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Pasqua, è tempo di partire. Aprile, è tempo di votare (mi porto avanti). Riformulazione di Pasqua: Pasqua, è tempo di parlare di politica. Diciamocelo, il bipartitismo mi lascia un pò perplesso, di più, mi preoccupa. Spagna: in due ore tutti i voti sono contati e i seggi assegnati, quindi niente notte di passione elettorale, festeggiamenti a orario decente e poi tutti a dormire che domani si lavora. PP e PSOE crescono entrambi e occupano da soli il 92% dei seggi, Izquierda Unida (molto ma molto simile a La sinistra, L’arcobaleno) perde 3 deputati e il diritto a formare un gruppo autonomo. Dimissioni del segretario, compañeros riflettiamo e che to ‘o dico a fà.

Mi inquietano i toni delle campagne elettorali dei paesi occidentali, mi lascia incredulo la mancanza di contenuti. Se per una settimana si può parlare di quanto ha speso un ministro per ristrutturare l’appartamento del ministero mi pare che qualcosa non vada. Soprattutto, mi pare che la tendenza al bipartitismo vada di pari passo con la rassegnazione generale all’inaridimento del dibattito politico. Con la schematizzazione e la semplificazione delle strade che una società come la nostra può prendere. Mi capita troppo spesso di pensare: ma di che diavolo stiamo parlando? Succede in Spagna: i parlamentari il cui voto è blindato per l’intera legislatura è salito al 92%; nonostante questo, il compito del governo sarà più difficile. PP e PSOE sono due blocchi che si vantano di aver superato le ideologie del ‘900, il loro approdo però è una contrapposizione senza respiro, una guerra di trincea che inizia col conteggio della notte (sera) elettorale e finisce quattro anni dopo, con le nuove elezioni. Se i partiti grandi fagocitano i piccoli e il dibattito politico scompare, il limite a cui si tende è l’alternanza imbarbarita delle lottizzazioni. Aprile, è tempo di votare. Intanto ho prenotato l’aereo. Stasera sono a Madrid.

Una Risposta a “cioè, ma sta entrando o sta uscendo?”

  1. Maurizio detto:

    E soprattutto che cos’è!?

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