In gita al Senato
Gennaio 24, 2008
Già guardarla in televisione può lasciare sbigottiti. A guardare un’intera seduta del senato in diretta su internet si rischiano addirittura i capogiri. Non si vede, a guardarla in tv, che il presidente fa il conto alla rovescia per l’inizio della diretta, e tenta di rimettere in ordine l’aula. Si rivolge ai senatori con tono da maestro di italiano, come se si trattasse di una quarta elementare in attesa dell’ispezione del preside. Dice frasi come “per favore, cercate di comportarvi bene” o “ognuno ai propri posti” (creando un’atmosfera da registrazione della ruota della fortuna o da riprese di un peplum con centinaia di comparse) “lei che ha da gridare col senatore due banchi più avanti? Per chiacchierare potete anche uscire dall’aula”. Impressionante anche la coincidenza della terminologia scuolaelementare - senato.

E cos’è che non vogliamo mandare in tv? Ad esempio gli sputi, le corna e gli insulti della prima ora, credo, dove nè sputi nè corna nè insulti sono una metafora del clima e degli atteggiamenti. Di sputi corna e insulti si tratta. No, non gli ho sputato, si giustifica uno. Aggredito? Diciamo che non l’ho trattato bene.

Il tono degli interventi è spesso denigratorio, crudele, poco serio. La regia è abile. Si utilizzano solo due inquadrature: una sul presidente, un’altra sul senatore che sta intervenendo. Stop. A chi guarda si lascia l’opportunità di favoleggiare su cosa stia succedendo quando il presidente farfuglia “Ma che fa?… Ma perchè si agita? … Ma cosa gridate voi due? … Insomma colleghi! … Vi prego! … Smetettela di agitare quei fogli!”. Quando la parola passa dall’uno all’altro a volte si sbagliano e l’audio passa sui microfoni generali dell’aula: il rumore diventa insopportabile, si sentono schiamazzi e urla, poi si torna al microfono schermato di chi tenta di iniziare il suo intervento. Silenzio, un minimo di compostezza, ma in questa compostezza si nota facilmente che la voce sale e scende seguendo l’andamento del casino generale.

Durante la votazione finale un senatore grida “Arrendeteveeeee”. Di certo non si tratta di un senatore friulano. Fanno due ali mentre si va uno ad uno al voto, ad alcuni ostruiscono il passo, ad altri applaudono, ad altri gridano. Fanno il rullo di tamburi con le mani mentre si contano i voti, accompagnano l’operazione con le mani come si accompagna uno spettacolo di flamenco. 161 a 156. Applauso liberatorio. E ora, tutti al ristorante per le riunioni dei gruppi parlamentari.
Astenersi, please, commenti anti-italia, anti-casta e anti-politica. Oggi non sono arrabbiato nè agguerrito. Oggi sono un pò triste.
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