Marzo 31, 2008

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All’epoca imparai a scrivere direttamente in bella per evitare di ricopiare i temi. Ero arrivato al limite di operare tagli violentissimi in fase di stesura finale, proprio per non dover riscrivere cose che avevo appena scritto. Affronto con stoicismo la messa in bella di un problema di turbomaquinas termicas, accompagnandola con la visione di “Caro diario”. Alla sesta pagina avverto anche io uno strano prurito ma posso autodiagnosticarmi l’origine nervosa, non ci sono dubbi. Quando devo scrivere in bella mi agito, divento irritabile, premo troppo sul foglio, quello si arriccia, sudo in fronte e mi sento cretino. Decisione drammatica di cui pentirsi alla terza pagina: scrivere tutto in stampatello. Lo stampatello richiede un esercizio di attenzione ancora più complicato, per me gli spazi tra le lettere e quelli tra le parole avrebbero una lunghezza aleatoria e il tutto finisce col sembrare un gioco della settimana enigmistica tipo “trova l’esercizio nascosto in questo schema di lettere (non ci sono parole sulle diagonali)”.

Il mio nuovo coinquilino: dopo esserci liberati di Tom, che per chi non lo sapesse si è reso famoso per non capire niente di spagnolo dopo mesi a Madrid, nonchè per aver tirato il microonde dalla finestra la notte di capodanno, abbiamo imbarcato Vincent. Vincent: Vincent fa parte della nutrita schiera di ultraventenni europei che hanno un argomento di conversazione principale (e ineludibile): la capitale in cui hanno vissuto l’anno precedente e quella in cui vogliono trasferirsi l’anno successivo. Una delle due è sicuramente Londra, Dublino è al 35% di probabilità, Berlino è in crescita, Parigi c’è, ma di solito finisci ad ascoltare che la citta è bellissima ma i parigini insopportabili. Pare che Vincent abbia già deciso che esattamente fra un anno, Madrid non nasconderà più sorprese nè stimoli. Una città da buttare. Non capisco, ma non lo considero un problema.

Ora, colazione tardiva (la mia preferita) e ancora programmazione. Che non va ricopiata in bella.

meno 90 (circa)

Tutto ok

Marzo 25, 2008

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La Spagna non è un paese di doppiatori. Chiaro. Ci sono scene che piegano il carattere alla stessa maniera di un trauma infantile. Io ho preso E.T. intramuscolo, specialmente durante le convalescenze della mia infanzia. Quando ho la febbre mi ossessiono con qualcosa. A Natale è stata l’ambientazione da rivoluzione industriale di una pessima versione cinematografica di Oliver Twist, a Pasqua i funghi (notata la corrispondenza feste-febbre? Già). Non c’è da stupirsi, quindi, se E.T. è entrato nel mio immaginario per restarci, è una delle suggestioni che ormai inconsciamente si accavallano quando interpreto qualcosa. Ora però sono un pò confuso; dunque, la mia scena preferita (oltre al volo in BMX, sogno al limite dell’erotico quando avevo pochi anni) è quella della partenza di E.T.. Vedendo il film in versione originale mi sono reso conto per la prima volta che la voce di E.T. non è quella a cui sono abituato io (e l’acqua può anche essere calda!). Lo shock, lo stordimento, sono conseguenza delle prime lacrime versate sul film, arrivate alla veneranda età di 23 anni e che solo la versione originale è riuscita ad innescare: “I’ll be right here” è diverso rispetto a “Io sarò sempre qui”.

Sarà l’acqua che è passata sotto ai miei ponti in questi anni, la gente andata e la gente venuta, sarà l’emozione di sentire la vera voce di E.T. ma tant’è, insegnamento numero zero dell’erasmus è che la versione originale di un film vale tra le 1,5 e le 100 volte più di una qualsiasi versione doppiata, e attenti alle cataratte.

P.S. Téléphone maison? Ma per cortesia, dai! Ridicoli!

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Pasqua, è tempo di partire. Aprile, è tempo di votare (mi porto avanti). Riformulazione di Pasqua: Pasqua, è tempo di parlare di politica. Diciamocelo, il bipartitismo mi lascia un pò perplesso, di più, mi preoccupa. Spagna: in due ore tutti i voti sono contati e i seggi assegnati, quindi niente notte di passione elettorale, festeggiamenti a orario decente e poi tutti a dormire che domani si lavora. PP e PSOE crescono entrambi e occupano da soli il 92% dei seggi, Izquierda Unida (molto ma molto simile a La sinistra, L’arcobaleno) perde 3 deputati e il diritto a formare un gruppo autonomo. Dimissioni del segretario, compañeros riflettiamo e che to ‘o dico a fà.

Mi inquietano i toni delle campagne elettorali dei paesi occidentali, mi lascia incredulo la mancanza di contenuti. Se per una settimana si può parlare di quanto ha speso un ministro per ristrutturare l’appartamento del ministero mi pare che qualcosa non vada. Soprattutto, mi pare che la tendenza al bipartitismo vada di pari passo con la rassegnazione generale all’inaridimento del dibattito politico. Con la schematizzazione e la semplificazione delle strade che una società come la nostra può prendere. Mi capita troppo spesso di pensare: ma di che diavolo stiamo parlando? Succede in Spagna: i parlamentari il cui voto è blindato per l’intera legislatura è salito al 92%; nonostante questo, il compito del governo sarà più difficile. PP e PSOE sono due blocchi che si vantano di aver superato le ideologie del ‘900, il loro approdo però è una contrapposizione senza respiro, una guerra di trincea che inizia col conteggio della notte (sera) elettorale e finisce quattro anni dopo, con le nuove elezioni. Se i partiti grandi fagocitano i piccoli e il dibattito politico scompare, il limite a cui si tende è l’alternanza imbarbarita delle lottizzazioni. Aprile, è tempo di votare. Intanto ho prenotato l’aereo. Stasera sono a Madrid.

Famo a capisse

Marzo 7, 2008

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Nota biografica di oggi: mi fa male l’alluce destro. L’idea per concludere la serata era giocare un pò a calcio con una palla da tennis trovata in giro. Il “piattone” è notoriamente l’unico gesto tecnico con cui riesco a mettere in relazione il mio piede destro con oggetti sferici, ma il ridotto diametro dell’oggetto in questione mi ha tratto in inganno. Ho scavato nell’asfalto un solco 3×3x1 (cm), provocando il tipico rumore (crrrrr) e la tipica sensazione collettiva di quando la palla sembra dover partire per la stratosfera e invece rotola lenta e malinconica. Come se a tutti, contemporaneamente, fosse caduto il boccone di spaghetti a due passi dalla bocca. Tutto questo a spese del futuro sereno che pianificavo per una delle articolazioni a cui sono maggiormente affezionato.
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Quando si dice “uccidere una mosca con un cannone”. O quando si dice “vietato nuotare” in una fontana di 3×3 (m).
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Barcellona, tempo sereno variabile con forti raffiche di vento. Tra tre giorni si vota e questo modifica numerose superfici della città. Il bipartitismo di fatto, perlomeno per quel che riguarda la capacità di finanziare una campagna elettorale, divide la città tra rosso PSOE e azzurro PP. Con la sfumatura arancio chiaro di un partito nazionalista catalano (el teu vot farà respectar Catalunya). Fino a 15 giorni prima della domenica in cui si va alle urne non è consentito “chiedere il voto” ma solo fare la cosiddetta “precampaña”, quindi da 12 giorni a questa parte è una tempesta.
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Via, vado a comprare il giornale che regalano un film. A presto.

E via

Marzo 2, 2008

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Ho trovato il modo di rappresentarlo. E’ come se al terzo giorno di gita, poco prima di cena e pernottamento, la terza C fosse sostituita con la terza E. La socialità stile speed-date è faticosissima, e ci risiamo con tu di che università sei.

I saluti sono duri, l’atmosfera è strana. La città è diversa, il mio piso, per fortuna, è sempre un rifugio tranquillo

Marzo, parliamone. Caratteristiche tecniche di marzo. Il mese di marzo è così ripartito: 10 giorni a Barcellona, 10 giorni a Cosenza, 10 giorni non continuativi a Madrid, 2 passaggi fugaci per Napoli. Trasporti nel mese di marzo: l’acquisto dell’abbonamento è chiaramente antieconomico e non verrà appoggiato, questo provocherà un forte senso di smarrimento. Passaggi aerei: 4. Obiettivi per il mese di marzo: finire il progetto della mia rete di scambiatori di calore. Matlab, io e te tre metri sopra il cielo. Mood del mese di marzo: vedi sopra per i primi giorni, rimani in zona per aggiornamenti.

La foto originale.

meno 120 (circa)