Raphael
Giugno 20, 2008

Il signore in questione è l’unico cantante insignito di un Disco d’Uranio, inventato per un suo LP dell’82 che vendette oltre 50 milioni di dischi. E’ il tipico esempio dell’impermeabilità reciproca tra la cultura italiana e quella iberoamericana. Così, in Spagna nessuno si scompone se nomini Battisti o De Andrè, mentre si versano lacrime per Laura Pausini. Così, noi ci becchiamo Jarabe de Palo, mentre i maggiori interpreti della canzone in lingua spagnola sono dei signori nessuno dalle nostre parti.
Ormai mi sono abituato a stare in mezzo a dei veri professionisti con il mio Photopass usurpato e la mia macchina fotografica tascabile. Bisogna dire che tutto sommato mi guardano con affetto, credo si rivedano nella mia goffaggine. Di un centinaio di scatti salvo 2 o 3. Il migliore è qui.
Il concerto è di un’intensità commovente. Raphael canta accompagnato solo da uno strepitoso pianista e ripercorre la sua carriera a partire dagli anni ‘60. Gioca con una voce versatile e intensa, che non ha perso un briciolo dello smalto di un tempo. Anzi. La maturità artistica è palese e l’intesa con il pianista perfetta. Alcune delle canzoni sono ormai tra le mie preferite (Que sabe nadie, Yo soy aquel, Cuando tu no estas, En carne viva) e praticamente si applaude in piedi alla fine di ogni canzone.
Una cosa mi spaventa dei concerti come questo: l’effetto imprinting. E’ inevitabile innamorarsi di una canzone nella prima versione che si ascolta e a volte i riarrangiamenti sono troppo spinti e diventano fastidiosi. Raphael ha saputo fermarsi al punto giusto e si ha semplicemente l’impressione di vedere una canzone emozionante da un nuovo punto di vista. La tua canzone è sempre la tua canzone.
Due scale mobili verso giù e siamo già in metro. Tra Estrecho e Tetuan mi perdo in una fantasia su un mondo post-atomico in cui continuiamo a fare la stessa vita di sempre, solo che la facciamo sottoterra. Anche per un maniaco del metro, questo sarebbe troppo. In ogni caso Juan costringe mezzo vagone a cantare “Como yo te amo”, quindi si dissolvono le idee sui sistemi di ventilazione di cui avremmo bisogno e in un niente siamo già a Tribunal. Gran Via, Sol, Tirso de Molona, Anton Martin, Atocha, Atocha Renfe, Menendez Pelayo. El tramo de la muerte e casa.
meno 14
Nella foto che hai messo su flickr sembra che si stia allargando i pantaloni dalle tasche, di proposito, per far ridere!
Comunque poi dei sistemi di ventilazione “di cui si ha bisogno” ne possiamo parlare quando vuoi!
Ma davvero la gente era lì ore prima per prendere il biglietto!?
Ciao
Comunque c’è scritto “Tirso de Molona” anzichè “de Molina”! Una stazione il cui nome merita una imitazione!