Il 27 articolato (2)
Maggio 27, 2008
Tra le linee della EMT, la 27 è quella che trasporta più passeggeri all’anno.
Il viaggio inizia in Plaza de Castilla. Piazza dalle proporzioni improponibili, è famosa per le torres Kio, che danno la sgradevole sensazione di essere sull’orlo di venire giù. Sembra in effeti che l’architetto si sia divertito a dichiarare che un grado in più di inclinazione non lascerebbe scampo alle sue creature. Toghissimo. Note importanti su Plaza de Castilla: Il nuovissimo intercambiatore di cui a suo tempo parlai. Una meraviglia.
La maggior parte del percorso del 27 si sviluppa lungo il Paseo de la Castellana, un vialonazzo con n corsie, di cui n-2 sono dedicate al traffico veicolare privato, mentre le altre 2 sono riservate agli autobus. Praticamente è una tangenziale che però è secante. Insieme al Paseo de Recoletos e al Paseo del Prado (anch’essi attraversati dal 27) forma l’asse di comunicazione più importante per il centro di Madrid, attraversando la città da Nord a Sud.
Il primo punto di interesse lungo il percorso è il Santiago Bernabeu, tempio del calcio mondiale su cui Maurizio è ampiamente intervenuto. Io, per un clamoroso difetto di progettazione, riesco solo a pensare “com’è grande!”. Punto.
Appena il tempo di girare lo sguardo da sinistra a destra, compare un grappolo di grattacieli. Trattasi del complesso AZCA, una cosa a metà tra il centro direzionale a Napoli e la Defense a Parigi. Non tutti sanno (e io ovviamente si) che sotto il complesso AZCA si trovano due piani di strade: un primo piano con una rotatoria a 4 corsie e un altro con una rotatoria a 2 corsie. Più distese infinite di parcheggi. Costruito a partire dalla fine degli anni ‘60, il complesso AZCA è costituito per lo più da sedi di banche e compagnie assicurative, anche se sono numerose le abitazioni private.
Sempre sulla destra, ma un pelino più a sud c’è il blocco dei Nuevos Ministerios, che ricordano tremendamente da vicino il Reichsministerium Luftwaffe di Berlino. Una delle cose più brutte di Madrid, ma il metro cubo deve essere costato poco. Nuevos Ministerios è anche una stazione di Metro e Cercanias molto importante da cui si raggiunge velocemente l’aeroporto.
Proseguendo verso sud ma stavolta a sinistra (parlo dell’Est) si trova la Escuela Tecnida de Ingenieros Industriales de la Universidad Politecnica de Madrid, fucina di talenti di altissimo livello (è sufficiente anche solo frequentare un anno accademico).
Per circa un chilometro, poi, la Castellana è un brodo di condomini di lusso e condomini di lusso in ristrutturazione, costellati da diverse sedi di banche e compagnie assicurative (e io paago). Il traffico è denso ma scorrevole, gli autobus viaggiano che è una bellezza con le corsie preferenziali e le fermate montate su apposite isole. Il paesaggio è talmente uniforme che questo tratto è il luogo perfetto per addormentarsi sulla strada verso l’università.
Plaza Colon è famosa per lo più per un teatro costruito sottoterra (ti prudeva eh?), una monumentale bandiera de España (enorme) e.. e basta. Segue Paseo de Recoletos, corto e indistinguibile da ciò che lo precede.
Plaza de Cibeles. Quanti ricordi.
Paseo del Prado ha tutta un’altra atmosfera, è sempre un piacere percorrerlo . Tra l’altro vuol dire che sono quasi a casa. E’ in progetto una risistemazione del viale con l’inserimento di pionieristiche piste ciclabili, che a Madrid sono praticamente inesistenti. Se ne parla nel 2013. Nel senso: mo vediamo, oppure: si te lo compro, però al ritorno.
Atocha. Atocha è la più importante stazione ferroviaria di Madrid. Si chiama in tre modi: Puerta de Atocha, per i treni a lunga percorrenza e per l’alta velocità, Atocha per i Cercanias e Atocha Renfe per la metropolitana. L’atrio della stazione ospita una foresta tropicale e a tutte le ore del giorno c’è un viavai che stordisce, gente che salta da un mezzo di trasporto all’altro, verso posti che distano tra le centinaia di metri e le centinaia di chilometri. Il 27 sfila davanti alla facciata di mattoncini rossi che al tramonto scalda il cuore e rilassa le viscere in vista della cena.
Nel suo ultimo tratto, fino alla glorieta de Embajadores, il 27 attraversa un quartiere residenziale tranquilissimo, praticamente privo di vita notturna ma ampiamente alberato e mediamente piacevole alla vista. La destinazione è raggiunta dopo circa 6 chilometri, ad una frequenza che nei giorni feriale è di 3-4 minuti. La frequenza percepita dall’utente è di un 27 ogni 3-4 secondi tanto che stando seduti a una fermata è facilissimo avere dei deja-vu (giurerei che è appena passato).
Il 27 è un classico del trasporto pubblico di Madrid e io uno dei suoi più grandi ammiratori.
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Con Flas
Maggio 24, 2008

L’immagine televisiva del circo della politica corrisponde alla realtà solo per istantanee. Quello che non ci si aspetta è la tempistica, il ritmo e le reali dimensioni del fatto trasformato in notizia.
La sala si riempie, prima di tutto, di tecnici portatori di cavi, cavalletti, schermi e registratori. Successivamente arrivano i giornalisti, i cameramen e i fotografi. E arrivo io travestito da fotografo con il mio coinquilino travestito da giornalista (si è messo la giacca).
Si forma, tutti ordinati, un semicerchio ampio intorno alla porta da cui appariranno i dignitari di partito. Oggi si tratta della cupola più alta, del cerchio più interno. I cameramen stanno in piedi, i fotografi su un ginocchio. I giornalisti con microfono si pettinano ai lati della porta.
Trattasi di un partito che inizia la seconda legislatura all’opposizione. Nervi a fior di pelle, quindi, lotte intestine, regolamenti di conti, volti tesi e parole pesa(n)tissime.
Il salotto adiacente, nei minuti dell’attesa, sembra un campo di regata prima della partenza. Pezzi più o meno grossi si avvicendano all’orecchio dei protagonisti. Chi starà conversando con uno di loro quando decideranno di irrompere nel salone principale, si beccherà una foto in prima o seconda pagina. All’improvviso tutto diventa serissimo, iniziano a sentirsi i click, si accendono le luci delle telecamere e sfrafallano i flash. Niente dichiarazioni.
Iniziano gli interventi, da giorni c’è attesa spasmodica per l’annuncio del nuovo segretario generale. Le parole sono quelle di sempre: España, los ciudadanos, la libertad, nuestro partido, España (almeno altre 20 volte), las autonomias, el gobierno, gracias.
La platea è composta da un centinaio di persone incredibilmente simili tra di loro. Camice a righe con il colletto bianco, cravatte col nodo grosso, capelli con l’onda, tailleur luccicanti, oro, blackberry, sguardo di chi la sa lunga. Invece di chiedere permesso, uno mi sposta usando solo il mignolo. Saranno i jeans ma devo dare l’impressione di essere infetto. Ho la tentazione di fargli la faccia da mostro, poi rinuncio per pietà.
La notizia cresce, sembra che l’investitura sia imminente. Cresce ancora, si avvicina al podio la candidata attualmente più quotata per la segreteria generale. La notizia cresce ancora: parla della sua traiettoria politica all’interno del partito e ricorda gli incarichi precedenti. Siamo al climax: ringrazia “mi presidente nacional” per le opportunità che offre a chi si impegna nel partito.
La notizia scompare, così com’è venuta. All’improvviso siamo già ai saluti e non è successo niente. Capita, dice, che si organizzi l’evento, si faccia filtrare la notizia per vedere di nascosto l’effetto che fa, e se l’effetto non piace si faccia come se niente fosse.
Escono di scena gli aristocratici di ogni livello, con l’attacco giornalistico che va scemando man mano che si passa a pesci sempre più piccoli.
Birre, olive, riavvolgere i cavi, dettare la notizia, commentare, cellulari, conservare gli obiettivi. Fine.
Chi ha l’invito per la cena è pregato di dirigersi verso la sala Cibeles. Noi abbiamo 6 chorizos navarros in borsa e non vediamo l’ora.
Il tutto in meno di due ore. Con la sensazione che i 700.000 iscritti che il presidente cita nel suo discorso, si accorgeranno di tutto domani, senza aver contato niente ieri.
Congratulazioni per il suo acquisto
Maggio 21, 2008

Risalendo alle origini dell’acquisto tramite macchinetta automatica, oggi ho fatto un viaggio interessante. Sono arrivato a toccare l’essenza dello scambio economico; ho messo a fuoco il mio rapporto con un commerciante lontano, e il suo rapporto con un produttore ancor più lontano; ipnotizzato dalla spirale del distributore di snack, ho avuto una visione mistica sul mio ruolo di consumatore, sul mio essere fuori dall’apparato produttivo ed essere l’ultimo e al tempo stesso il primo anello della catena alimentare.
Tutto ciò per distrarmi dalla notizia reale. Metto un euro. Il doppio Milky Way costa 95 centesimi. Cade il mio resto. Eccellente, penso. La spirale inizia a girare. Gira. Gira. Gira. Arriva il momento in cui l’agognato snack dovrebbe sfracellarsi sul fondo della macchina e la bava invadere i lati della lingua. Il motorino si ferma. Silenzio. Ancora silenzio.
Ho acquistato un giro di spirale. La transazione, tecnicamente, è andata a buon fine. Ma si da il caso che il MIO giro di spirale sia stato molto poco nutriente. La prossima volta che riempi la macchina, pezzo di stronzo, riempili tutti i buchi.
Visita alla stazione di Chamberì. Chiusa per motivi tenici nel 1966, è stata semplicemente murata come si trovava, con biglietterie, cartelloni pubblicitari e tutto. Ora viene riaperta al pubblico sotto forma di museo. Consapevole di non poter ragionevolmente trascinare qualcuno alla gita senza il dovuto preavviso, la affronto solo e deliziato. A qualcuno interessa la vecchia centrale elettrica del Metro? Tre mega motori diesel tedeschi da 5 MW complessivi, in perfetto stato di conservazione. Il tutto racchiuso in un delizioso edificio progettato dallo stesso architetto delle prime stazioni di metro (vedi Anton Martin). Mattonelle bicnahe, archeologia industriale e tanta atmosfera primi del ‘900. Si accettano volontari.
meno 43 (giusti giusti)
Es que el esta recièn operado
Maggio 14, 2008

70 anni entrambi, una vita intera uno al fianco dell’altro. Lui si appoggia a una stampella, un occhio vigile sorveglia la presenza di ostacoli imprevisti sul suo cammino.
Il vagone è pieno e c’è un solo posto libero. Senza bisogno di dire qualcosa, è l’uomo che si siede, sbuffando in maniera teatrale ma autentica quando si posa sulla plastica del sedile.
Qualcuno: “Señora, se siente aqui” (signora si sieda qui)
La signora:”Gracias cielo, enseguida bajamos, no te preocupes” (grazie tesoro, scendiamo subito, non ti preoccupare)
Ancora:”Està segura señora?” (è sicura signora?)
La signora:”Te lo agradezco mucho cariño, en Anton Martin bajamos” (ti ringrazio tanto cara, scendiamo ad Anton Martin)
La signora (toccando il ginocchio di lui, aggiunge, senza che io capisca all’istante il perchè): “Es que el està recièn operado” (è che lui si è operato da poco)
Per questo non mi ha lasciato il posto. Per questo io SO che in questo momento è un pò imbarazzato. Qualcuno offrendomi il posto e lui seduto.
Gli appoggia una mano sulla spalla.
Anton Martin, una stazione azzurra. Si allontanano sottobraccio e alla velocità opportuna.
Ci vado pazzo
Maggio 11, 2008

23:30 Fuori di casa di Giuliana a Getafe
23:34 Stazione Metro di Juan de la Cierva. “Proximo tern llegarà en: 01 min,” subito seguito da “Proximo tren va a efectuar su entrada en la estaciòn”. Chi vive a Madrid ha una scarica di endorfine anche solo leggendo le due frasi di seguito.
23:38 Stazione Crecanias di Getafe Central. “Proximo tren efectua paradas en Las margaritas universidad, Villaverde alto, Villaverde bajo, Atocha”. Pochi secondi e i fari illuminano i binari.
23:58 Atocha per me vuol dire destinazione quasi raggiunta. Salgo in superficie e vedo subito, fermo a un semaforo, il mio adorato 9-N. Ho l’impressione che mi stesse aspettando. Non trattengo un “¡ joder que bien !” e mi piacerebbe che qualcuno mi accompagnasse con un “¡ ya macho, esto esta de puta madre tio !”.
00:04 Casa. Guardo l’orologio e il tempo di percorrenza è veramente record. Sono entusiasta, come al solito.
Un pò di entusiasmo in video
1) Lo spot “El Madrid de Filipinas” (senza dubbio il mio preferito)
2) Lo spot “Madrid trasparente”
3) Lo spot “Opera”
4) Lo spot “por debajo es mas rapido”
5) Lo spot “Romantico”
Buonanotte
meno 52 (precisi precisi)
Lunar mood
Maggio 9, 2008

Per la serie “Schiavi di un album, ma forti di una certa consapevolezza del problema”, state lontanti da “Amar duele” di Falete aka Rafael Ojeda, sevillano trentenne, impressionante voce di flamenco e copla a proposito del quale già spesi poche, inadeguate parole. Solitamente non provo eccessiva stima per chi canta solo canzoni scritte da altri, ma infatti solitamente non vuol dire sempre. Per la serie “Avverbi: viaggio in una invenzione che ha cambiato la storia”.
Umore lunare, per la serie “cammino per il mondo aspettando che sia lunedì, dove vado lo so ma non ho voglia di ricordarlo”: è in giorni come questi (e solo in questi), che trovo sensato fare cose altrimenti impensabili. Esempio: 26 aprile, su Repubblica.it leggo la frase “Mercoledì 23 aprile, lo spin della campagna di Alemanno viene investito da un controspin”. Nonostante mi intenda di linguaggio politico, trovo che non significhi nulla, voglio comunicarlo all’autore dell’articolo, parlarne, riflettere insieme, cercare una mediazione. Gli scrivo. Non ottengo risposta. Detesto non ottenere risposta. Per la serie “giovani grafomani crescono: la storia dell’uomo che inonda il presidente della repubblica di riflessioni politiche”.
Venerdì 9 maggio. Sto dimenticando l’italiano, scrivo cuando e non mi accorgo dell’errore. Secondo il mio istinto il tempo volgeva al bello. Si è diretto invece verso il carino. I miei panni tremano, temerariamente esposti ai capricci del clima. Da un momento all’altro, una nuvola passeggera potrebbe lavare via l’odore di ammorbidente e sprofondarli nella disperazione.
Rilettura completa numero 4 dell’intera collezione di appunti e dispense. Per la serie “Se non capisco imparerò a memoria, disse l’eroe un istante prima di ricordare che il metodo non ha mai funzionato”. Oddio, dimostrare che “T è simmetrica” rimarrà per sempre un mistero della fede, ma giuro di non aver mai recitato meglio. Che poi che è sta T?
Entonces siempre acuérdate
de lo que un día yo escribí
pensando en ti como ahora pienso.
Yeah man!
Maggio 5, 2008

Dice repubblica.it che “I tre arrestati sono tutti giovani di buona famiglia”. Non ho mai capito questa espressione, ma la presenza delle virgolette mi ha sempre rassicurato. Non trovarle mi fa pensare che “di buona famiglia” sia una locuzione definitivamente codificata. Non si specifica la professione di nessuno dei genitori, nè si accenna a frequentazioni politiche o religiose. Di buona famiglia! E tutti capiscono. Di buona famiglia! E ognuno sa che saprebbe riconoscerla per strada, una buona famiglia. Io guardo la gente con crescente sospetto.
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Spesso guardo la strada contando i simboli di civiltà allineati lungo i marciapiedi. Nella conta entrano le fermate degli autobus e le stazioni ferroviarie, la segnaletica stradale, gli ospedali, i parchi, i ponti, le scuole, le buche per le lettere. Sono un ingenuo della filosofia politica. Una volta che tutti abbiano accesso a questi manufatti e al meccanismo che rispettivamente rappresentano, davvero non vedo motivi di conflitto. D’altro canto non sono un perfetto idiota e da ogni corsa in autobus esco sopraffatto dalla varietà di sensibilità umane che osservo in 12 metri, mentre andiamo tutti insieme verso posti diversi.
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Il parco del Buen Retiro si sta facendo sessualmente minaccioso. Pollini trasportati con i sistemi più vari e ingegnosi, si riversano sulla mia scrivania a tonnellate e posso osservarli dalla finestra, indaffarati nella ricerca di terra fertile. Al tempo stesso trovo ridicola la personificazione di queste pallottole di lanuggine, che altro non sono che insensibili messaggere di codice genetico. A volte mi stupisco di come continui a raccontarmi le cose secondo le immagini e le suggestioni assorbite alle scuole elementari.
A 5 anni non riuscivo a dormire se non ero convinto che gli oggetti della mia stanza stessero comodi. Mi alzavo anche più di una volta per fare in modo che le penne non si dessero fastidio tra di loro. Non volevo nemmeno che due oggetti che supponevo amici stessero lontani, per non farli sentire soli nel buio della notte. Ho sempre dormito come un sasso, e tutta la mia stanza dormiva serena con me.