Col tempo

Novembre 30, 2007

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Col tempo ho imparato a stare in piedi, ben dritto, in tutti i posti dove mi sembra di non far male a nessuno: anche lì dove, si dice, tutti dovrebbero stare seduti composti. Ho anche imparato che stare in piedi dove tutti stanno seduti composti non è un mio diritto in tutte le situazioni; tantomeno è una buona idea garantita.

Non abbandono gli errori del mio passato, me li porto in giro per una rapida consultazione in caso di necessità. Portarli solo in giro, questa si è sempre stata una mia cattiva abitudine.

Una casa per avanzi di post

Novembre 28, 2007

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Ovvero quei pensieri che la mia ossessione per il post cheabbiaunfilologico normalmente non mi permette di lasciare sparsi in giro. Da cui la metafora con la bacheca (ok, prometto che non spiegherò più l’header del post).

“Erasmus. Tipico!” (3) il belga

qui in Spagna è tutto carissimo! Si paga 3.50 per entrare in piscina IN BELGIO 1,50 – In Belgio? in TUTTO il Belgio?

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Pare che la parola “Jeans” non sia accettata dall’accademia della lingua spagnola. In generale non gli piacciono le parole straniere (pensavo fosse una fissazione prettamente francese), però a volte non capisco. La parola “jeans” viene da Genova, città indissolubilmente legata alla diffusione del denim fin dal XVI (!) secolo, cioè fin dalla nascita di questo tessuto. Vaquero invece deriva dal fatto che in tempi molto più recenti i pantaloni di jeans sono stati associati a chi accudisce una grande mandria di bovini. Si tratta evidentemente di un’interpretazione riduttiva. Mi sono fatto l’idea che in Spagna questo abbia a che fare con la dittatura franchista e con qualche geniale idea di autarchia linguistica (do you remembre Stanlio e Ollio aka Laurel & Hardy?). A ognuno la sua.

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Non sopporto (siamo all’invettiva) gli automobilisti che la mattina intasano Madrid. Se prendessero il santissimo autobus andremmo tutti più veloce, consumando di meno e arrivando più felici e meno intossicati. E invece no! Tutti in fila uno dietro l’altro, anche se questa è una città in cui è davvero impossibile non avere, per il proprio tragitto casa-lavoro o casa-scuola, un mezzo di trasporto (o combinazione di) che sia perfetto. Ma perfetto proprio. Mah.

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Metodos matematicos è arrivato a metà. Cambiamo professore. Niente più metodo degli elementi finiti, in arrivo variabili aleatorie e processi stocastici (grandissimi processi stocastici!). E’ incredibile come una voce un minimo ridicola possa decidere (in negativo, assolutamente in negativo) l’autorità di un professore nei confronti della sua classe. Sono un pò dispiaciuto.

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Esiste un’aula universitaria in cui proporre un’idea originale per di più apprezzata dal professore non passi per esibizionismo/spocchia/leccaculismo/vanagloria/arrivismo/siabbiamocapitocheseibravo? Si, esiste in mezz’ore distribuite in maniera totalmente casuale sugli atenei di tutta Europa. Oggi ho passeggiato con una mia idea felice in una di queste mezz’ore. Una bella sensazione.

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Compare o non comprare l’abbonamento ai trasporti pubblici per dicembre? Data la mia assenza per 1/3 esatto del mese e dato il costo del carnet da 10 corse, la spesa rimane giustificata? Nel calcolare la soluzione ho riscoperto il piacere delle divisioni e moltiplicazioni fatte a mano, facendo tra l’altro uno sforzo notevole per ricordare come si fanno quelle con la virgola. 10 secondi di vergogna (un’espressione efficacissima, direttamente dal passato). La conclusione che scrivo sul foglio senza farci troppo caso è: punto ai 5 carnet da 10 (risparmio di 6 euro); mi accontento, scornato, di arrivare a 6 (risparmio ridicolo); mi incazzo notevolmente arrivando a 7 (perdita non eccessiva ma pur sempre perdita!). Credo che comprerò l’abbonamento ai trasporti pubblici per dicembre. Chi ha voglia di passare le feste scornato o notevolmente incazzato? io no!

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“Madrid, le strade si illuminano di festa con 9 milioni di lampadine”. Chi mi conosce continui per conto suo la polemica, gli altri riflettano per conto loro.

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Cominciano ad apparire strane combinazioni di parole utilizzate nei motori di ricerca per arrivare a questo blog. Oggi c’ho “ipnotizzata da Giucas Casella” e “cosa posso comprare a Madrid”.

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Ok ne ho abbastanza anche io. Buonanotte.

meno 230 (circa)

Rivoluzione, la mia piccola

Novembre 26, 2007

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l’obiettivo era che il titolo sembrasse una voce del dizionario, non credo funzioni, quindi spiego. Oggi ho richiesto la mia copia di Ubuntu 7.10 «The Gutsy Gibbon», ovvero ho deciso di cercare un rimedio alle umiliazioni che l’hardare del mio nuovo laptop subisce a causa di Windows Vista. La consegna è prevista in 6-10 settimane, meglio, visto che ora ho da studiare e non resisterei a un pacchetto, specialmente qui che il portiere ti chiama come se ti aspettasse da tutto il giorno e te lo consegna direttamente. Nessuno può resistere a un pacchetto.

E quindi Ubuntu. Una distribuzione di GNU/Linux basata su Debian (ahah no, neanche io ho idea di cosa significhi ahah). Si tratta, questo lo so, di un sistema operativo open source sviluppato e migliorato costantemente da una comunità di programmatori non stipendiati. Ubuntu è sostenuto da Canonical Ltd, un’impresa privata che ha il suo core business nei servizi di supporto all’utilizzo di Ubuntu. Canonical si occupa anche di diffondere Ubuntu (riceverò il cd gratuitamente anche se non sono un cliente) nell’ottica della diffusione del software open source e, ovviamente, dell’apparizione di nuovi clienti: se le aziende e le pubbliche amministrazioni, convinte dai minori costi (rispetto a Windows e Mac OS) e dalla crescente diffusione di Ubuntu, iniziassero ad adottare Ubuntu (o simili) Canonical sarebbe una delle aziende più preparate per fornire assistenza e manutenzione dei sistemi.

Il mio primo personal computer l’ho avuto nel 1997, più tardi di tanti miei coetanei, ma prima della maggior parte degli altri. Pensare che avevo 12 anni mi fa uno strano effetto e quasi mi pare impossibile. Dovevamo formattare ogni 3 settimane perchè non riuscivo a non smanettare con i file del sistema operativo con effetti prevedibili. Sono passato attraverso Windows 95, 98, Xp e ora Vista e ho maturato la decisione di provare i frutti di una comunità di programmatori che lavori con finalità diverse dai programmatori stipendiati da Microsoft (o Macintosh). Si tratta di una scelta in qualche modo ideologica, ma il fattore scatenante va ricercato nel fatto che Vista occupa da solo 700 Mb di Ram, nonostante la faticosa neutralizzazione di widget e altri inutili corollari.

Ora non mi resta che aspettare. Saranno tenuti aggiornati anche quelli a cui questo non interessa per niente.

meno 232 (circa)

Un caffè, vi prego…

Novembre 21, 2007

…prima che dia una testata sul banco. Io lo so cosa è successo, la pancia piena di biscotti e marmellata, il dannato autobus, un posto a sedere subito, già all’inizio di Paseo del Prado, il culo al caldo sul motore, il dondolio delle sospensioni, 20 minuti di viaggio, la sveglia per miracolo una fermata prima della mia, 3 piani di scale di corsa, un minimo di calo di pressione, ipnotizzato da un Giucas Casella di Madrid (i tuoi occhi si fanno pesanti, pesanti, pesanti como las funciones de base del elemento triangular C-0 bilineal) perdo i primi 2 minuti di lezione e in questo corso questa catastrofe equivale a perdere l’intera ora, ancora più sonno, con la mente in vacanza fino alla pausa (tanto ormai non capisci più niente, tanto ormai non capisci più niente ahahahah!). Un caffè, vi prego, prima che sia troppo tardi, lungo ma forte come lo fanno qua, una siringata di adrenalina nel petto. Credo di sognare delle tazzine triangolari, tazzine bilineali, io so come sono delle tazzine bilineali, ma non lo dirò a nessuno, ho promesso. Capisco perchè di mattina presto (solo di mattina presto) la gente guarda i sedili liberi e non si siede. Si reggono stretti al palo, cercando di leggere qualcosa, ma sedersi no, assolutamente. E’ per questo, maledetti? perchè non me l’avete spiegato? Io faccio sedere le vecchine (solo quelle col bastone, è vero), sono un buon cittadino dell’autobus, avevo il diritto di saperlo! Un caffè, vi prego, prima che cominci a gridare oscenità in una lingua che qui neanche capiscono, in tazza grande ma senza latte per carità, che diventa freddo o peggio tiepido, e non trova più la vena. Uno spasmo muscolare (di scarsa intensità) al quadricipite, il banco sollevato (poco) da terra, occhi mi osservano (non troppi), Giucas imperterrito, bilineale, derivabile, continuo a tratti, un treno in corsa, oggi forse era meglio se prendevo il treno, il treno ha le ruote, associazioni a ruota libera, fosse un gioco vincerei io. Un caffè, vi prego, prima che attacchi Milichituli catapulta la basilica, che le associazioni lì mi portano, era basilica o bosilica, e cos’è una bosilica? E bravo Piero Piero Piero, scivola scivola, scivola, scivola, scivola, scivola (vuoto) noi faremo flash Driiiiiiiiin (o era click? fanculo, sono salvo lo stesso).

Piove!

Novembre 20, 2007

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E mi immagino tutta la Spagna a mettere acqua nelle vasche da bagno, nelle bacinelle, nelle bottiglie, nei bicchieri persino. Per fare i pomodori d’inverno ci vogliono le serre. Ok. Però l’acqua ti serve lo stesso, ed è la prima volta che piove in 2 mesi! Mah, mi diranno. Beh, oggi non è successo molto altro.

 

“Erasmus. Tipico!” (2) Il Francese

 

Scuote la testa durante quasi tutta la lezione di metodos matematicos de especialidad. Un pò come se non capisse, un pò con disapprovazione. A un certo punto il professore infila una tripletta: Hermite! Laplace! Fourier! Su Fourier il francese alza la testa di scatto, inizia ad annuire in maniera scomposta e si trattiene a stento sulla sedia. Si vede che nella sua testa suona la marsigliese, anzi, non vorrei suggestionarmi ma la sta mormorando a bassa voce.

 

Allons enfants de la Patrie,
Le jour de gloire est arrivé !
Contre nous de la tyrannie,
L’étendard sanglant est levé

 

Prima di poter attaccare con “ Entendez-vous dans les campagnes” viene freddato con una matrice Jacobiana, si rifa tutto serio, gli viene in mente di essere in erasmus, lontano da casa. Quasi mi dispiace per lui, ripenso anche agli ultimi mondiali, è un brutto periodo per essere nazionalisti da quelle parti. Il professore scaglia a sorpresa il colpo di grazia: delta di Kroneckeeeeer! Sto per abbracciarlo, trema vistosamente, ma per fortuna suona la campanella (si, abbiamo la campanella). Come un sensitivo alla fine di una seduta spiritca, il francese si accascia sul banco, mostro derelitto creato da un paese in cui si pretende di aver inventato tutto o almeno le cose più importanti.

 

N.d.A. A parte il mormorare a bassa voce la marsigliese, si tratta di fatti realmente accaduti.

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Scene da un concerto in un posto non troppo grande nè troppo piccolo. Il tecnico sale sul palco con la sigaretta in bocca, una sigaretta infinita a quanto pare, perchè per quanto si agiti e per quante aste regoli in altezza e inclinazione, non c’è verso che cada cenere nè che si consumi. Si muove serio: come tutti quelli che si muovono in un mondo in cui le cose si chiamano con nomi sconosciuti ai più, mette su lo sguardo dello specialista. Gesticola verso quello del mixer in un linguaggio dei segni affascinante, sembrano intendersi, ma ognuno dalla sua posizione, tu stai nel tuo e io starò nel mio. Il cantante entra per ultimo ed esce per ultimo, è la prerogativa del cantante mi sembra di aver capito. All’inizio della prima canzone pare che gli abbiamo sbagliato tutti i livelli del microfono, in effetti lui non si sente tra tutti. Pianta uno sguardo indecifrabile addosso a quello del mixer che rimedia abbastanza velocemente. Altro sguardo indecifrabile, tra il dopo ti rovino e il bel lavoro. Il più sudato della sala è venuto da casa già sudato, altrimenti non si spiega. Agitando la testa irriga tutti i vicini, ma fa talmente caldo che quelli sono contenti di ricevere un pò d’acqua addosso. Solo un istante dopo si rendono conto che teoricamanete questa è una cosa un pò schifosa, ma il pensiero viene ricacciato indietro: chissene, sto soffocando! Il più sudato della sala si crogiola in questa funzione sociale della sua termoregolazione corporea, e finisce che sempre lui è quello che scuote di più la testa. La irritante è convinta che tutti ci provino con lei. Se la sfiori (matematicamente certo in un posto del genere) ti guarda per la serie ecco che è arrivato il nuovo pretendente. Non si sa come, riesce a farti sentire in fallo e finisci a ballare con le mani in alto e ben in vista: non ti tocco manco per sbaglio e se lo faccio è perchè mi hanno spinto. Questo finchè non se ne va con la faccia di quella che scappa da un cascamorto inopportuno. Quello è il momento in cui ti ricordi che non hai dato fastidio a nessuno, esci dall’incantesimo e la mandi a cagare. Io la odio la irritante. Il musicista meno carismatico del gruppo, scende anche lui, asciugamani al collo, per parlare con qualcuno tra quelli che si sono trattenuti vicino alle transenne. Il musicista più carismatico già si intrattiene con diverse persone. Si crea una situazione di reciproco imbarazzo, da una parte il non avere voglia di parlargli, dall’altra il sapere che nessuno ha voglia di parlarti. Qualcuno, pietoso, saluta e il sorriso che riceve in cambio è inequivocabile: il musicista meno carismatico del gruppo è di sicuro quello più dolce, probabilmente anche il più simpatico. Il paranoico; abbigliamento del paranoico: borsello antitaccheggio regalato da Javi infilato sotto la maglia per una migliore protezione, felpa che tra poco va lavata comunque, scarpe quelle vecchie, maglia dello sponsor, Kayak ovviamente e trombone da brigante calabrese. Il paranoico ha rinunciato a portare la macchina fotografica, intorno a lui un discreto numeri di flash lo colpiscono trasformandosi in stilettate di rimpianto. E purtroppo!

 

meno 238 (circa)

Con un’alfombra al collo

Novembre 16, 2007

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Vamos a ver: con il castigliano comincio a cavarmela, ma ci sono tre parole che infallibilmente mi si confondono in testa con risultati tra il grottesco e il comico. Le parole in questione sono:

  • Bufanda = sciarpa
  • Alfombra = tappeto
  • Almohada = cuscino

Alzi la mano chi ha colto il titolo. Behm di seguito “Ese hogar en Madrid”

“Ese hogar en Madrid” (2) (Pequeño Atti, alfombras bufandas y almohadas)

Ayer por la tarde: Juan “pequeño Atti, donde has puesto la alfombra que te habia dado el primer dia? Esta asquerosa super sucia?” pequeño Atti “en mi cama!” Juan “Pero que dices? que estas tonto o que?” pequeño Atti “porquè tonto? hombre, he puesto una alfombra en mi cama! Que hay de raro?” Juan “Hombre! UNA ALFOMBRA EN LA CAMA!!” pequeño Atti “SIIIIII” y en ese momento pequeño Atti se acuerda que alfombra es una de las tres palabras que siempre se le olvidan

Hoy por la tarde: Juan “vamos pequeño Atti, salimos rapidos, vamos” pequeño Atti “espera que me pongo una alfombra” Juan “pero que estas tonto o que?” pequeño Atti “Juan que hace frio! me pongo una alfombra y vamos!” Juan “otra vez con lo de la alfombra…..” pequeño Atti “Hostias!!”

Javi nos faltas, vuelve pronto! Y ahora vamos a salir anda pequeño Tom, ponte una alfombra y vamos!

Bueno chicos, buona serata!

Il 27 articolato

Novembre 14, 2007

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Oggi qui a Madrid è stato il giorno della prima spintarella. Un vento deciso ha tirato giù una nutrita ondata di foglie che già erano pronte a cadere. Per i fotografi (e per i semplici possessori di macchina fotografica come me) il paesaggio passa da Autunno 1 ad Autunno 2. Gli alberi più impazienti si sono messi l’anima in pace, hanno approfittato del giorno della prima spintarella per spogliarsi di tutto. Tra loro e i sempreverdi ci sono quelli che resistono con tutte o parte delle foglie ancora attaccate, e al Retiro c’è un numero inquietante di obiettivi in giro. Il sottoscritto si è dimenticato alcune impostazioni sbagliate e le foto frutto di una passeggiata di un’oretta sono semplicemente inutilizzabili. Quindi vi beccate il 27 articolato, direttamente dalla mostra per i 60 anni dell’azienda di trasporti.

Autunno: è tempo di rubriche. Il vulcanico gestore di questo blog ne ha inventata un’altra. Si chiamerà “Erasmus. Tipico!” e raccoglierà brevi situazioni di tutti i giorni in cui uno studente erasmus si rende protagonista di una caricatura di sè stesso e decide di incarnare in pieno gli stereotipi sul paese da cui proviene.

 

“Erasmus. Tipico!” (1) Il Tedesco

La scena sono le scale di un palazzo in centro, sto aspettando con un tedesco di essere ricevuto da una tipa che affitta una stanza. Sono le 19:15 e entrambi avevamo appuntamento alle 19:00. La padrona di casa ci ha chiesto scusa perchè gli appuntamenti delle 18:30 si sono prolungati. Il tedesco è visibilmente agitato, alla fine non ne può più e afferma “En Alemania (incipit del 45% delle frasi di un aleman in erasmus) si das un apuntamiento a la 19:00 a la 18:55 la buerta ya esta abierta”. Inoltre telefona a un connazionale e racconta tutto con toni concitati e risate sarcastiche. E qui la domanda: sono più stereotipo io che del ritardo manco me ne accorgo o lui che si sovraccarica le coronarie per un quarto d’ora?

Ese hogar en Madrid

Novembre 13, 2007

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Inizio una rubrica con pretese di continuità. Si chiamerà “Ese hogar en Madrid”. Va a ser una rubrica en castellano, pero creo que todos la vais a entender. Pues, ya que mi castellano es todavia algo precario, mi companero de piso Juan va ad ayudarme con esto. En los commentarios iran apareciendo las correciones a lo que escribo, gracias Juan, gracias, gracias eh! Gracias. Bien, “Ese hogar en Madrid” va a hablar de mi piso y no va a ser demasiado larga: va a ser como una apèndice a cada post, de no mas de seis o siete lineas.

Introduccion: en mi pisos vivo yo y otros quatro chicos: Juan es un periodista, procede de Navarra, Javi es un artista polièdrico y procede de Jerez, Hilario es guionista (y a veces un actor) y prodcede de Sevilla, Tom es un ingeniero-arquitecto, està buscando trabajo y procde de Belgìca. Yo Juan y Javi acabamos ahora mismo de ver una pelicula con Andy Garcia, a mi me ha gustado bastante, a Javi tambien. Juan solo tiene dos comentarios sobre una pelicula: (1) Hostia que toston de pelicula! yo en mi vida nunca he visto una pelicula pesada come esta, horrorosa, horrorosa horrorosa. (2) Hostia que peliculon por favor! yo en mi vida nunca he visto una pelicula como esta, me ha enganchado, me ha chiflado, que bonita por favor, por favor! La de hoy era una pelicula (2). Yo no estoy de acuerdo, pero bueno…

Y nada, me voy a dormir que me ha entrado un sueno que me muero. Buenas noches a todos.

Buongiorno

Novembre 10, 2007

Ancora non ho neanche aperto gli occhi ed è già viaggio nel passato.

Una spontanea rassegna degli anni che mi sono lasciato alle spalle. Dev’essere qualcosa che ho mangiato ieri.

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Una ricognizione disinibita nella costruzione del mio personaggio, nel mio tentativo di non farlo prevalere sulla mia personalità. A volte si è trattato di un tentativo disperato, ma credo abbia funzionato.

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Le difficoltà e le settimane affogando in un umore paludoso e incomprensibile (oggi non mi alzo dal letto, anzi si, anzi no. Alzati!)

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Dritto dritto fino al 10 novembre, cercando di mettere a fuoco e regolare luminosità e contrasto di oggi e magari di domani. Intanto mi metto in piedi và. Buona idea.

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Sarà una giornata difficile ma fruttuosa (credo).

 

meno 246 (circa)