Voglio, posso

Gennaio 31, 2008

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Ovvero, la filosofia spicciola applicata alla tortilla. Il rischio era alto, una frittata di 6 uova non si può trasformare in pappone e mangiarlo per pranzo. Non se dall’ultima volta sono passate meno di 48 ore e Juan è fuori per lavoro. La tortilla è per una cena di ambiente erasmus, stile venite a vedere la mia nuova casa e vi presento i miei coinquilini. E ok essere ggiovani, ma un pappone pare un pò brutto. Quindi grande sospiro di sollievo quando tutto ma proprio tutto ciò che ho buttato in padella, cade nel piatto con un morbido flop e scivola scivola torna al suo posto. Dorata ma non bruciata, compatta, i bordi perfetti, profumata e sfrigolante, mi fermo un minuto in silenzio ad ammirare il segno tangibile (e commestibile) di un sospirato superamento di me stesso.

Voglio, posso. Chi mi insegna a palleggiare?

Non è per tutti

Gennaio 30, 2008

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Non è per tutti una tortilla di 35 cm di diametro. La sensazione non piacerebbe a nessuno. Scelgo “il momento giusto”, appoggio un enorme piatto sulla padella, con grande agilità di polso giro il tutto in una frazione di secondo. Alzo la padella, questo sarebbe il momento di far scivolare il frittatone di nuovo dentro et voilà. Nel piatto, praticamente non c’è niente, solo un pò di uovo crudo e brandelli di verdura. Poi, annunciati da diversi splat, i pezzi della mia tortilla de verduras si schiantano sul piatto tipo Slimer. E’ ora di scrollarsi dall’incredulità, recuperare il recuperabile. Uovo fritto con verduras, un pastone immondo di una pesantezza indescrivibile. Juan si comporta da amico, condividiamo la sua pasta scotta con tonno di scatoletta e pomodoro e mi da una mano a mangiare il più possibile della mia creatura. Perchè una cosa è certa: non si butta la roba da mangiare.
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Mi guardano un pò inquietanti da dietro alla recinzione della loro scuola. Una di loro è fuori a recuperare il pallone, non riesce a tirarlo dentro, la rete è troppo alta. Sono 7-8 bambine sui 7 anni. Mi fanno paura. Evidentemente do l’impressione di poter essere d’aiuto, con quelle gambe! Hola señor! Merda. A me, noto nell’ambiente come pede stuartu e/o ped’i banana, a me, l’eterno portiere, promosso in difesa in occasione di partite intercondominiali, con l’ordine preciso di rompere stinchi, a me, che non ho mai capito come sia possibile palleggiare con i piedi, proprio a me chiedono in coro di far arrivare la palla a 8 metri d’altezza. Primo tentativo: le loro faccine da mostro Cronenberghiano danno 3 o 4 rimbalzi sulla rete a cui sono appoggiate, con grande fracasso la palla viene rimbaltada da questa a un cespuglio. Per lo meno non ci rimane incastrata. Secondo tentativo (riparte da 46 metri la Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare) il colpo sulla rete è addirittura più forte del primo, ma stavolta i mostri hanno assistito con le mani sulle orecchie (furbe). L’addetta al recupero mi guarda come si guarda un passante che improvvisamente ha dato di matto. Temendo il terzo tentativo si avvicina prudente e con le mani tese per riavere il pallone “Vale, no pasa nada, adiooos”. I mostri si riavvicinano alla rete, seguono al sicuro il rientro della compagna e controllano che non cerchi di riprendermi il pallone. Non è per tutti, non è per me.

Amor callado

Gennaio 27, 2008

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Mi è piaciuta subito l’idea di chiamarlo “Loop scomposto”. Quindi grazie a chi mi ha introdotto all’espressione. Ascolto in loop scomposto “Amor callado” di Rocio Jurado, in particolare il duetto con Falete in “Rocio Siempre”, registrazione dell’ultimo concerto di Rocio. Loop perchè sono alla quindicesima volta di fila. Scomposto perchè il fatto di avere cuffie avvolgenti (grazie mamma) mi permette di cantare a squarciagola senza sentire ciò che ne viene fuori. Farlo impugnando la colla stick stile microfono non è merito delle cuffie, è un mio vecchio vizio…
il video non rende come la traccia del disco, visto che il duetto ebbe diverse sbavature tecniche, ma mi emoziona. Le due voci si scatenano e a me viene il magone.

Parlare con i miei colleghi spagnoli di questi cantanti (Falete è un uomo, nonostante le sue apparenze) è come parlare in Italia (a ingegneria) di Battisti e Mina: una cosa sempre più difficile. Per fortuna i miei coinquilini, che hanno qualche anno più di me, hanno tutti i dischi che mi servono per continuare l’esplorazione della musica leggera spagnola. Ho scoperto recentemente Luis Aguile, una specie di Enzo Jannacci spagnolo, sottile anche quando fa l’idiota. Il genere mi attira irresistibilmente, e quando mi chiedo come lo coniugo con l’indie rock, la disco degli anni ‘70 e ‘80, il trash degli anni ‘90, una passione che non riesco a confessarmi per la house di un certo tipo che non so come si chiama, lo ska-punk ma non troppo e quant’altro, mi rispondo che non lo so e comunque me ne frega poco. Chi invece me lo chiede, rischia di essere preso per cretino.

Sfuggendo alla notte

Gennaio 26, 2008

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E’ il momento dei palliativi. Mi sono preso due sere. Non due notti, due sere, sperando che valgano come una notte dei mesi andati. Tornerò a casa mentre è ancora notte, come ieri, domani mi alzerò di nuovo a un orario decente e studierò per una quantità di tempo soddisfacente.

Buona sera a tutti.

In gita al Senato

Gennaio 24, 2008

Già guardarla in televisione può lasciare sbigottiti. A guardare un’intera seduta del senato in diretta su internet si rischiano addirittura i capogiri. Non si vede, a guardarla in tv, che il presidente fa il conto alla rovescia per l’inizio della diretta, e tenta di rimettere in ordine l’aula. Si rivolge ai senatori con tono da maestro di italiano, come se si trattasse di una quarta elementare in attesa dell’ispezione del preside. Dice frasi come “per favore, cercate di comportarvi bene” o “ognuno ai propri posti” (creando un’atmosfera da registrazione della ruota della fortuna o da riprese di un peplum con centinaia di comparse) “lei che ha da gridare col senatore due banchi più avanti? Per chiacchierare potete anche uscire dall’aula”. Impressionante anche la coincidenza della terminologia scuolaelementare – senato.

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E cos’è che non vogliamo mandare in tv? Ad esempio gli sputi, le corna e gli insulti della prima ora, credo, dove nè sputi nè corna nè insulti sono una metafora del clima e degli atteggiamenti. Di sputi corna e insulti si tratta. No, non gli ho sputato, si giustifica uno. Aggredito? Diciamo che non l’ho trattato bene.

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Il tono degli interventi è spesso denigratorio, crudele, poco serio. La regia è abile. Si utilizzano solo due inquadrature: una sul presidente, un’altra sul senatore che sta intervenendo. Stop. A chi guarda si lascia l’opportunità di favoleggiare su cosa stia succedendo quando il presidente farfuglia “Ma che fa?… Ma perchè si agita? … Ma cosa gridate voi due? … Insomma colleghi! … Vi prego! … Smetettela di agitare quei fogli!”. Quando la parola passa dall’uno all’altro a volte si sbagliano e l’audio passa sui microfoni generali dell’aula: il rumore diventa insopportabile, si sentono schiamazzi e urla, poi si torna al microfono schermato di chi tenta di iniziare il suo intervento. Silenzio, un minimo di compostezza, ma in questa compostezza si nota facilmente che la voce sale e scende seguendo l’andamento del casino generale.

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Durante la votazione finale un senatore grida “Arrendeteveeeee”. Di certo non si tratta di un senatore friulano. Fanno due ali mentre si va uno ad uno al voto, ad alcuni ostruiscono il passo, ad altri applaudono, ad altri gridano. Fanno il rullo di tamburi con le mani mentre si contano i voti, accompagnano l’operazione con le mani come si accompagna uno spettacolo di flamenco. 161 a 156. Applauso liberatorio. E ora, tutti al ristorante per le riunioni dei gruppi parlamentari.

Astenersi, please, commenti anti-italia, anti-casta e anti-politica. Oggi non sono arrabbiato nè agguerrito. Oggi sono un pò triste.

 

 

Gennaio 24, 2008

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Madrid Capital. Diciotto gradi centigradi. Un supplemento di autunno o un’anticipazione di primavera?Ormai non se lo chiede più nessuno ma tant’è, la sciarpa non so neanche più dove l’ho messa. Ventiquattro ore in casa, altre 9 davanti. Un ritiro tecnico-spirituale accompagnato da Rocio Jurado, Raphael, Falete. Valió la pena conocerte valió la pena enamorarte, Dejar la gris monotonía por este sin vivir constante, dejar la paz en que vivía por este infierno delirante.

Pulire i bagni: fatto. Renovaciòn de la carga en motores de 2T: fatto. Pulire la cucina: fatto. Combustiòn en MEP: fatto. I piatti: fatto. Perdidas de calor: fatto. La lavatrice: fatte (due). Oddio, tutta la squadra pantaloni forse un giretto se lo farebbe. E una riguardata alla combustione MEC non ci starebbe male. La città sembra un miraggio anche se la puerta del Sol sta a 5 fermate. Domani esco, quantomeno per comprare il pane.

E’ una di quelle sere in cui si può genuinamente odiare il riscaldamento centralizzato. La finestra aperta non funziona, ammesso che un energetico possa superare le vertigini dell’exergicidio conseguente. Il termosifone crea una barriera impenetrabile all’aria fresca che sta a un passo, giusto sul davanzale. La coalizione con il coinquilino-dirimpettaio è sconsigliabile.  La corrente si crea, ok, ma porta con sè gli oli essenziali di lavanda e eucalipto di cui Javi si cosparge. Una situazione paradossale.

A dormire, che è già tardi.  Il succo è in frigo, biscotti: comprati.

Campaña electoral

Gennaio 20, 2008

 

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Juan tende a dare fastidio durante i primi minuti di un film. Il periodo in cui io cerco di concentrarmi, di cogliere l’umore del regista e di capire se la fotografia è di quelle che mi danno un fastidio tremendo o di quelle che mi restano negli occhi, che i giorni seguenti non capisco perchè il mondo non abbia il direttore della fotografia come sindaco. Juan sfugge all’immersione, si attarda, rumoreggia, fa battute idiote, risponde anche al telefono nel caso. La gente sbuffa, fa shhhhh, io pure. Oggi all’uscita da “Los crimenes de Oxford” mi ha detto che questa non è españa, che un tempo ci sarebbe stata più tolleranza verso un caciarone come lui. Gli stereotipi evidentemente non nascono a caso. Non credo che negli anni ‘50 si suonassero le nacchere per i primi deci minuti di un film, ma mi sto facendo l’idea che Juan parli di qualcosa che effettivamente sta cambiando.

“Los crimenes de Oxford” è il film triste di un regista prevedibile. Un regista spagnolo che guida un cast ispano-americano (Elijah Wood, Leonor Watling, John Hurt) tentando di ottenere l’atmosfera, lo sviluppo iperprevedibile della trama, la psicologia piattissima dei personaggi, il ritmo e addirittura le scene di sesso, di un qualsiasi blockbuster di alta gamma dei primi di questo secolo. Ulteriormente irritante è la maniera di costruire la cornice accademica in cui si svolgono le vicende. Il teorema di Fermat diventa, inspiegabilmente, il teorema di Bormat, c’è lo studente russo che da di matto perchè gli hanno fregato la dimostrazione, le guglie, i prati, i professori mostri sacri, gli occhiali di tartaruga, la vita si sviluppa intorno a una serie logica. Non tornerei a vederlo.

Qui inizi ad esserci odore di campagna elettorale, si vota il 9 marzo e l’aria inizia a scaldarsi. Per farsi un’idea dei toni, dare un’occhiata qui

1) Un video del partido popular (PP), attualmente all’opposizione. Candidato a presidente del Gobierno, mariano Rajoy. Da non perdere la chiusa, da pubblicità di automobile sportiva.

2) Un video del Partido socialista obrero español (PSOE), al governo e a fine legislatura. Candidato per la rielezione, Jose Lùis Rodriguez Zapatero. L’intero video pare uscire dai teletubbies, altrettanto imperdibile.

Tornerò sul tema.

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Questo ha rischiato di essere un post sui trasporti pubblici. Stavolta vi sareste beccati gli autobus e in particolare, “Emozioni provate nel percorrere la linea 10 a partire dal capolinea, la centralissima e affascinante plaza de Cibeles, salendo al volo e sedendosi avanti avanti”. I miei post sull’argomento hanno suscitato, a sospresa, un interesse piuttosto ampio, quindi non mi sento troppo un metro-nerd continuando il filone. Ma è stato proprio sull’autobus (tra l’altro uno dei primi della flotta ad essere equipaggiato con la nuova emettitrice di biglietti integrata con una intrefaccia grafica che segnala fermate successive e dati di viaggio) che mi sono accorto che un’irreversibilità si sta producendo al mio polso.

Il braccialetto era sotto osservazione già da un pò, ma ora la situazione si è fatta allarmante. Solo due fili (l’azzurro e il viola) restano a tenere i due capi insieme. Ho già vissuto questa situazione, il rischio è che un giorno guardi e il braccialetto non ci sia più. Ho tutta una serie di braccialetti rotti, non riesco a liberarmene, ma perderlo senza accorgersene è un’altra storia, 10 secondi di silenzio e una strana tristezza addosso. E allora che faccio? lo rompo io per non rischiare? Mi assicuro di averlo nel mucchio dei braccialetti rotti o gli faccio fare ancora qualche doccia, qualche giro in autobus (magari su una delle nuove linee Express che iniziano ad inaugurarsi da domani), qualche ora di lezione?

Deve essere il periodo degli esami, sono particolarmente fragile psicologicamente, ma mi farò coraggio. Sorveglierò strettamente il braccialetto, evitando di mettere le mani in tasca (fa attrito) e di agganciarmici come mi piace fare. E pensare che dovevo scrivere di autobus.

Poi me ne compri un altro, vero?

meno 178 (circa, è prevista una revisione al ribasso nei prossimi giorni. Qualche testa cadrà, al piano della contabilità)

Che ne sto pensando?

Gennaio 14, 2008

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Che ne sto pensando della differenza tra un paese in cui per cacciarti da una discoteca staccano la musica e un altro in cui la mettono a manetta, che i timpani si gonfiano e sei costretto ad uscire trascinandoti sui gomiti, per evitare le onde d’urto?

Che ne sto pensando della differenza ma poi chissà se di differenza si tratta, tra un paese un pò sporco e un paese abbastanza pulito perchè ogni notte centinaia di persone lo lavano, scrostano, spazzano, disinfettano?

Che ne sto pensando di un posto dove il treno viaggia di notte (I cuore.gif cuccetta) e fare 350 km può ancora costare 13 euro? E di uno dove la stazione chiude all’una e 350 km costano come minimo 23 euro? A cosa sono disposto a rinunciare per un’azienda ferroviaria che sia di tutti e accessibile a tutti? Alla colazione in cui l’usa e getta pesa più del cibo (l’ambiente ringrazia) SI. Ma vi prego, lavate la tappezzeria, io un euro lo caccio. Tu non ce l’hai? Te lo do io.

Che ne sto pensando di un posto in cui non c’è verso di farsi fare la schiuma sul cappuccino ed è pieno di Starbucks vuoti? E di uno in cui il cappuccino è un rito, una mania, una specialità nazionale, un capolavoro, una meta turistica e la gente scende in piazza per avere Starbucks? Ecco il noglobbal dirà qualcuno. No, questa è una domanda seria. Che ne sto pensando?

Che ne sto pensando?

meno 188

Gennaio 9, 2008

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