Atencion: estacion en curva
Settembre 30, 2007

al salir, tengan cuidado para no introducir el pie entre coche y andén. E vabbè, questo è un annuncio tutto sommato tranquillo, ci fai l’abitudine e non lo senti neanche più. Il novellino della metro lo riconosci proprio perchè lo ascolta e annuisce: me lo devo ricordare, pensa, e non è una cattiva idea, tutti tengono ai propri piedi.
Poi una volta sei seduto tranquillino sulla panchina ad asepttare il tuo treno, 2 fermate e poi casa. Annuncio. Si, abbiamo capito, faremo attenzione ai piedi, pensi (cretino che si crede esperto), mentre dalle panchine di tutto il binario la gente alza i tacchi e inizia a camminare verso l’uscita. Smarrimento, sospetto, ancora smarrimento, ancora un altro pochino di smarrimento, poi la certezza. Non c’è nessun ultimo treno in arrivo, l’annuncio è stato chiaro (per chi l’ha ascoltato). E purtroppo.
E insomma via, a piedi, che in fondo due fermate della metro viste da sottoterra sembrano più lunghe di quello che sono. In effetti ci sarebbe il bus sostitutivo, ma il biglietto da 10 viaggi è nuovo nuovo, perchè fargli la violenza di timbrarlo 2 volte in 30 secondi? Dopodomani inizia l’abbonamento, finalmente, teniamo duro. La decisione è rapida, la giustificazione collaterale semplicemente ridicola: ma si dai così faccio anche due passi. Eh già!
Storia di un’altra notte a duemila senza bisogno di un’automobile. Fine.
meno 288 (circa)
Vuelta al cine, vuelta al cole
Settembre 24, 2007
“Hak sek wui” (Election) di Johnny To, 2005
Un gangster movie di uno-dei-migliori-registi-di-Hong-Kong: i membri di una triade cinese devono scegliere il nuovo capo e lo fanno con una votazione. La transizione però non è delle più tranquille.
A parte uno scettro che rappresenta il potere del capo, pare che una triade cinese non sia molto diversa dalla mafia italo-americana. Esempi: va bene la lealtà (se ruberò ai miei fratelli, che mi uccidano con cento coltelli) però, nel caso, ti tradisco e buonanotte; uno si chiama Long-Face e uno Big-D; non mi accontento di spararti, poi ti prendo pure a calci; passa dalla nostra parte Long-Face, Lok ti pagherà meglio di Big-D; (il poliziotto di esperienza a quello giovane): non siamo qui per sradicare le triadi, sarebbe impossibile, vogliamo solo che non inizi una nuova guerra. Credo di essermi spiegato.
La trama si segue bene, anche se come al solito si individuano subito i capi ma è un pò difficile capire a quale squadra appartenga il tale scagnozzo.
Belle un paio di scene d’azione, ho adorato il super sicario che entra ferito nella macchina che lo viene a salvare e si toglie una spada dalla spalla come fosse uno stuzzicadenti. Un duro.
2 Euro e mezzo (e già!) spesi bene, tutto sommato. Però Javi ride troppo ad alta voce, specialmente se non c’è niente da ridere.
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La sveglia mi ha colto impreparato, ho pensato “vigliacca!”.
Il primo giorno di scuola è stato gradevole a tratti, si può dormire sul prato (utile se hai una pausa di 5 ore 5, più una vacanza che una pausa), il bar è affollato, buono ed economico, i professori sono seri, giovani e parlano una lingua comprensibile, gli erasmus sono tutti belgi (qualcuno mi spiegherà) e simpatici.
Domani ancora 8:30, ora si mangia.
meno 294 (circa) (mi pare)
Sobrevivir y pasarsela bien
Settembre 23, 2007
No, credo proprio che non riuscirò mai più a fare a meno della tortilla di patate con cipolla. Così buona (ma attenti a quella senza cipolla) che oggi ne ho comprate 3.
Beh, tre è una quantità importante.
SULLA GESTIONE DI UN MEGAGRUPPO IN UNA MEGAFESTA
ovvero la seconda parte di questo post.
Prendi una festa grandissima, la più grande che hai visto, dove su una superficie enorme si cammina lentissimi, quasi come alla fiera di S. Giuseppe. Beh, fatti un favore, non dare appuntamento che ad un massimo di 5 persone ma soprattutto (importantissimo) non metterti a seguire un belga che pare troppo sicuro di sè in una città che non conosce. Quanto meno sospetto. In genere si finisce chiusi in un pub irlandese a Madrid (malissimo). Assicurati comunque di aver sempre con te qualcuno che sia disposto ad attraversare la città alle 6:30, fosse anche solo per vedere di persona che lì dove suggerivi di andare è tutto appena finito. Maledetti! Io avevo il programma delle attività e lo avevo anche studiato!
L’alba ti coglie impreparato. Lo sai che sta per arrivare ma ad un tratto è giorno e tutto sommato non te l’aspettavi, l’abat-jour la spegni sempre con qualche decina di secondi di ritardo.
Buonanotte a me
meno 290(e rotti) (circa)
Innamorarsi
Settembre 22, 2007
Si ridi ridi! Io mi sono fatto male! Ah ti sei fatto male!
Settembre 21, 2007
Alla fine avevo imparato anche io, me lo ricordo: se giocando a calcio cadevo inciampando (capitava spesso) nel pallone, per non farmi prendere per il culo dovevo fingere di essere ferito. Smorfie di dolore e mani strette (di solito) attorno al ginocchio sinistro. In caso di caduta da vero brocco poteva essere consigliabile addirittura tirarla per le lunghe e chiedere un cambio. La pantomima, che io stesso non faticavo a smascherare negli altri, ti accreditava come croce rossa, e non si spara sulla croce rossa.
Mi è capitato anche di scrutare attento gli occhi di mia madre per sondare la sua valutazione del mio livello di dolore. Uno sguardo troppo ansioso o un sorriso minimamente stentato si trasformavano in una diagnosi preoccupata, e il dolore percepito si adattava di conseguenza. Erano periodi di fiducia incondizionata, di abbandono totale al giudizio e all’arbitrio altrui.
Ed era altrettanto naturale, per me, trattenere le lacrime in caso di caduta dalle mie stesse gambe, per evitare di essere richiamato per un comportamento spericolato.
Dunque a conti fatti, in caso di incidente non ho mai condiviso il mio stato fisico con piena sincerità. Ad ogni età però, senza farci davvero caso, avevo ben presente, cosa era in gioco nel mostrare le vere conseguenze di un qualsiasi incontro accidentale tra il mio corpo e il resto del mondo.
Ci ripensavo oggi a partire da quando, dopo aver dato una piedata di mignolo al frigorifero, quasi spontaneamente, respingendo una lacrima rivelatrice, ho esclamato convinto No pasa nada! Beh, questa onestamente non l’ho capita.
meno 297 (circa)
Don’t call me Jason
Settembre 20, 2007
Essere la caricatura di sè stessi, ritrovarsi a intimare l’alt con il coltello più vicino a uno spagnolo che si avvicina alla moka con la spugna INSAPONATA! NOOOO! folle! (Questi Italianos!)
Essere un turista in mezzo ad altri turisti in cerca di una leggittimazione, quanto meno il titolo di viaggiatore, che non sarebbe male. Accomunati da un difetto di familiarità con il luogo, in luna di miele con i paesaggi, incerti sull’abbonamento.
Un tedesco è sempre un tedesco, e si me gghiamo Stefan borchè chieress gghiamarme Jason? Non lo so, è che Stefan non mi viene mai in mente, ma appena penso a te mi viene in mente Jason, potrebbe essere simpatico! No eh?
Buonanotte a me!
meno 298 (circa)
Trying to fit.
Settembre 19, 2007
Il dubbio ti viene quando la stazione della metro di casa tua (non una qualsiasi) ha una zona de techo bajo, che più bajo ancora sarebbe da denuncia. In che guaio mi sono cacciato?
La sicurezza, invece, arriva quando sei riuscito a tenere a mente che la direzione per casa tua è Valdecarros. Per la prima volta non ti sei dovuto fermare per aprire la cartina che già avevi consultato camminando verso la stazione, non hai fatto la figura del turista che intralcia la corsa degli gnu attirati dallo sferragliare del loro treno.
un blog A orologeria
Settembre 18, 2007
Penso che si rivelerà una buona idea. Sarà interessante osservare gli eventi alla fine del conto alla rovescia.
Leggevo proprio oggi di un tipo un pò triste che pare si sia ammazzato di videogiochi in sole 72 ore. La redazione di repubblica.it me la immagino con tavoli da biliardo divani e playstation, pare che riescano a concentrarsi soprattutto sulla colonna laterale. Io sono riuscito al massimo a prendere la febbre per una permanenza eccessiva davanti al computer: fu con Transport Tycoon. Giuro. Non uno sparatutto, non uno sport game, non un puzzle game, bensì un gestionale sul mondo dei trasporti. La parte che preferivo era la scelta del mio avatar, tentavo di dargli un’aria rassicurante, per essere sicuro che prendesse sul serio il trasporto di carbone tanto quanto me, ma non rinunciavo agli occhiali scuri, perchè fosse chiaro che non ci saremmo fatti soffiare un solo vagone di minerale di ferro. Non sono mai stato il più bravo, da cui uno scavalcamento dei 37° per eccesso di foga che è rimasto nella storia. I manageriali richiedono sangue freddo.
E dunque un blog a orologeria, da chiudere verso la fine del prossimo luglio, per evitare che eventuali sovratemperature da blogmaniaco si verifichino anche dopo la fine dei miei 10 mesi a Madrid. Un meccanismo di sicurezza passiva, un interruttore temporizzato (gli impiegati di questa banca non possiedono i codici di apertura), un paracadute automatico che si aprirà per salvarmi (come mi conosco) dall’ennesima cosa presa troppo sul serio.
dunque
meno 300 (circa)

e ripetersi, strordito, che “avevo controllato, avevo controllato, avevo controllato”. Che tu possa spendere la tredicesima in antidiarroici, ignoto passante con cane.


