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Luglio 2, 2008

Stasera cena di despedida al mitologico Museo del Jamon (museo del prosciutto), tipico primo contatto con una madrileñità autentica. Interverranno Maurizio e i miei coinquilini, anche perchè sono già partiti tutti tranne noi.
Javi ha preso a girare con un bloc notes e mi tempesta di domande dell’ultimo minuto. Per colpa di alcuni episodi sono diventato una specie di santone per il mio dirimpettaio. In alcuni campi, come la tecnologia, sono per Javi un riferimento assoluto. Esempi:

  • Che marca di cd mi consigli?
  • Quanti Gb di RAM deve avere un pc per funzionare bene?
  • Che ingredienti c’erano, precisamente, in quella insalata che hai fatto a novembre?
  • Che formaggio metto nell’uovo con sugo di pomodoro e formaggio?
  • Qual’è la miglior compagnia low cost europea?
  • Mi lasci la salsa all’aceto balsamico? (si, Javi, te l’ho promesso mille volte!) Appunta: salsa vinagre.

Ho consegnato l’ultima relazione (più che altro gliel’ho tirata addosso, ho chiuso la porta e sono scappato).
Ho iniziato la valigia, stavolta vueling mi concia per le feste.
Ho buttato con molta fatica le quantità di carta che come al solito avevo patologicamente accumulato. Volantini, depliant, opuscoli, flyer, riviste, quotidiani, come si fa a separarsi da queste cose? Sono turbato.
Ho mangiato a ritmi da fois gras e sempre a casa, seguendo un istinto di accumulazione sotto forma di grasso che davvero non mi spiego. Vado a Pisa, non sulle Ande!
Ho ottenuto il biglietto del mio aereo, accidentalmente cancellato al tempo della prenotazione e faticosamente estorto alla compagnia aerea. Per tre giorni ho temuto di non aver prenotato affatto. Voglio ringraziare personalmente Jennifer di Vueling per la cortesia e per non avermi riso in faccia e Maurizio per avermi ricordato che sono un cretino. Ormai sono a livelli di consapevolezza molto alti.
Ho fatto un giro solitario in calle Fuencarral, in Gran Via, a Sol, ho preso tra ieri e oggi il 10, il 14, il 147, il 27, il 45, l’1 e le linee di metro 1, 10 e 3. Non sarà mai abbastanza lunga e forte la cerimonia di addio alla mia custodia dell’abbonamento. Comprata da un chino dopo mesi di ricerche e invidia verso le vecchiette custodia-munite, non esce mai dalla mia tasca sinistra, neanche quando sono fuori città. Di notte mi sveglio, tocco il pigiama e dico -dov’è il mio abbonamento?-. Per le prime settimane credo che farò finta che serva per slegare la bici, spero mi aiuti.
Ho visitato un sito che spiega come vincere la paura dell’aereo. Ne sono uscito terrorizzato.
Ho scritto il post per domani. Previdente.

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Probabilmente è il vero avvenimento simbolico della fine dell’erasmus. Con la scadenza dell’abbonamento dei trasporti di giugno tornerò ad essere un volgare viaggiatore con biglietto da 10 corse. In realtà è in fase di studio l’acquisto di un abbonamento turistico 3 dìas, che la commissione 20eurotregiorni considera irrinunciabile per le ultime frenetiche giornate.

Altri obiettivi delle ultime 72 ore:

  • Ottenere il più alto numero di documenti dalla Universidad Politecnica de Madrid. Quando si parla di scartoffie, è noto a tutti, meglio in più che in meno.
  • Finire (e iniziare) le valigie più studiate della mia vita. Molti oggetti ancora non sanno se vedranno l’Italia. Esempi: spada laser che trovai una notte per strada, dispense mastodontiche di maquinas hidraulicas, quantità decisamente esagerata di asciugamani che ho portato con me. Poggi, mi sa che ti lascio le lenzuola.
  • Sterminare l’enorme quantità di cibo che ho inspiegabilmente accumulato. Javi già si lecca i baffi pensando al parmigiano, ai biscotti e allo scatolame vario.
  • Vedere i posti che mi mancano, tra cui il museo della ferrovia (Maurì ma che dobbiamo fare?) (Maurì ma ti vuoi svegliare prima delle 3 per una volta?)(Maurììììììììììììììììì). Niente.
  • Cercare di evitare l’uscita in bar- karaoke che Juan sta organizzando come serata finale del nostro anno insieme. Juan, cantare piace a te, non a me! Tentare di sostituirla con una serata Playstation con la Playstation che Antonio ha appena portato a casa. Tentare di far dimenticare a Juan che fra i giochi di Antonio c’è il karaoke. Difficilissimo. Passare a negoziare un repertorio internazionale e condiviso.

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Y ahora que?

Giugno 25, 2008

Questo blog chiuderà come è noto, il 4 di luglio. La novità è che scomparirà completamente. Ho osservato che uno che odia i blog in cui l’ultimo post è di mesi fa, non può semplicemente abbandonare a sè stesso il proprio. Sarebbe veramente da stronzo. Beh, tranne nel caso in cui l’uno in questione fosse l’unico odiatore di blog sospesi per aria del mondo. In quel caso gli basterebbe ignorare per sempre il suo blog-trenosubinariomorto. Ammesso di riuscirci. Amico cancellalo! E poi non sei solo, anche io li odio, i maledetti blog lasciati a sè stessi!

Detto ciò.

Esco dall’ennesima giornata passata interamente davanti al computer e sono piuttosto stanco. Inoltre sono turbato all’insensibilità della macchina, dalle volte in cui è riuscita a respingere gli sforzi sinceri che ho dedicato al mio problema. Piangerò, quando tutto ciò sarà finito. Verserò lacrime di fronte a “Optimal solution”, che brilla nelle dispense e nel manuale ma non vuole saperne di venir fuori sullo schermo. Prima o poi ti avrò, soluzione ottima, e sarai veramente ottima. Cos’è una soluzione ottima che non è veramente ottima? Immagini, il curioso lettore, di interrogare il proprio computer sul mezzo di trasporto migliore per raggiungere, diciamo, New York. Immagini, a continuazione, di veder apparire l’immagine di un pezzo d’artiglieria da 150mm. La soluzione proposta presenta un problema gravissimo. Non si tratta, come a prima vista può sembrare, del comfort di viaggio. No. Il curioso lettore è invitato a riflettere sulle effettive possibilità di prendere posto nell’abitacolo! 150 mm, curioso lettore, centocinquanta millimetri! Facciamo tutti insieme i complimenti, al curioso lettore, questa è la sua prima soluzione ottima che non è veramente ottima.

A proposito di artiglieria. Fra qualche giorno inizia Rock in Rio, festivalazzo musicale alle porte di Madrid, che per il prezzo oltremodo proibitivo non è stato mai neanche preso in considerazione. Leggo oggi del presunto eclettismo della cerimonia di apertura. Seguitemi.
1) Tre minuti di silenzio per un mondo migliore (!)
2) Imagine di John Lennon su tutti i palchi
3) Esibizione della pattuglia acrobatica dell’esercito dell’aria.
Che le cose sono 2: o parliamo di due John Lennon diversi, o l’esercito dell’aria è una pattuglia di fricchettoni giocolieri. La terza ipotesi, il nonsense sacrilego e imbecille di un eclettismo che è invece morte intelletuale, non voglio neanche prenderla in considerazione.

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Raphael

Giugno 20, 2008

Il signore in questione è l’unico cantante insignito di un Disco d’Uranio, inventato per un suo LP dell’82 che vendette oltre 50 milioni di dischi. E’ il tipico esempio dell’impermeabilità reciproca tra la cultura italiana e quella iberoamericana. Così, in Spagna nessuno si scompone se nomini Battisti o De Andrè, mentre si versano lacrime per Laura Pausini. Così, noi ci becchiamo Jarabe de Palo, mentre i maggiori interpreti della canzone in lingua spagnola sono dei signori nessuno dalle nostre parti.

Ormai mi sono abituato a stare in mezzo a dei veri professionisti con il mio Photopass usurpato e la mia macchina fotografica tascabile. Bisogna dire che tutto sommato mi guardano con affetto, credo si rivedano nella mia goffaggine. Di un centinaio di scatti salvo 2 o 3. Il migliore è qui.

Il concerto è di un’intensità commovente. Raphael canta accompagnato solo da uno strepitoso pianista e ripercorre la sua carriera a partire dagli anni ‘60. Gioca con una voce versatile e intensa, che non ha perso un briciolo dello smalto di un tempo. Anzi. La maturità artistica è palese e l’intesa con il pianista perfetta. Alcune delle canzoni sono ormai tra le mie preferite (Que sabe nadie, Yo soy aquel, Cuando tu no estas, En carne viva) e praticamente si applaude in piedi alla fine di ogni canzone.

Una cosa mi spaventa dei concerti come questo: l’effetto imprinting. E’ inevitabile innamorarsi di una canzone nella prima versione che si ascolta e a volte i riarrangiamenti sono troppo spinti e diventano fastidiosi. Raphael ha saputo fermarsi al punto giusto e si ha semplicemente l’impressione di vedere una canzone emozionante da un nuovo punto di vista. La tua canzone è sempre la tua canzone.

Due scale mobili verso giù e siamo già in metro. Tra Estrecho e Tetuan mi perdo in una fantasia su un mondo post-atomico in cui continuiamo a fare la stessa vita di sempre, solo che la facciamo sottoterra. Anche per un maniaco del metro, questo sarebbe troppo. In ogni caso Juan costringe mezzo vagone a cantare “Como yo te amo”, quindi si dissolvono le idee sui sistemi di ventilazione di cui avremmo bisogno e in un niente siamo già a Tribunal. Gran Via, Sol, Tirso de Molona, Anton Martin, Atocha, Atocha Renfe, Menendez Pelayo. El tramo de la muerte e casa.

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Beh si, giovane amico, direi di si.
Un riccioluto bonazzo sui 22 anni ritiene che questa sia la maniera migliore per dire che disturbo il suo campo visivo. Gli rispondo, semplicemente: no, pensa tu la novità! Mi giro. Lo dico sempre: non sono un tipo umorale e di solito collaboro con chi mi chiede un favore. Una cosa non sopporto: la scortesia.
Mi tocca la spalla: di nuovo!. Ho la mia birra, ho la mia partita, esco da un esame, ti giuro, riccioluto bonazzo, non ne ho voglia. Intendevo dire che se arrivi e ti metti davanti, poi chi sta dietro non ci vede. Avevo colto l’ironia, grazie, comunque sono andato avanti perchè qui ci sono i miei amici: vedi, sono tutti questi. Comunque se vuoi passa avanti. No, voglio stare qua. Mi giro, di nuovo, senza una parola. Lo sento protestare con la biondazza che ha di fianco. Lo vedrò di nuovo sfiorare la rissa con uno scalmanato da stadio. Non so dove nasce l’equivoco, credo affondi lunghissime radici nel passato, ma pare che per impressionare una ragazza molti giovanotti credano di dover essere arroganti, spavaldi, fastidiosamente sarcastici, aggressivi. Pazienza.
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Erasmus. Tipico!  (7)   l’Italiano

Nessuno, nessuno in assoluto ti dirà mai che gli italiani gli stanno antipatici. Molta gente aggiunge, per contrasto, che i francesi si, quelli sono insopportabili. C’è di più, quando scoprono di dove sei, quasi tutti ti raccontano quanto era simpatico il loro amico erasmus italiano dell’anno scorso.
Sin embargo (d’altro canto), appena sottopelle quasi tutti i miei coetanei europei hanno un’opinione pessima dell’Italia. A volte è solo un sarcasmo da ridolini (tedeschi), spesso è un sottile disprezzo (svizzeri), capita che sia un livore sordo e senza appello (francesi, ciao ciao cari).
Sono sempre stato disponibile a discutere del mio paese, dei suoi difetti e delle sue meraviglie, ma credo che l’erasmus mi abbia cambiato definitivamente. D’ora in poi giudicherò prima di tutto l’onestà dell’interlocutore: se questi si rivelerà un difensore a spada tratta del suo paese, uno che non riconosce i suoi difetti, non sarò mai più da meno.

Eh no, caro il mio Yves-Pierre-Jean-Jacques, dicendo che il rigore era il solito regalo arbitrale all’Italia hai decisamente esagerato. Ridicolo e infantile. Quel sorriso, caro mio, non te lo faccio passare più. Te lo giuro mon cher.

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meno 27

Giugno 5, 2008

Mostrare la propria stanza a qualcuno che potrebbe abitarla entro breve non è particolarmente piacevole, direi che è tra il destabilizzante e il surreale. Ok, sono di passaggio, ma così è un pò troppo di passaggio. Pare che un peruviano con l’aria da santone new age accenderà i suoi incensi nel posto in cui dormo da 9 mesi. Le sue tuniche di lino occuperanno il mio enorme armadio a muro (“il più grande di Madrid”, recita la brochure della casa) e probabilmente cambierà orientazione al letto perchè gli sporca i chakra o qualcosa del genere. Vabbè, del resto prima di me una coppia di muscolosi ragazzotti si è amata in questa stanza di un amore che, raccontano, aveva dell’ottocentesco. Il materasso è cambiato e Alberto e Jesus (già…) ora abitano insieme, modalità due cuori e una capanna, in un appartamento su una remota fermata della linea 11.

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Quando l’ho scoperto non sapevo se prendere la cosa sul serio.
Dunque.
Raphael è un cantante di quelli che piacciono qui a casa mia. Immaginate per un momento (so che è forte) un figlio di Fausto Leali e Ornella Vanoni che abbia ascoltato, crescendo, la musica di Massimo Ranieri e dell’Equipe 84. Una creatura del genere assomiglierebbe tremendamente a Raphael. Quando suona la sua musica, qui è tutto un cantare: colonna sonora della nostra casa ed eroe nazionale, Raphael è una delle cose che torneranno in Italia con me
Chamartin è la più bella e moderna stazione della rete di metro di Madrid. A settembre andai a visitarla con il grandissimo Gianluca e ne rimasi folgorato. E’ uno dei pochi posti al mondo in cui anche il possessore di una BMW M3 non può non pensare che i trasporti pubblici sono fighissimi. Tra tutte le stazioni di Madrid è quella con il volume sotterraneo più grande e in effetti l’atrio non può che sorprendere.
Apro il giornale e leggo che Raphael darà un concerto per 1000 fortunati DENTRO alla stazione di Chamartin. Non vicino, DENTRO. Non so come descrivere la sensazione, sembra che un fetish-designer mi abbia studiato negli ultimi mesi e abbia sfornato l’evento precisamente per me.
In ogni caso, visto che ho i miei agganci (amico giornalista, biglietto sempre in vista), probabilmente e dico probabilmente, questo evento sarà il culmine estatico della mia immersione nella cultura spagnola. Seguiranno aggiornamenti.

Il 27 articolato (2)

Maggio 27, 2008

Tra le linee della EMT, la 27 è quella che trasporta più passeggeri all’anno.

Il viaggio inizia in Plaza de Castilla. Piazza dalle proporzioni improponibili, è famosa per le torres Kio, che danno la sgradevole sensazione di essere sull’orlo di venire giù. Sembra in effeti che l’architetto si sia divertito a dichiarare che un grado in più di inclinazione non lascerebbe scampo alle sue creature. Toghissimo. Note importanti su Plaza de Castilla: Il nuovissimo intercambiatore di cui a suo tempo parlai. Una meraviglia.

La maggior parte del percorso del 27 si sviluppa lungo il Paseo de la Castellana, un vialonazzo con n corsie, di cui n-2 sono dedicate al traffico veicolare privato, mentre le altre 2 sono riservate agli autobus. Praticamente è una tangenziale che però è secante. Insieme al Paseo de Recoletos e al Paseo del Prado (anch’essi attraversati dal 27) forma l’asse di comunicazione più importante per il centro di Madrid, attraversando la città da Nord a Sud.

Il primo punto di interesse lungo il percorso è il Santiago Bernabeu, tempio del calcio mondiale su cui Maurizio è ampiamente intervenuto. Io, per un clamoroso difetto di progettazione, riesco solo a pensare “com’è grande!”. Punto.

Appena il tempo di girare lo sguardo da sinistra a destra, compare un grappolo di grattacieli. Trattasi del complesso AZCA, una cosa a metà tra il centro direzionale a Napoli e la Defense a Parigi. Non tutti sanno (e io ovviamente si) che sotto il complesso AZCA si trovano due piani di strade: un primo piano con una rotatoria a 4 corsie e un altro con una rotatoria a 2 corsie. Più distese infinite di parcheggi. Costruito a partire dalla fine degli anni ‘60, il complesso AZCA è costituito per lo più da sedi di banche e compagnie assicurative, anche se sono numerose le abitazioni private.

Sempre sulla destra, ma un pelino più a sud c’è il blocco dei Nuevos Ministerios, che ricordano tremendamente da vicino il Reichsministerium Luftwaffe di Berlino. Una delle cose più brutte di Madrid, ma il metro cubo deve essere costato poco. Nuevos Ministerios è anche una stazione di Metro e Cercanias molto importante da cui si raggiunge velocemente l’aeroporto.

Proseguendo verso sud ma stavolta a sinistra (parlo dell’Est) si trova la Escuela Tecnida de Ingenieros Industriales de la Universidad Politecnica de Madrid, fucina di talenti di altissimo livello (è sufficiente anche solo frequentare un anno accademico).

Per circa un chilometro, poi, la Castellana è un brodo di condomini di lusso e condomini di lusso in ristrutturazione, costellati da diverse sedi di banche e compagnie assicurative (e io paago). Il traffico è denso ma scorrevole, gli autobus viaggiano che è una bellezza con le corsie preferenziali e le fermate montate su apposite isole. Il paesaggio è talmente uniforme che questo tratto è il luogo perfetto per addormentarsi sulla strada verso l’università.

Plaza Colon è famosa per lo più per un teatro costruito sottoterra (ti prudeva eh?), una monumentale bandiera de España (enorme) e.. e basta. Segue Paseo de Recoletos, corto e indistinguibile da ciò che lo precede.

Plaza de Cibeles. Quanti ricordi.

Paseo del Prado ha tutta un’altra atmosfera, è sempre un piacere percorrerlo . Tra l’altro vuol dire che sono quasi a casa. E’ in progetto una risistemazione del viale con l’inserimento di pionieristiche piste ciclabili, che a Madrid sono praticamente inesistenti. Se ne parla nel 2013. Nel senso: mo vediamo, oppure: si te lo compro, però al ritorno.

Atocha. Atocha è la più importante stazione ferroviaria di Madrid. Si chiama in tre modi: Puerta de Atocha, per i treni a lunga percorrenza e per l’alta velocità, Atocha per i Cercanias e Atocha Renfe per la metropolitana. L’atrio della stazione ospita una foresta tropicale e a tutte le ore del giorno c’è un viavai che stordisce, gente che salta da un mezzo di trasporto all’altro, verso posti che distano tra le centinaia di metri e le centinaia di chilometri. Il 27 sfila davanti alla facciata di mattoncini rossi che al tramonto scalda il cuore e rilassa le viscere in vista della cena.

Nel suo ultimo tratto, fino alla glorieta de Embajadores, il 27 attraversa un quartiere residenziale tranquilissimo, praticamente privo di vita notturna ma ampiamente alberato e mediamente piacevole alla vista. La destinazione è raggiunta dopo circa 6 chilometri, ad una frequenza che nei giorni feriale è di 3-4 minuti. La frequenza percepita dall’utente è di un 27 ogni 3-4 secondi tanto che stando seduti a una fermata è facilissimo avere dei deja-vu (giurerei che è appena passato).

Il 27 è un classico del trasporto pubblico di Madrid e io uno dei suoi più grandi ammiratori.

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Con Flas

Maggio 24, 2008

L’immagine televisiva del circo della politica corrisponde alla realtà solo per istantanee. Quello che non ci si aspetta è la tempistica, il ritmo e le reali dimensioni del fatto trasformato in notizia.
La sala si riempie, prima di tutto, di tecnici portatori di cavi, cavalletti, schermi e registratori. Successivamente arrivano i giornalisti, i cameramen e i fotografi. E arrivo io travestito da fotografo con il mio coinquilino travestito da giornalista (si è messo la giacca).
Si forma, tutti ordinati, un semicerchio ampio intorno alla porta da cui appariranno i dignitari di partito. Oggi si tratta della cupola più alta, del cerchio più interno. I cameramen stanno in piedi, i fotografi su un ginocchio. I giornalisti con microfono si pettinano ai lati della porta.
Trattasi di un partito che inizia la seconda legislatura all’opposizione. Nervi a fior di pelle, quindi, lotte intestine, regolamenti di conti, volti tesi e parole pesa(n)tissime.
Il salotto adiacente, nei minuti dell’attesa, sembra un campo di regata prima della partenza. Pezzi più o meno grossi si avvicendano all’orecchio dei protagonisti. Chi starà conversando con uno di loro quando decideranno di irrompere nel salone principale, si beccherà una foto in prima o seconda pagina. All’improvviso tutto diventa serissimo, iniziano a sentirsi i click, si accendono le luci delle telecamere e sfrafallano i flash. Niente dichiarazioni.

Iniziano gli interventi, da giorni c’è attesa spasmodica per l’annuncio del nuovo segretario generale. Le parole sono quelle di sempre: España, los ciudadanos, la libertad, nuestro partido, España (almeno altre 20 volte), las autonomias, el gobierno, gracias.
La platea è composta da un centinaio di persone incredibilmente simili tra di loro. Camice a righe con il colletto bianco, cravatte col nodo grosso, capelli con l’onda, tailleur luccicanti, oro, blackberry, sguardo di chi la sa lunga. Invece di chiedere permesso, uno mi sposta usando solo il mignolo. Saranno i jeans ma devo dare l’impressione di essere infetto. Ho la tentazione di fargli la faccia da mostro, poi rinuncio per pietà.

La notizia cresce, sembra che l’investitura sia imminente. Cresce ancora, si avvicina al podio la candidata attualmente più quotata per la segreteria generale. La notizia cresce ancora: parla della sua traiettoria politica all’interno del partito e ricorda gli incarichi precedenti. Siamo al climax: ringrazia “mi presidente nacional” per le opportunità che offre a chi si impegna nel partito.
La notizia scompare, così com’è venuta. All’improvviso siamo già ai saluti e non è successo niente. Capita, dice, che si organizzi l’evento, si faccia filtrare la notizia per vedere di nascosto l’effetto che fa, e se l’effetto non piace si faccia come se niente fosse.

Escono di scena gli aristocratici di ogni livello, con l’attacco giornalistico che va scemando man mano che si passa a pesci sempre più piccoli.
Birre, olive, riavvolgere i cavi, dettare la notizia, commentare, cellulari, conservare gli obiettivi. Fine.
Chi ha l’invito per la cena è pregato di dirigersi verso la sala Cibeles. Noi abbiamo 6 chorizos navarros in borsa e non vediamo l’ora.
Il tutto in meno di due ore. Con la sensazione che i 700.000 iscritti che il presidente cita nel suo discorso, si accorgeranno di tutto domani, senza aver contato niente ieri.

Risalendo alle origini dell’acquisto tramite macchinetta automatica, oggi ho fatto un viaggio interessante. Sono arrivato a toccare l’essenza dello scambio economico; ho messo a fuoco il mio rapporto con un commerciante lontano, e il suo rapporto con un produttore ancor più lontano; ipnotizzato dalla spirale del distributore di snack, ho avuto una visione mistica sul mio ruolo di consumatore, sul mio essere fuori dall’apparato produttivo ed essere l’ultimo e al tempo stesso il primo anello della catena alimentare.
Tutto ciò per distrarmi dalla notizia reale. Metto un euro. Il doppio Milky Way costa 95 centesimi. Cade il mio resto. Eccellente, penso. La spirale inizia a girare. Gira. Gira. Gira. Arriva il momento in cui l’agognato snack dovrebbe sfracellarsi sul fondo della macchina e la bava invadere i lati della lingua. Il motorino si ferma. Silenzio. Ancora silenzio.
Ho acquistato un giro di spirale. La transazione, tecnicamente, è andata a buon fine. Ma si da il caso che il MIO giro di spirale sia stato molto poco nutriente. La prossima volta che riempi la macchina, pezzo di stronzo, riempili tutti i buchi.

Visita alla stazione di Chamberì. Chiusa per motivi tenici nel 1966, è stata semplicemente murata come si trovava, con biglietterie, cartelloni pubblicitari e tutto. Ora viene riaperta al pubblico sotto forma di museo. Consapevole di non poter ragionevolmente trascinare qualcuno alla gita senza il dovuto preavviso, la affronto solo e deliziato. A qualcuno interessa la vecchia centrale elettrica del Metro? Tre mega motori diesel tedeschi da 5 MW complessivi, in perfetto stato di conservazione. Il tutto racchiuso in un delizioso edificio progettato dallo stesso architetto delle prime stazioni di metro (vedi Anton Martin). Mattonelle bicnahe, archeologia industriale e tanta atmosfera primi del ‘900. Si accettano volontari.

meno 43 (giusti giusti)