Da solo

Febbraio 28, 2008

Non mi carica la foto e non adduce motivazioni plausibili. Comunque si trattava della solita variazione sul tema di questa.

Andare in giro da solo è bello solo se hai deciso di andare in giro da solo. Oggi ho deciso di andare in giro da solo di mattina e sono andato in giro da solo e basta di sera. Sono confuso sull’andare in giro da solo.

Gita ai nuovi intercambiadores del Consorcio Regional de Transportes de la Comunidad de Madrid. A Moncloa e Plaza de Castilla ora è più facile, comodo (e decisamente più figo), passare dall’autobus extraurbano al metro o all’autobus urbano o viceversa o tutte e tre le cose (il mio caso). Il brutto di una vecchia autostazione sotterranea è la convivenza tra esseri umani vivi e motori diesel accesi. Nessuna delle due squadre ha qualcosa di buono da offrire all’altra, se si tratta di stare in una stanza chiusa. Il bello di una nuova autostazione sotterranea sono le enormi pareti di cristallo che separano uomini e macchine, il silenzio che ne deriva, le porte che si aprono automaticamente quando il tuo autobus arriva davanti alla tua zona d’attesa, gli schermi che ti dicono fra quanto arriverà e che fermate farà. In pratica, il bello di una nuova autostazione sotterranea è la sensazione di stare in aeroporto, però senza la paura dell’aereo.

Ci sono trasbordi lunghi (do you remember Passeig de Gracia?). Ci sono trasbordi profondi. Però a Cuatro Caminos hanno decisamente esagerato. La prima scala mobile è di quelle che se le guardi da sopra dici ora cado. Parto da sotto, quindi niente paura, mi metto in corsia di sorpasso, primo pianerottolo. Giro l’angolo e ho un deja vu. La corsia di sorpasso stavolta è completamente sgombra, ma io e un altro giovane uomo partiamo all’assalto anche di questa. Freccia a sinistra e via. Dice il saggio: chi usa la metro tutti i giorni ha sempre fretta sulle scale mobili. A Cuatro Caminos, tra la 6 e la 1, c’è una calma inusuale e sospetta. Secondo pianerottolo. Stesso panorama. Da piccolo avevo paura della galleria della Crocetta, ogni volta pensavo che non ne saremmo usciti. Ne uscivamo sempre ma di solito entrando (lato casa) c’era il sole mentre uscendo (lato mare) il tempo faceva cacare. Quindi io sollevato, il resto del team alquanto alterato. Insieme a questo mi viene in mente il richiamo dell’antitetanica ma è un attimo e via. Terza scala. Do due respironi sul pianerottolo. Il giovane uomo, piegato dentro, si piazza tra i codardi della fila di destra, si respira un’antipatica aria di attesa. Lo stronzo si è già integrato e mi guarda con aria di sfida. Milza, Polmoni. Se dopo questa c’è una panchina bene, se non c’è mi siedo a terra, tanto sono un giovane. Corsia di sorpasso, gli occhi si girano al mio passaggio come se avessi una minigonna. Arrivo in cima, rumore di treno, sedie viaggianti e salvezza. Gesto dell’ombrello? Mentre lo medito noto una certa ammirazione nei codardi, sono un recordman, dov’è la mia bandiera?

meno 122 (circa)

E che vuoi fare?

Febbraio 27, 2008

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Mi spiegava un pò di tempo fa una persona che, tra le altre cose, sa anche di questo: un bagno, una cucina, possono sembrare pulite, ma per smascherare una pulizia di facciata basta solo sapere dove guardare. A casa mia si puliscono la cucina e i bagni tutti i giorni, ma ognuno di noi saprebbe dove guardare.

Se dalla cappa della cucina cade una goccia di qualcosa, cosa fai? Se il qualcosa in questione è precipitato già altre volte sibilando a pochi centimetri dalla tua padella, ma stavolta ha fatto centro, dimmi: cosa fai? Se le altre volte, a un’analisi a caldo, il qualcosa in questione ha dato prove convincenti di essere olio d’oliva, lasciando però la stessa sensazione che lascia un prestigiatore che fa scomparire la Tour Eiffel, che fai? Se nella padella sfrigola il più bel misto di verdure che ti sia capitato di mettere insieme, cosa fai? Il colore è perfetto (il rosso vivo di un peperone con l’aria di chi la sa lunga, il bianco traslucido di una cipolla ben tagliata, il verde poco vistoso dei pisellini primavera e il verde, amico di sempre del giallo chiarissimo di una zucchina del giusto diametro, l’arancio principio di tramonto di una quindicina di indifese carote baby). Il profumo è perfetto (si sente odore di peperone, vuol dire che la cipolla non sta facendo la prepotente e il sale è giusto). Se per giunta il tempo che rimane per la cottura è perfettamente sincronizzato con quello della cottura del riso, e l’intero team si appresta a scontrarsi con una fame che sta finendo di montare dall’istinto di nutrizione alla furia omicida: Che fai?

La mia mania per lo sminuzzamento delle verdure sta facendo passi da gigante. Mi ritrovo a passare in rassegna, severo come un sergente istruttore, i tocchetti di peperone a pianta quadrata di 0,8×0,8 (mm) che ho creato. Alcuni sono triangolari, è inevitabile (ma maledetti lo stesso). Il tutto mi ricorda gli elementi finiti, e la cosa, dopo avermi compiaciuto per frazioni di secondo, mi appare a metà strada tra il triste e l’elitario.

Domani dal fruttivendolo. Se i peperoni rossi non sono quelli dell’altra volta mi incazzo e stavolta, cicci, stavolta non ci provare nemmeno con il vecchio trucco del “mi sono sbagliata di prezzo” perchè a me non mi freghi. Il pronome è ripetuto, ma a volte uno se lo può concedere. Direbbe qualcuno “si ma noooooooo”, con aria alquanto seccata, per giunta.

Così giovane e già indeciso

Febbraio 26, 2008

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I numeri vogliono dire qualcosa solo se letti con calma e solo se accompagnati dalle unità di misura. Non vuol dire niente che un nuovo modello di auto riduce le emissioni del 40%. Non vuol dire niente che la disoccupazione è scesa del 3%. Così, in un dibattito elettorale, può essere contemporaneamente vero che la disoccupazione sia scesa del 3% e che i disoccupati siano cresciuti di 200.000 unità. Nello sferragliare di un confronto televisivo organizzato con il cronometro, la verità è di chi ha detto bugiardo per ultimo.
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Quando trapela che lo staff dei due candidati litiga per giorni su tutto, e alla fine si pattuisce addirittura la temperatura dello studio televisivo (oltre alla dimensione della scrivania e all’altezza delle sedie), la sensazione è che la posta in gioco sia troppo alta. Quando si trasmette in diretta l’arrivo dei due candidati per confermare o smentire le previsioni della vigilia sul colore delle cravatte, è chiaro che i temi del confronto sono stati persi di vista da settimane.
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Non mi piacciono i coriandoli alle manifestazioni politiche, non mi piacciono i numeri senza unità di misura.
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Dos comentarios interesantes sobre el debate de hoy (en castellano)
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659 chilometri in 3 ore

Febbraio 21, 2008

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fa una media di 220 chilometri all’ora (per una velocità di punta di 300).

Ci sono passioni che sembrano facili da spiegare e sono oggettivamente difficili da capire. Il valore aggiunto che un viaggio in un treno ad alta velocità può avere su un viaggio e basta è estremamente soggettivo.

La tariffa web è applicabile a chi prenota su internet con più di 15 giorni di anticipo e consiste in uno sconto del 60% sulla tariffa base. Questo sposta il costo di un biglietto di andata e ritorno Madrid-Barcellona dalla zona “impossibile in questa vita” a quella “spese dolorose ma ammissibili”. Se il sito di Renfe si decide a sbloccarsi, si può dire che viaggierò a una velocità che non ho mai raggiunto in vita mia, sui treni più moderni della flotta, impiegando portone-portone meno tempo che nel classico viaggio in aereo.

In classe turistica, chiaro, che per un amante delle cuccette e della seconda classe all’italiana è quasi una seconda casa. E fino ad aprile, se proprio non saprò aspettare, posso sempre passare da Atocha a guardare i treni che partono. Del resto non sarebbe la prima volta.

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Maurizio è arrivato ed ha già una casa. A dire il vero, al momento potrebbe essere ovunque a sud di Madrid, visto che era la sua prima volta su un bus notturno e visto che la notte del martedì non perdona errori a proposito dei mezzi. Il prossimo autobus lo prendi fra quaranta minuti, ammesso che tu sappia dove ti porta, dice l’esperto. Ma tutti conosciamo Maurizio: mi avrebbe già telefonato, quindi so che è a casa. Era per mantenere un pò di suspense.

Si da il caso che la roulette del piso compartido sia entrata ufficialmente tra i miei hobby/fetish preferiti. La rassegna di case e relativi personaggi è un tonico fenomenale per la capacità di comprendere al volo la gente. L’animale uomo è completamente scoperto quando apre la porta della sua tana; con una combinazione di odori, suppellettili e piccole miserie assolutamente impossibile da contraffare, comunica suo malgrado molto più di quanto vorrebbe. Promemoria: osservare se chi vi riceve lo fa in scarpe o in pantofole. Devo dire che la ricerca con Maurizio è stata particolarmente generosa quanto a tipi umani. Ma per questo rimando al suo nascente blog (eh già, un blog di Maurizio…)

Da oggi sono anche professore di italiano, ho iniziato a dare lezioni a dei bambini. Hanno vissuto alcuni anni in Italia e i loro genitori non vogliono che dimentichino ciò che hanno imparato. Articoli determinativi e indeterminativi. Roba semplice. Beh, pare che io non sappia spiegare perchè per “squalo” si usi “lo” mentre per “portone” si usi “il”. Però sono riuscito ad infilarmi nella spiegazione del significato di “astruso”. Cinque estenuanti minuti per concludere (la sincerità prima di tutto) che non è proprio una parola comunissima. Sguardo di intesa tra i due, credo che già lo sospettassero.

Pues nada! Muy buenas noches a todo el mundo!

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I pavoni non sembrano così carini quando si dirigono a passo di carica verso la tua macchina fotografica. Hanno la faccia ottusa e aggressiva. Ma ho messo l’autoscatto a 10 secondi (perchè non 2? perchè non 2?) e non voglio perdere lo scatto. Quando tiro via la macchina, il becco è a poche decine di centimetri. Dov’è la gabbia di questi pennuti? Quanto pesa un pavone? L’atmosfera è da Jurassic Park, o almeno questo è ciò che il giovane esploratore vuole credere. Una sala conferenze circondata da un giardino all’italiana curatissimo. Si entra da un cancello, fuori la gente fa jogging con l’ipod e gli anziani leggono il giornale sulle panchine. Io ero un anziano fino a pochi minuti fa. Dentro, una decina di pavoni si aggirano come se fossero i padroni di casa. In effetti ci siamo solo loro e io, ed essendo io l’ultimo arrivato… lanciano degli urletti un pò inquietanti e visto che ho notato una sola femmina, credo che non tiri aria di amicizia da queste parti. Non c’è traccia di accalappiapavoni.
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“Erasmus. Tipico!” (6) a casa dei tedeschi
“Ah italiano? Mafia eh?” Ho la mia birra. Ho la mia serata tranquilla. Ho una poltrona comoda. Ho uno stronzo davanti. Sono un tipo diplomatico, non sono di quelli che alzano la voce se non c’è bisogno. Ma a una certa ora il viso va più veloce dell’autocontrollo e mi si scioglie in una smorfia che deve essere molto, molto comunicativa. Siamo già alle giustificazioni. “Si, es como cuando yo digo que soy aleman y la gente dice -ah aleman! Wurstel! Fuhrer!-”. E’ lo stesso? può darsi. Ma io ho detto “encantado”, non “wurstel”. Stronzo.

“Ese hogar en Madrid” (4)
Otra vez me toca limpiar. Somos muy limpios o demasiado limpios? No quiero que mis mano huelan a lejia! Joder.
Hilary se va a Sevilla en AVE, que suerte! Yo tambien quiero coger un AVE! Mañana se abre a la venta el AVE a Barcelona. Es una tentaciòn, vamos a ver que pasa. Con John hemos empezado una serie de 25 documentales sobre la segunda guerra mundial (si, veinticinco). La batalla de Okinawa fue interesante, John se perdiò un 20% durmiendo, pero creo que lo importante lo cogiò. Javi graba. Javi siempre graba. Bueno. Me toca. Primero los baños.

meno 136 (circa)

Matlab, parliamone.

Febbraio 9, 2008

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Matlab, parliamone. Si tratta dell’unico linguaggio con cui mi sono trovato a programmare per davvero. Nella fattispecie, attualmente preparo un programma che risolve il problema di una barra retta sottoposta a carico assiale, tanto concentrato quanto distribuito. Si utilizza il metodo degli elementi finiti. E’ un programma di circa 400 linee, per i miei standard direi “una cosa seria”.

Però Matlab, parliamone. In entrambi i sensi: 1) Argomento: Matlab. Parliamone. 2) Senti Matlab, parliamone dai!

Quando compro un quotidiano, capita che ci sia una parola sbagliata. Io però, non lo tiro in faccia al giornalaio dicendo “Ehy tu! ??? Subscript indices must either be real positive integers or logicals”. E questo non solo perchè sarebbe poco carino, ma soprattutto perchè il giornalaio, credo, non capirebbe. E’ facile che si creino incomprensioni, e sappiamo tutti quanto questi siano tempi per distendere e rilassare i rapporti umani. Sai, Matlab, sarebbe molto più semplice se cercassi di spiegarti meglio e toglierti quell’aria di superiorità. Cosa mi rappresentano 3 punti interrogativi? Mi dici “??? Undefined function or variable ‘tesione’”. Ma Matlab, dico io, questo è un programma per calcolare tensioni, ho scritto “tensione” forse 40 volte finora, perchè essere così pignolo? Perchè non mi aggiungi una enne e non mi fai un sorrisino?

Mi sono dimenticato un punto e virgola, Matlab, ma è chiaro che non voglio che mi listi una matrice 20000×20000. A quella velocità tra l’altro non leggo niente, perdo tempo io e lo perdi tu. Devo aspettare per 3 minuti che tu finisca la tua matrice, non c’è maniera di fermarti. Si, abbiamo capito che tu fai quello che ti dico io, ma è una maniera ben capricciosa quella che hai di comportarti!

Matlab, parliamone. Il mio programma alla fine funziona, giusto in tempo. Gli ultimi due mesi sono stati una lotta, ma vedere che l’uscita del programma è esattamente quello che doveva essere è impagabile. Ti voglio bene Matlab. Brutto stronzo presuntuoso.

 

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Avere un giornalista in casa può essere molto utile per sapere cose che già sai benissimo. Leggere i giornali, specialmente online, può essere utilissimo per occupare memoria e intelligenza che potrebbero essere destinate a scopi ben più nobili. Pensavo di aver visto tutto quando ho letto “Rapina banca travestito da albero. Scoperto”. E invece, guarda il mondo come ti sorprende, oggi becco “Scimmia cowboy a cavallo di un cane”. La scimmia ha anche un sito.

Juan è un giornalista politico. Mi spiega che con suo massimo rammarico, le pagine del suo giornale che ricevono il maggior numero di visite sono quelle della cronaca rosa e quelle delle notizie idiote, per le quali la redazione dispone di una giornalista che si dedica esclusivamente a scovarle. Capisco il suo dolore. E capisco che non dev’essere un granchè l’opinione che Juan ha della gente che lo circonda per strada.

Su corriere.it è apparsa recentemente un’interessante galleria in cui, attraverso l’opera di numerosi fotografi, si ricostruiva una giornata nella vita del nostro paese. Ai lettori si chiedeva di votare la foto che preferivano. Io ho affrontato la cosa con la serietà testarda con cui affronto tutto. Ho visto tutte le foto, ne ho scelto tre, le ho riguardate, ne ho scelto una, ho votato. Risultati. Le percentuali di voti erano decrescenti dalla prima all’ultima foto senza eccezioni. Dunque, tutti hanno visto le foto fino a trovarne una che gli piaceva e poi hanno votato quella. E le altre, niente. La prima 12,5%, e via fino all’ultima con 0,2%. L’inchiesta è scomparsa in poche ore.

San Valentino nella suite di cioccolato. Stanza per innamorati “ingordi” nell’hotel di lusso “Bryant Park” di Manhattan. E vaai!