E che vuoi fare?
Febbraio 27, 2008

Mi spiegava un pò di tempo fa una persona che, tra le altre cose, sa anche di questo: un bagno, una cucina, possono sembrare pulite, ma per smascherare una pulizia di facciata basta solo sapere dove guardare. A casa mia si puliscono la cucina e i bagni tutti i giorni, ma ognuno di noi saprebbe dove guardare.
Se dalla cappa della cucina cade una goccia di qualcosa, cosa fai? Se il qualcosa in questione è precipitato già altre volte sibilando a pochi centimetri dalla tua padella, ma stavolta ha fatto centro, dimmi: cosa fai? Se le altre volte, a un’analisi a caldo, il qualcosa in questione ha dato prove convincenti di essere olio d’oliva, lasciando però la stessa sensazione che lascia un prestigiatore che fa scomparire la Tour Eiffel, che fai? Se nella padella sfrigola il più bel misto di verdure che ti sia capitato di mettere insieme, cosa fai? Il colore è perfetto (il rosso vivo di un peperone con l’aria di chi la sa lunga, il bianco traslucido di una cipolla ben tagliata, il verde poco vistoso dei pisellini primavera e il verde, amico di sempre del giallo chiarissimo di una zucchina del giusto diametro, l’arancio principio di tramonto di una quindicina di indifese carote baby). Il profumo è perfetto (si sente odore di peperone, vuol dire che la cipolla non sta facendo la prepotente e il sale è giusto). Se per giunta il tempo che rimane per la cottura è perfettamente sincronizzato con quello della cottura del riso, e l’intero team si appresta a scontrarsi con una fame che sta finendo di montare dall’istinto di nutrizione alla furia omicida: Che fai?
La mia mania per lo sminuzzamento delle verdure sta facendo passi da gigante. Mi ritrovo a passare in rassegna, severo come un sergente istruttore, i tocchetti di peperone a pianta quadrata di 0,8×0,8 (mm) che ho creato. Alcuni sono triangolari, è inevitabile (ma maledetti lo stesso). Il tutto mi ricorda gli elementi finiti, e la cosa, dopo avermi compiaciuto per frazioni di secondo, mi appare a metà strada tra il triste e l’elitario.
Domani dal fruttivendolo. Se i peperoni rossi non sono quelli dell’altra volta mi incazzo e stavolta, cicci, stavolta non ci provare nemmeno con il vecchio trucco del “mi sono sbagliata di prezzo” perchè a me non mi freghi. Il pronome è ripetuto, ma a volte uno se lo può concedere. Direbbe qualcuno “si ma noooooooo”, con aria alquanto seccata, per giunta.
Grande momento di vibrante auonomia decisiva! Spero tu non abbia detto neinte ai tuoi coinquilini!
Spero anche che qualche lettore del blog colga la citazione finale!
no ma siiii maurizio…………
sei ovviamente te…maurizio…una barab con l uomo intorno…
fede, non ho afferreto …
barba, era barba. Ah, l’apostrofo.
Grandissimo Attilio, comunque poi ci ho addirittura ripensato dopo al fatto che potevo arrivarci.
Fede, non ho più la barba da quando sono partito! Ciao