. A volte è solo un sarcasmo da ridolini (tedeschi), spesso è un sottile disprezzo (svizzeri), capita che sia un livore sordo e senza appello (francesi, ciao ciao cari).
Sono sempre stato disponibile a discutere del mio paese, dei suoi difetti e delle sue meraviglie, ma credo che l’erasmus mi abbia cambiato definitivamente. D’ora in poi giudicherò prima di tutto l’onestà dell’interlocutore: se questi si rivelerà un difensore a spada tratta del suo paese, uno che non riconosce i suoi difetti, non sarò mai più da meno.
Eh no, caro il mio Yves-Pierre-Jean-Jacques, dicendo che il rigore era il solito regalo arbitrale all’Italia hai decisamente esagerato. Ridicolo e infantile. Quel sorriso, caro mio, non te lo faccio passare più. Te lo giuro mon cher.
meno 15.
Ero un anziano fino a pochi minuti fa
Febbraio 13, 2008

“Ese hogar en Madrid” (4)
Otra vez me toca limpiar. Somos muy limpios o demasiado limpios? No quiero que mis mano huelan a lejia! Joder.
Hilary se va a Sevilla en AVE, que suerte! Yo tambien quiero coger un AVE! Mañana se abre a la venta el AVE a Barcelona. Es una tentaciòn, vamos a ver que pasa. Con John hemos empezado una serie de 25 documentales sobre la segunda guerra mundial (si, veinticinco). La batalla de Okinawa fue interesante, John se perdiò un 20% durmiendo, pero creo que lo importante lo cogiò. Javi graba. Javi siempre graba. Bueno. Me toca. Primero los baños.
meno 136 (circa)
2013: richiamo antitetanica
Dicembre 19, 2007

E’ una cosa tipica del personaggio. Non riesco a ricordarmi qual è il giorno della practica de motores termicos e credo che la rappresentante cominci a pensare che io sia idiota o piacione. Glielo chiedo ogni 3 giorni per sicurezza. Invece il richiamo dell’antitetanica, quello lo so. E’ per il 2013. Mi è sempre capitato di avere difetti di memoria, le situazioni che mi sono familiari sono: salutami tuo padre (contaci), ricordati di portarlo (mo vediamo), come sono arrivato in cucina? (e chi lo sa?), una volta ci sono stato (si lo so, eravamo insieme). L’antitetanica fu uno scatto di orgoglio e insieme un esperimento (si, un’attiliata) del tipo: vediamo se nel 2013 riuscirò a ricordarmi del richiamo! E ora, ogni volta che qualcosa non mi viene in mente, ecco presentarsi siringa e cotone idrofilo. Si, lo so, antitetanica 2013. Ma quand’è la practica de motores termicos?
“Ese hogar en Madrid” (3)
Alguien se ha dado cuenta de que hay un jamon entero en la cocina? Y que pasa con el grifo? Vamos a arreglarlo o no? Que solo me queda un calzoncillo y ya està, Y a mi me gusta cambiarme los calzoncillos cada dia!
Los del piso vamos a abrir una pagina de cultura en un periodico online. Se va a llamar “De aquella manera”, ya tenemos una direcciòn de correo electronico y la cabecera. Creo que esto va a arrancar pronto, estamos todos excitados y creo que va a salir algo interesante. Si alguien quiere participar con algo (foto, relatos, poemas, pintura, videos o lo que querais), seguro que le vamos a encontrar un sitio. Ya os darè otras informaciones.
“Erasmus. Tipico!” (5) il tedesco (un altro tedesco)
(con una bottiglia di Mahou del cinese in mano) – la birra spagnola fa schifo, quella tedesca è molto più buona – senti gioia, vogliamo parlare delle varie Werferwalder e Burgerweiser da Carrefour? Appunto.
Già da un pò è tempo di bilanci. Non tutti capiscono. Forse sono io che non mi spiego bene.
meno 207 (circa)
Piangere in autobus
Dicembre 6, 2007

Ci si può commuovere per i trasporti pubblici? Come dice un mio professore di qui, da come è posta la domanda si deduce che SI. Da Plaza de Cibeles partono tutti gli autobus notturni. Arrivano flottiglie di gente da tutte le parti: dalla Castellana, da Paseo del Prado ma soprattutto scendendo da Alcalà e Gran Via. C’è una bella atmosfera, alcuni (molti) non si reggono in piedi, altri continuano a fare casino, altri semplicemente vanno o tornano dal lavoro. Non si distingue Plaza de Cibeles di notte da Plaza de Cibeles di giorno ma probabilmente di notte c’è più gente.
Diciamocelo. I trasporti pubblici sono forse l’unica cosa del mondo che funziona come secondo me dovrebbe. L’unica zona di mio gradimento nel campo di bataglia tra socialdemocrazia all’europea e neoliberismo. Un posto in cui mi sento tranquillo, i giovani si alzano per far sedere gli anziani, dove tutto è organizzato e tutto, nell’organizzazione, risponde ai criteri con cui il mio cervello organizza. So, ma faccio finta di non sapere, che questo succede solo perchè alle nostre latitudini spinte sociali e di sostenibilità coincidono al momento con criteri di economicità e ritorno politico. Come dire: quando un esercizio torna anche se hai sbagliato il procedimento. Che culo!
Il mio autobus notturno è l’N9. Mi porta dritto sotto casa. Lo adoro.
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“Erasmus. Tipico!” (4) Lo svizzero (che non è tecnicamente un Erasmus, ma è uno di noi)
In Svizzera le ferrovie annunciano ritardi di 4 minuti e chiedono anche scusa.
Si, lo sappiamo. Lo svizzero è stato molto paziente. Alle domande idiote sul suo paese risponde spesso con una battuta. Dice “si, e in Svizzera ci sono anche l’elettricità e le automobili”. Negli occhi gli riconosco l’espressione di chi soddisfa sempre le stesse curiosità. Un pò come quella gente molto alta a cui chiedono sempre che aria tira lassù. Un pò così, ecco.
Gli è già toccato entrare in argomenti come: cioccolato svizzero, orologi svizzeri, gli svizzeri non hanno l’euro, gli svizzeri non hanno l’esercito (falso), in svizzera la droga è legale (parzialmente vero), gli svizzeri sono noiosi (qui un pò la prende male), gli svizzeri stanno solo in svizzera (rimane spiazzato, ci penserà a casa credo). Sulle ferrovie però, lo svizzero risponde orgoglioso. Finalmente una domanda a cui gli piace rispondere, finalmente qualcosa che gli sembra notevole del suo paese.
Abbiamo qualcosa in comune, io e lo svizzero. E chi se l’aspettava?
Una casa per avanzi di post
Novembre 28, 2007

Ovvero quei pensieri che la mia ossessione per il post cheabbiaunfilologico normalmente non mi permette di lasciare sparsi in giro. Da cui la metafora con la bacheca (ok, prometto che non spiegherò più l’header del post).
“Erasmus. Tipico!” (3) il belga
qui in Spagna è tutto carissimo! Si paga 3.50 per entrare in piscina IN BELGIO 1,50 – In Belgio? in TUTTO il Belgio?
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Pare che la parola “Jeans” non sia accettata dall’accademia della lingua spagnola. In generale non gli piacciono le parole straniere (pensavo fosse una fissazione prettamente francese), però a volte non capisco. La parola “jeans” viene da Genova, città indissolubilmente legata alla diffusione del denim fin dal XVI (!) secolo, cioè fin dalla nascita di questo tessuto. Vaquero invece deriva dal fatto che in tempi molto più recenti i pantaloni di jeans sono stati associati a chi accudisce una grande mandria di bovini. Si tratta evidentemente di un’interpretazione riduttiva. Mi sono fatto l’idea che in Spagna questo abbia a che fare con la dittatura franchista e con qualche geniale idea di autarchia linguistica (do you remembre Stanlio e Ollio aka Laurel & Hardy?). A ognuno la sua.
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Non sopporto (siamo all’invettiva) gli automobilisti che la mattina intasano Madrid. Se prendessero il santissimo autobus andremmo tutti più veloce, consumando di meno e arrivando più felici e meno intossicati. E invece no! Tutti in fila uno dietro l’altro, anche se questa è una città in cui è davvero impossibile non avere, per il proprio tragitto casa-lavoro o casa-scuola, un mezzo di trasporto (o combinazione di) che sia perfetto. Ma perfetto proprio. Mah.
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Metodos matematicos è arrivato a metà. Cambiamo professore. Niente più metodo degli elementi finiti, in arrivo variabili aleatorie e processi stocastici (grandissimi processi stocastici!). E’ incredibile come una voce un minimo ridicola possa decidere (in negativo, assolutamente in negativo) l’autorità di un professore nei confronti della sua classe. Sono un pò dispiaciuto.
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Esiste un’aula universitaria in cui proporre un’idea originale per di più apprezzata dal professore non passi per esibizionismo/spocchia/leccaculismo/vanagloria/arrivismo/siabbiamocapitocheseibravo? Si, esiste in mezz’ore distribuite in maniera totalmente casuale sugli atenei di tutta Europa. Oggi ho passeggiato con una mia idea felice in una di queste mezz’ore. Una bella sensazione.
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Compare o non comprare l’abbonamento ai trasporti pubblici per dicembre? Data la mia assenza per 1/3 esatto del mese e dato il costo del carnet da 10 corse, la spesa rimane giustificata? Nel calcolare la soluzione ho riscoperto il piacere delle divisioni e moltiplicazioni fatte a mano, facendo tra l’altro uno sforzo notevole per ricordare come si fanno quelle con la virgola. 10 secondi di vergogna (un’espressione efficacissima, direttamente dal passato). La conclusione che scrivo sul foglio senza farci troppo caso è: punto ai 5 carnet da 10 (risparmio di 6 euro); mi accontento, scornato, di arrivare a 6 (risparmio ridicolo); mi incazzo notevolmente arrivando a 7 (perdita non eccessiva ma pur sempre perdita!). Credo che comprerò l’abbonamento ai trasporti pubblici per dicembre. Chi ha voglia di passare le feste scornato o notevolmente incazzato? io no!
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“Madrid, le strade si illuminano di festa con 9 milioni di lampadine”. Chi mi conosce continui per conto suo la polemica, gli altri riflettano per conto loro.
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Cominciano ad apparire strane combinazioni di parole utilizzate nei motori di ricerca per arrivare a questo blog. Oggi c’ho “ipnotizzata da Giucas Casella” e “cosa posso comprare a Madrid”.
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Ok ne ho abbastanza anche io. Buonanotte.
meno 230 (circa)
Piove!
Novembre 20, 2007

E mi immagino tutta la Spagna a mettere acqua nelle vasche da bagno, nelle bacinelle, nelle bottiglie, nei bicchieri persino. Per fare i pomodori d’inverno ci vogliono le serre. Ok. Però l’acqua ti serve lo stesso, ed è la prima volta che piove in 2 mesi! Mah, mi diranno. Beh, oggi non è successo molto altro.
“Erasmus. Tipico!” (2) Il Francese
Scuote la testa durante quasi tutta la lezione di metodos matematicos de especialidad. Un pò come se non capisse, un pò con disapprovazione. A un certo punto il professore infila una tripletta: Hermite! Laplace! Fourier! Su Fourier il francese alza la testa di scatto, inizia ad annuire in maniera scomposta e si trattiene a stento sulla sedia. Si vede che nella sua testa suona la marsigliese, anzi, non vorrei suggestionarmi ma la sta mormorando a bassa voce.
Allons enfants de la Patrie,
Le jour de gloire est arrivé !
Contre nous de la tyrannie,
L’étendard sanglant est levé
Prima di poter attaccare con “ Entendez-vous dans les campagnes” viene freddato con una matrice Jacobiana, si rifa tutto serio, gli viene in mente di essere in erasmus, lontano da casa. Quasi mi dispiace per lui, ripenso anche agli ultimi mondiali, è un brutto periodo per essere nazionalisti da quelle parti. Il professore scaglia a sorpresa il colpo di grazia: delta di Kroneckeeeeer! Sto per abbracciarlo, trema vistosamente, ma per fortuna suona la campanella (si, abbiamo la campanella). Come un sensitivo alla fine di una seduta spiritca, il francese si accascia sul banco, mostro derelitto creato da un paese in cui si pretende di aver inventato tutto o almeno le cose più importanti.
N.d.A. A parte il mormorare a bassa voce la marsigliese, si tratta di fatti realmente accaduti.
Il 27 articolato
Novembre 14, 2007

Oggi qui a Madrid è stato il giorno della prima spintarella. Un vento deciso ha tirato giù una nutrita ondata di foglie che già erano pronte a cadere. Per i fotografi (e per i semplici possessori di macchina fotografica come me) il paesaggio passa da Autunno 1 ad Autunno 2. Gli alberi più impazienti si sono messi l’anima in pace, hanno approfittato del giorno della prima spintarella per spogliarsi di tutto. Tra loro e i sempreverdi ci sono quelli che resistono con tutte o parte delle foglie ancora attaccate, e al Retiro c’è un numero inquietante di obiettivi in giro. Il sottoscritto si è dimenticato alcune impostazioni sbagliate e le foto frutto di una passeggiata di un’oretta sono semplicemente inutilizzabili. Quindi vi beccate il 27 articolato, direttamente dalla mostra per i 60 anni dell’azienda di trasporti.
Autunno: è tempo di rubriche. Il vulcanico gestore di questo blog ne ha inventata un’altra. Si chiamerà “Erasmus. Tipico!” e raccoglierà brevi situazioni di tutti i giorni in cui uno studente erasmus si rende protagonista di una caricatura di sè stesso e decide di incarnare in pieno gli stereotipi sul paese da cui proviene.
“Erasmus. Tipico!” (1) Il Tedesco
La scena sono le scale di un palazzo in centro, sto aspettando con un tedesco di essere ricevuto da una tipa che affitta una stanza. Sono le 19:15 e entrambi avevamo appuntamento alle 19:00. La padrona di casa ci ha chiesto scusa perchè gli appuntamenti delle 18:30 si sono prolungati. Il tedesco è visibilmente agitato, alla fine non ne può più e afferma “En Alemania (incipit del 45% delle frasi di un aleman in erasmus) si das un apuntamiento a la 19:00 a la 18:55 la buerta ya esta abierta”. Inoltre telefona a un connazionale e racconta tutto con toni concitati e risate sarcastiche. E qui la domanda: sono più stereotipo io che del ritardo manco me ne accorgo o lui che si sovraccarica le coronarie per un quarto d’ora?