Banco de ensayo
Dicembre 19, 2007

Il motore è un diesel Iveco dei primissimi anni di questo secolo. Un motore per autotrazione. La cilindrata è di 6754 cm^3. Per cilindro? chiede una collega. Il professore si perde nel ricordo ammaliante dell’ultima volta che ha visto un motore da quasi 7 litri di cilindrata unitaria. La dolcezza del pensiero lo intorpidisce e fa spazio alla diplomazia. Te lo immagini un motore così? No, no, ti parlo di cilindrata totale. Omette di dire “ovviamente”.
Allo svizzero per poco non gli prende un infarto. Ha appena finito di dire che tutto sommato è un motore silenzioso. Non sa di riferirsi al motore dell’impianto di raffreddamento. Quando un camion senza camion si accende nella stanzina, deve aggrapparsi alle coronarie per convincerle a restare. Il dottorando ha fatto la cazzata. Dobbiamo uscire di corsa perchè il fracasso è insopportabile.
Per la prima serie di misure otteniamo aiuto dal professore, che ci da un minimo di tempo. Siamo storditi dal numero di strumenti che ticchettiano, ognuno copia dal foglio dell’altro, l’accuratezza lascia a desiderare. Si cambia regime di giri al motore e il professore inizia a sparare i valori delle misure. Temperatura gas di scarico all’uscita dal cilindro: 575, all’uiscita dalla turbina del turbo: 510, temperatura all’uscita dal compressore: 60. Cala una operosa quiete. Neanche seriosi, siamo proprio seri. Nessuno vuole inceppare lo sviluppo degli eventi sbirciando su fogli altrui o, peggio, chiedere di ripetere.
Quello che fa sempre domande a bassissima voce, che il professore deve sempre chiedergli di ripetere, si è messo al posto di comando in zona misuratori di pressione. Pronuncia chiaro e ad alto volume i vari millimetri di mercurio, me lo vedo a dire cazza la randa in una barca che risale gagliarda un vento infido.
All’improvviso crollano tutti i valori e piombiamo in un silenzio carico di attesa. Se acabò. Il professore annuncia la fine della prova. E’ una volta ancora molto diplomatico. Però le cose le dice. Sapete che questo motore è raffreddato ad acqua, perchè qui dentro non ha senso usare un radiatore vero? Beh, si da il caso che i colleghi del dipartimento a fianco ci abbiano preannunciato possibili intercettazioni dell’impianto di appovvigionamento dell’acqua per lavori nei loro uffici. Poi aggiunge, senza motivo: il dipartimento a fianco è di ingegneria elettrica. Ecco. Omette: che ne devono sapere quelli di motori a combustione interna? E’ sempre colpa degli elettrici (spesso anche dei gestionali). Noi annuiamo, ulteriormente diplomatici, ma condividiamo un pensiero.
C’è una maniera speciale di lasciare in disordine nei dipartimenti di ingegneria dove c’è grasso. Le prime volte che ci entri pensi che la roba che c’è in giro si trovi lì perchè qualcuno lo sta usando. Poi invece rimane tutto lì per 5 anni. Senza che nessuno sposti o pulisca nulla. Questo non vale per tutti gli oggetti, ma solo per alcuni, scelti con criteri non scritti ma molto precisi. Un floppy vecchissimo in bilico sopra a un armadio metallico di design statal-minimalista. Una rivista incellophanata di 4 anni fa. Una pipetta di lubrificante bianca e azzurra per terra, non si sa mai. Uno straccio. Un computer vecchissimo. una raccolta di riviste degli anni ‘80. Alla fine diventa il tuo paesaggio. Il tuo armadio sarà così prima o poi. Probabilmente lo è già.
Practica de motores termicos. Era oggi.
2013: richiamo antitetanica
Dicembre 19, 2007

E’ una cosa tipica del personaggio. Non riesco a ricordarmi qual è il giorno della practica de motores termicos e credo che la rappresentante cominci a pensare che io sia idiota o piacione. Glielo chiedo ogni 3 giorni per sicurezza. Invece il richiamo dell’antitetanica, quello lo so. E’ per il 2013. Mi è sempre capitato di avere difetti di memoria, le situazioni che mi sono familiari sono: salutami tuo padre (contaci), ricordati di portarlo (mo vediamo), come sono arrivato in cucina? (e chi lo sa?), una volta ci sono stato (si lo so, eravamo insieme). L’antitetanica fu uno scatto di orgoglio e insieme un esperimento (si, un’attiliata) del tipo: vediamo se nel 2013 riuscirò a ricordarmi del richiamo! E ora, ogni volta che qualcosa non mi viene in mente, ecco presentarsi siringa e cotone idrofilo. Si, lo so, antitetanica 2013. Ma quand’è la practica de motores termicos?
“Ese hogar en Madrid” (3)
Alguien se ha dado cuenta de que hay un jamon entero en la cocina? Y que pasa con el grifo? Vamos a arreglarlo o no? Que solo me queda un calzoncillo y ya està, Y a mi me gusta cambiarme los calzoncillos cada dia!
Los del piso vamos a abrir una pagina de cultura en un periodico online. Se va a llamar “De aquella manera”, ya tenemos una direcciòn de correo electronico y la cabecera. Creo que esto va a arrancar pronto, estamos todos excitados y creo que va a salir algo interesante. Si alguien quiere participar con algo (foto, relatos, poemas, pintura, videos o lo que querais), seguro que le vamos a encontrar un sitio. Ya os darè otras informaciones.
“Erasmus. Tipico!” (5) il tedesco (un altro tedesco)
(con una bottiglia di Mahou del cinese in mano) – la birra spagnola fa schifo, quella tedesca è molto più buona – senti gioia, vogliamo parlare delle varie Werferwalder e Burgerweiser da Carrefour? Appunto.
Già da un pò è tempo di bilanci. Non tutti capiscono. Forse sono io che non mi spiego bene.
meno 207 (circa)
Arrivato!
Dicembre 10, 2007

Mi piomba tra capo e collo in pieno periodo di auto-motivazione in vista di una sessione esami piuttosto duretta (checchè se ne dica erasmus in Spagna = zero villaggio vacanze). Il paccheto è essenziale ma adorabile. Mi ci vogliono solo tre tentativi per farlo partire in modalità live, cioè senza installarlo. Devo trafficare in quelle pagine blu inquietanti per impostare il drive di avvio e dirgli di partire da cd. Mi sento un genio.
Ora mi devo imporre di metterlo da parte almeno fino a natale, questo cd. Fino ad allora dovrà anche aspettare la nuova rubrica (ovvio) che desrciverà i miei progressi nel mondo del software open source. Que pena tios! Ma è così per forza. Mi conosco.
meno 216 (circa)
Piangere in autobus
Dicembre 6, 2007

Ci si può commuovere per i trasporti pubblici? Come dice un mio professore di qui, da come è posta la domanda si deduce che SI. Da Plaza de Cibeles partono tutti gli autobus notturni. Arrivano flottiglie di gente da tutte le parti: dalla Castellana, da Paseo del Prado ma soprattutto scendendo da Alcalà e Gran Via. C’è una bella atmosfera, alcuni (molti) non si reggono in piedi, altri continuano a fare casino, altri semplicemente vanno o tornano dal lavoro. Non si distingue Plaza de Cibeles di notte da Plaza de Cibeles di giorno ma probabilmente di notte c’è più gente.
Diciamocelo. I trasporti pubblici sono forse l’unica cosa del mondo che funziona come secondo me dovrebbe. L’unica zona di mio gradimento nel campo di bataglia tra socialdemocrazia all’europea e neoliberismo. Un posto in cui mi sento tranquillo, i giovani si alzano per far sedere gli anziani, dove tutto è organizzato e tutto, nell’organizzazione, risponde ai criteri con cui il mio cervello organizza. So, ma faccio finta di non sapere, che questo succede solo perchè alle nostre latitudini spinte sociali e di sostenibilità coincidono al momento con criteri di economicità e ritorno politico. Come dire: quando un esercizio torna anche se hai sbagliato il procedimento. Che culo!
Il mio autobus notturno è l’N9. Mi porta dritto sotto casa. Lo adoro.
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“Erasmus. Tipico!” (4) Lo svizzero (che non è tecnicamente un Erasmus, ma è uno di noi)
In Svizzera le ferrovie annunciano ritardi di 4 minuti e chiedono anche scusa.
Si, lo sappiamo. Lo svizzero è stato molto paziente. Alle domande idiote sul suo paese risponde spesso con una battuta. Dice “si, e in Svizzera ci sono anche l’elettricità e le automobili”. Negli occhi gli riconosco l’espressione di chi soddisfa sempre le stesse curiosità. Un pò come quella gente molto alta a cui chiedono sempre che aria tira lassù. Un pò così, ecco.
Gli è già toccato entrare in argomenti come: cioccolato svizzero, orologi svizzeri, gli svizzeri non hanno l’euro, gli svizzeri non hanno l’esercito (falso), in svizzera la droga è legale (parzialmente vero), gli svizzeri sono noiosi (qui un pò la prende male), gli svizzeri stanno solo in svizzera (rimane spiazzato, ci penserà a casa credo). Sulle ferrovie però, lo svizzero risponde orgoglioso. Finalmente una domanda a cui gli piace rispondere, finalmente qualcosa che gli sembra notevole del suo paese.
Abbiamo qualcosa in comune, io e lo svizzero. E chi se l’aspettava?
Chi è questa gente?
Dicembre 3, 2007
Ho il mio quotidiano gratuito. Ho il mio posto al mio banco (mi piace il mio banco, ha dei bei disegni a matita che cerco di non cancellare). La temperatura è giusta. Ma chi è questa gente? In effetti non ho mai fatto caso a chi si siede in fondo, vicino alla finestra, si tratterà di un arrivo in massa di infondisti. Mmmh. Però dove sono quelli che conosco? Mmmmmh. Si spegne la luce e si abbassa il telone per le proiezioni. Chi è questo signore? Lungodegente eh? No, professore. Mmmmmmmmh. Ho la mia matita a mina bellissima, ho la mia gomma morbida, una penna blu, una rossa per i titoli e una verde per i titoli ancora più importanti. E’ tutto a posto, è tutto a posto è tutto a posto. “Siete così tanti perchè vi siete dimenticati che oggi si fa orario del venerdì?” Mmmmmmmmmmmmh. Gli ultimi 50 minuti mi passano davanti agli occhi, la sveglia, la doccia, l’odio per Javi che oggi non si deve svegliare presto, la colazione da solo, l’autobus, Il giornale, il banco, la matita, le penne (ho 3 penne). Chiedo per sicurezza alla mia vicina. Come quando si chiede sull’autobus di tutta la vita se anche oggi va dove è andato per anni: così, per sicurezza. Come quando si torna alla macchina per controllare se è chiusa. E’ chiusa, è chiusa! “Oggi si fa orario di venerdì?” “Si” “Mh”. Mi alzo, mi guardano, è chiaro, sono un cretino. Il professore mi risparmia la battuta. Grazie. Corsa composta verso l’uscita, sensazione di essere l’unico in piedi in mezzo a migliaia, ma che dico migliaia, milioni di persone sedute, brusio inequivocabile alle mie spalle. Mentre chiudo la porta sento altre sedie muoversi. Il cretino ha sempre un sacco di colleghi.
No levantar el futbolìn
Dicembre 1, 2007

E’ senza dubbio il protagonista del locale. Se dal soffitto pendesse la statua a grandezza naturale di un toro con l’enorme pene in vista, facendo il gesto dell’ombrello con un sorriso demoniaco, credo che nessuno se ne accorgerebbe. Di fatto c’è, ma nessuno se ne accorge e io stesso non sono sicuro di poter dire che fosse un toro e non una renna. El futbolìn.
La regola è semplice. Metti un euro sulla sponda e vuol dire che dopo tocca a te contro chi vince la partita in corso. Gli euro in fila arrivano ad essere 5. No levantar el futbolìn! Le regole sono importanti e si concertano più o meno rumorosamente prima della partita. A volte non vale segnare con i 5 a centrocampo, a volte vale segnare solo con le punte. L’unica cosa bandita quasi sempre è la classica rullata. Una coppia pretende che non si batta da centrocampo con doppio rimbalzo e toc toc sulla sponda, secondo loro si deve mettere la palla ogni volta in un angolo diverso e lasciarla cadere. Il povero avversario è troppo ubriaco e batte sempre all’italiana. Sempre. La tipa, chiaramente la figura dominante della coppia, si indispettisce oltre ogni ragionevole limite, scuote la testa sbuffa e lancia gli occhi all’indietro (si vede il bianco!). Incassa un goal ridicolo e lascia la difesa, prima di subire l’umiliazione di farsi dire dai levati che mi metto io dietro. Alla fine abbandona il tavolo prima che siano finite le palline. Non ci voglio più giocare con voi. Ciao, cretina che non sei altro.
Un tipo grida “E-ras-mùs E-ras-mùs E-ras-mùs”. Non è lì per fare il tifo per qualcuno in particolare. Vuole comunicare il suo entusiasmo per un programma di interscambio tra università, e lo vuole fare in un’atmosfera da stadio. Riesce addirittura a passare inosservato. Muy bien tio, muy bien!
Arrivano gli italiani, nella fattispecie due tarchiotti tirati a lucido per beccare. Andavano a femmine e chi ti becco chi non ti becco… un biliardino. Gli sorridono gli occhi, le collane e i bracciali d’oro, la gelatina nei capelli, i Refrigiwear. Tutto in loro sorride. Decidono che la partita dopo tocca a loro, ma si da il caso che tocchi a due ragazze agguerritissime e poi a me. Racolgo le idee, vado a spiegarglielo. Capiscono e la prendono anche bene, ammetto che non me l’aspettavo. Sorridono anche, gli piace il metodo dell’euro, anche se dovranno aspettare di più. Un classico della psicologia del “presi uno per uno ok, ma messi insieme..”.
Un litro di birra 6 euro. Qua ci torno.
