El AVE a Barcelona
Aprile 5, 2008
Nel preciso istante in cui la lancetta dei secondi si muove sul 12 e sono le 6:30, un calcetto nella schiena annuncia che siamo in movimento. Una puntualità così mette addirittura un pò paura, immagino il capotreno che si prende a sberle per un ritardo di 3 secondi. Non voglio gente nevrotica al comando del mio treno. Per qualche centinaio di metri ci affianca l’AVE per Siviglia, che è partito nello stesso istante e procede alla stessa velocità. Guardo un uomo seduto in seconda, velocità relativa zero, come un solo treno. So che sta pensando ciò che penso io: dai, partiamo sul serio!. A un certo punto noi, l’AVE per Barcellona, decidiamo che è arrivato il momento e il treno si esibisce nel suo numero migliore, quello che mostra in pieno la sua superiorità sull’aereo: la schiena premuta con dolcezza contro una generosa imbottitura, il cuore batte quieto e il veicolo da l’impressione di sapere quello che fa. Siamo a 200 in un niente e non si muove una foglia.
A 250 qualcosa si permette di vibrare, credo siano i maledetti ripiani delle maledette cappelliere. Odio chi li ha progettati, così palesemente inadeguati al resto della macchina. Oddio, diciamo che mi sta piuttosto antipatico e credo sia già stato preso per il culo a sufficienza in fase di collaudo.
A 290 siamo tutti in attesa che compaia il 3 alla prima cifra, come dice il giornale. Nonostante gli incoraggiamenti di tutti, spunta invece un 1 alla terza cifra. Duecentonovantuno all’ora, non superiamo questa velocità per il resto del viaggio (si, ci ho fatto caso per tutto il tempo). Film di prima visione, le cuffie non hanno rumore di fondo, due signore sulla settantina si scambiano foto di famiglia: sorrisoni e occhi lucidi. 50 secondi prima della partenza le ho aiutate a mettere su le valigie. “Me permiten ayudarlas, señoras?”. Non so dove ho imparato questa frase ma ho la sensazione di aver studiato lo spagnolo per potermi rivolgere come si deve a queste due nonne in viaggio. Probabilmente ne ricaveranno una morale sugli uomini italiani (le domande su cosa studio e dove vado non sono mancate nè si sono fatte attendere).
9:24, Barcellona è davvero dietro l’angolo. 3 minuti di anticipo sull’orario d’arrivo programmato la avvicinano ulteriormente a Madrid. Non ho fatto neanche una foto. Vabbè, al ritorno.
Aprile 9, 2008 a 8:54 am
dimmi che quello che fa le foto dall’alto dietro la vetrata che si vede per pochi secondi sei tu…………
http://tv.repubblica.it/multimedia/home/2021723?ref=hpmm
Aprile 9, 2008 a 11:57 am
ero a barcellona fino a stamattina quindi no, non sono io. Sarebbe stato divertente. Ovviamente parteciperò al prossimo flash mob di qui, una Attiliata coi fiocchi.
Aprile 22, 2008 a 9:06 am
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