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Luglio 2, 2008

Stasera cena di despedida al mitologico Museo del Jamon (museo del prosciutto), tipico primo contatto con una madrileñità autentica. Interverranno Maurizio e i miei coinquilini, anche perchè sono già partiti tutti tranne noi.
Javi ha preso a girare con un bloc notes e mi tempesta di domande dell’ultimo minuto. Per colpa di alcuni episodi sono diventato una specie di santone per il mio dirimpettaio. In alcuni campi, come la tecnologia, sono per Javi un riferimento assoluto. Esempi:

  • Che marca di cd mi consigli?
  • Quanti Gb di RAM deve avere un pc per funzionare bene?
  • Che ingredienti c’erano, precisamente, in quella insalata che hai fatto a novembre?
  • Che formaggio metto nell’uovo con sugo di pomodoro e formaggio?
  • Qual’è la miglior compagnia low cost europea?
  • Mi lasci la salsa all’aceto balsamico? (si, Javi, te l’ho promesso mille volte!) Appunta: salsa vinagre.

Ho consegnato l’ultima relazione (più che altro gliel’ho tirata addosso, ho chiuso la porta e sono scappato).
Ho iniziato la valigia, stavolta vueling mi concia per le feste.
Ho buttato con molta fatica le quantità di carta che come al solito avevo patologicamente accumulato. Volantini, depliant, opuscoli, flyer, riviste, quotidiani, come si fa a separarsi da queste cose? Sono turbato.
Ho mangiato a ritmi da fois gras e sempre a casa, seguendo un istinto di accumulazione sotto forma di grasso che davvero non mi spiego. Vado a Pisa, non sulle Ande!
Ho ottenuto il biglietto del mio aereo, accidentalmente cancellato al tempo della prenotazione e faticosamente estorto alla compagnia aerea. Per tre giorni ho temuto di non aver prenotato affatto. Voglio ringraziare personalmente Jennifer di Vueling per la cortesia e per non avermi riso in faccia e Maurizio per avermi ricordato che sono un cretino. Ormai sono a livelli di consapevolezza molto alti.
Ho fatto un giro solitario in calle Fuencarral, in Gran Via, a Sol, ho preso tra ieri e oggi il 10, il 14, il 147, il 27, il 45, l’1 e le linee di metro 1, 10 e 3. Non sarà mai abbastanza lunga e forte la cerimonia di addio alla mia custodia dell’abbonamento. Comprata da un chino dopo mesi di ricerche e invidia verso le vecchiette custodia-munite, non esce mai dalla mia tasca sinistra, neanche quando sono fuori città. Di notte mi sveglio, tocco il pigiama e dico -dov’è il mio abbonamento?-. Per le prime settimane credo che farò finta che serva per slegare la bici, spero mi aiuti.
Ho visitato un sito che spiega come vincere la paura dell’aereo. Ne sono uscito terrorizzato.
Ho scritto il post per domani. Previdente.

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Probabilmente è il vero avvenimento simbolico della fine dell’erasmus. Con la scadenza dell’abbonamento dei trasporti di giugno tornerò ad essere un volgare viaggiatore con biglietto da 10 corse. In realtà è in fase di studio l’acquisto di un abbonamento turistico 3 dìas, che la commissione 20eurotregiorni considera irrinunciabile per le ultime frenetiche giornate.

Altri obiettivi delle ultime 72 ore:

  • Ottenere il più alto numero di documenti dalla Universidad Politecnica de Madrid. Quando si parla di scartoffie, è noto a tutti, meglio in più che in meno.
  • Finire (e iniziare) le valigie più studiate della mia vita. Molti oggetti ancora non sanno se vedranno l’Italia. Esempi: spada laser che trovai una notte per strada, dispense mastodontiche di maquinas hidraulicas, quantità decisamente esagerata di asciugamani che ho portato con me. Poggi, mi sa che ti lascio le lenzuola.
  • Sterminare l’enorme quantità di cibo che ho inspiegabilmente accumulato. Javi già si lecca i baffi pensando al parmigiano, ai biscotti e allo scatolame vario.
  • Vedere i posti che mi mancano, tra cui il museo della ferrovia (Maurì ma che dobbiamo fare?) (Maurì ma ti vuoi svegliare prima delle 3 per una volta?)(Maurììììììììììììììììì). Niente.
  • Cercare di evitare l’uscita in bar- karaoke che Juan sta organizzando come serata finale del nostro anno insieme. Juan, cantare piace a te, non a me! Tentare di sostituirla con una serata Playstation con la Playstation che Antonio ha appena portato a casa. Tentare di far dimenticare a Juan che fra i giochi di Antonio c’è il karaoke. Difficilissimo. Passare a negoziare un repertorio internazionale e condiviso.

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Y ahora que?

Giugno 25, 2008

Questo blog chiuderà come è noto, il 4 di luglio. La novità è che scomparirà completamente. Ho osservato che uno che odia i blog in cui l’ultimo post è di mesi fa, non può semplicemente abbandonare a sè stesso il proprio. Sarebbe veramente da stronzo. Beh, tranne nel caso in cui l’uno in questione fosse l’unico odiatore di blog sospesi per aria del mondo. In quel caso gli basterebbe ignorare per sempre il suo blog-trenosubinariomorto. Ammesso di riuscirci. Amico cancellalo! E poi non sei solo, anche io li odio, i maledetti blog lasciati a sè stessi!

Detto ciò.

Esco dall’ennesima giornata passata interamente davanti al computer e sono piuttosto stanco. Inoltre sono turbato all’insensibilità della macchina, dalle volte in cui è riuscita a respingere gli sforzi sinceri che ho dedicato al mio problema. Piangerò, quando tutto ciò sarà finito. Verserò lacrime di fronte a “Optimal solution”, che brilla nelle dispense e nel manuale ma non vuole saperne di venir fuori sullo schermo. Prima o poi ti avrò, soluzione ottima, e sarai veramente ottima. Cos’è una soluzione ottima che non è veramente ottima? Immagini, il curioso lettore, di interrogare il proprio computer sul mezzo di trasporto migliore per raggiungere, diciamo, New York. Immagini, a continuazione, di veder apparire l’immagine di un pezzo d’artiglieria da 150mm. La soluzione proposta presenta un problema gravissimo. Non si tratta, come a prima vista può sembrare, del comfort di viaggio. No. Il curioso lettore è invitato a riflettere sulle effettive possibilità di prendere posto nell’abitacolo! 150 mm, curioso lettore, centocinquanta millimetri! Facciamo tutti insieme i complimenti, al curioso lettore, questa è la sua prima soluzione ottima che non è veramente ottima.

A proposito di artiglieria. Fra qualche giorno inizia Rock in Rio, festivalazzo musicale alle porte di Madrid, che per il prezzo oltremodo proibitivo non è stato mai neanche preso in considerazione. Leggo oggi del presunto eclettismo della cerimonia di apertura. Seguitemi.
1) Tre minuti di silenzio per un mondo migliore (!)
2) Imagine di John Lennon su tutti i palchi
3) Esibizione della pattuglia acrobatica dell’esercito dell’aria.
Che le cose sono 2: o parliamo di due John Lennon diversi, o l’esercito dell’aria è una pattuglia di fricchettoni giocolieri. La terza ipotesi, il nonsense sacrilego e imbecille di un eclettismo che è invece morte intelletuale, non voglio neanche prenderla in considerazione.

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Raphael

Giugno 20, 2008

Il signore in questione è l’unico cantante insignito di un Disco d’Uranio, inventato per un suo LP dell’82 che vendette oltre 50 milioni di dischi. E’ il tipico esempio dell’impermeabilità reciproca tra la cultura italiana e quella iberoamericana. Così, in Spagna nessuno si scompone se nomini Battisti o De Andrè, mentre si versano lacrime per Laura Pausini. Così, noi ci becchiamo Jarabe de Palo, mentre i maggiori interpreti della canzone in lingua spagnola sono dei signori nessuno dalle nostre parti.

Ormai mi sono abituato a stare in mezzo a dei veri professionisti con il mio Photopass usurpato e la mia macchina fotografica tascabile. Bisogna dire che tutto sommato mi guardano con affetto, credo si rivedano nella mia goffaggine. Di un centinaio di scatti salvo 2 o 3. Il migliore è qui.

Il concerto è di un’intensità commovente. Raphael canta accompagnato solo da uno strepitoso pianista e ripercorre la sua carriera a partire dagli anni ‘60. Gioca con una voce versatile e intensa, che non ha perso un briciolo dello smalto di un tempo. Anzi. La maturità artistica è palese e l’intesa con il pianista perfetta. Alcune delle canzoni sono ormai tra le mie preferite (Que sabe nadie, Yo soy aquel, Cuando tu no estas, En carne viva) e praticamente si applaude in piedi alla fine di ogni canzone.

Una cosa mi spaventa dei concerti come questo: l’effetto imprinting. E’ inevitabile innamorarsi di una canzone nella prima versione che si ascolta e a volte i riarrangiamenti sono troppo spinti e diventano fastidiosi. Raphael ha saputo fermarsi al punto giusto e si ha semplicemente l’impressione di vedere una canzone emozionante da un nuovo punto di vista. La tua canzone è sempre la tua canzone.

Due scale mobili verso giù e siamo già in metro. Tra Estrecho e Tetuan mi perdo in una fantasia su un mondo post-atomico in cui continuiamo a fare la stessa vita di sempre, solo che la facciamo sottoterra. Anche per un maniaco del metro, questo sarebbe troppo. In ogni caso Juan costringe mezzo vagone a cantare “Como yo te amo”, quindi si dissolvono le idee sui sistemi di ventilazione di cui avremmo bisogno e in un niente siamo già a Tribunal. Gran Via, Sol, Tirso de Molona, Anton Martin, Atocha, Atocha Renfe, Menendez Pelayo. El tramo de la muerte e casa.

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Beh si, giovane amico, direi di si.
Un riccioluto bonazzo sui 22 anni ritiene che questa sia la maniera migliore per dire che disturbo il suo campo visivo. Gli rispondo, semplicemente: no, pensa tu la novità! Mi giro. Lo dico sempre: non sono un tipo umorale e di solito collaboro con chi mi chiede un favore. Una cosa non sopporto: la scortesia.
Mi tocca la spalla: di nuovo!. Ho la mia birra, ho la mia partita, esco da un esame, ti giuro, riccioluto bonazzo, non ne ho voglia. Intendevo dire che se arrivi e ti metti davanti, poi chi sta dietro non ci vede. Avevo colto l’ironia, grazie, comunque sono andato avanti perchè qui ci sono i miei amici: vedi, sono tutti questi. Comunque se vuoi passa avanti. No, voglio stare qua. Mi giro, di nuovo, senza una parola. Lo sento protestare con la biondazza che ha di fianco. Lo vedrò di nuovo sfiorare la rissa con uno scalmanato da stadio. Non so dove nasce l’equivoco, credo affondi lunghissime radici nel passato, ma pare che per impressionare una ragazza molti giovanotti credano di dover essere arroganti, spavaldi, fastidiosamente sarcastici, aggressivi. Pazienza.
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Erasmus. Tipico!  (7)   l’Italiano

Nessuno, nessuno in assoluto ti dirà mai che gli italiani gli stanno antipatici. Molta gente aggiunge, per contrasto, che i francesi si, quelli sono insopportabili. C’è di più, quando scoprono di dove sei, quasi tutti ti raccontano quanto era simpatico il loro amico erasmus italiano dell’anno scorso.
Sin embargo (d’altro canto), appena sottopelle quasi tutti i miei coetanei europei hanno un’opinione pessima dell’Italia. A volte è solo un sarcasmo da ridolini (tedeschi), spesso è un sottile disprezzo (svizzeri), capita che sia un livore sordo e senza appello (francesi, ciao ciao cari).
Sono sempre stato disponibile a discutere del mio paese, dei suoi difetti e delle sue meraviglie, ma credo che l’erasmus mi abbia cambiato definitivamente. D’ora in poi giudicherò prima di tutto l’onestà dell’interlocutore: se questi si rivelerà un difensore a spada tratta del suo paese, uno che non riconosce i suoi difetti, non sarò mai più da meno.

Eh no, caro il mio Yves-Pierre-Jean-Jacques, dicendo che il rigore era il solito regalo arbitrale all’Italia hai decisamente esagerato. Ridicolo e infantile. Quel sorriso, caro mio, non te lo faccio passare più. Te lo giuro mon cher.

meno 15.

Giugno 15, 2008

Il viaggio è così piacevole che quando arrivo (con 10 minuti di anticipo) un’altra mezzoretta di viaggio ci starebbe tutta. I sedili sono larghi, comodi, puliti. Ho per le mani “El Pais”, ho letto tutto il giornale e sono al supplemento domenicale, un delizioso pacchetto di interviste fiume e reportage talmente lunghi che solo di domenica si può pensare di proporli. Pazienza, me ne occuperò prima di dormire.
Madrid è sempre uguale, venendo da Barcellona ho la sensazione di dover salire di marcia. Nella stazione di metro si corre più veloci, per strada si cammina più veloci, l’autista dell’autobus parla più veloce (stalòòo). Lo stordimento dura poco, so tenere questo ritmo, posso farlo, lo faccio.
Sessione di studio con le mie penne nuove: una pilot verde e una rossa. La prima, che è una gioia vederla, comprata al Corte Inglès, la seconda estorta con occhi da cerbiatto alla legittima proprietaria. Studiare è tutta un’altra cosa. Per i primi dieci minuti.
Programma cena: pizza del supermercato (di quelle buone) con aggiunte casarecce che fanno la differenza. Surplus di bava al solo pensiero. Vado.

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meno 27

Giugno 5, 2008

Mostrare la propria stanza a qualcuno che potrebbe abitarla entro breve non è particolarmente piacevole, direi che è tra il destabilizzante e il surreale. Ok, sono di passaggio, ma così è un pò troppo di passaggio. Pare che un peruviano con l’aria da santone new age accenderà i suoi incensi nel posto in cui dormo da 9 mesi. Le sue tuniche di lino occuperanno il mio enorme armadio a muro (“il più grande di Madrid”, recita la brochure della casa) e probabilmente cambierà orientazione al letto perchè gli sporca i chakra o qualcosa del genere. Vabbè, del resto prima di me una coppia di muscolosi ragazzotti si è amata in questa stanza di un amore che, raccontano, aveva dell’ottocentesco. Il materasso è cambiato e Alberto e Jesus (già…) ora abitano insieme, modalità due cuori e una capanna, in un appartamento su una remota fermata della linea 11.

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Quando l’ho scoperto non sapevo se prendere la cosa sul serio.
Dunque.
Raphael è un cantante di quelli che piacciono qui a casa mia. Immaginate per un momento (so che è forte) un figlio di Fausto Leali e Ornella Vanoni che abbia ascoltato, crescendo, la musica di Massimo Ranieri e dell’Equipe 84. Una creatura del genere assomiglierebbe tremendamente a Raphael. Quando suona la sua musica, qui è tutto un cantare: colonna sonora della nostra casa ed eroe nazionale, Raphael è una delle cose che torneranno in Italia con me
Chamartin è la più bella e moderna stazione della rete di metro di Madrid. A settembre andai a visitarla con il grandissimo Gianluca e ne rimasi folgorato. E’ uno dei pochi posti al mondo in cui anche il possessore di una BMW M3 non può non pensare che i trasporti pubblici sono fighissimi. Tra tutte le stazioni di Madrid è quella con il volume sotterraneo più grande e in effetti l’atrio non può che sorprendere.
Apro il giornale e leggo che Raphael darà un concerto per 1000 fortunati DENTRO alla stazione di Chamartin. Non vicino, DENTRO. Non so come descrivere la sensazione, sembra che un fetish-designer mi abbia studiato negli ultimi mesi e abbia sfornato l’evento precisamente per me.
In ogni caso, visto che ho i miei agganci (amico giornalista, biglietto sempre in vista), probabilmente e dico probabilmente, questo evento sarà il culmine estatico della mia immersione nella cultura spagnola. Seguiranno aggiornamenti.

Venuta per restare

Giugno 4, 2008

QUI

Noi siamo i giovani

Giugno 2, 2008

E non ce ne frega un cazzo se la panchina è completamente libera! Perchè noi siamo contro questo sistema che ci omologa e ci vuole tutti uguali! Siamo contro questo sistema che ci vuole ognuno al suo posto!

Il tempo odioso mi rende polemico. Spero si sia capito che la polemica non era VERAMENTE contro issistema. Chi non l’avesse capito è uno stronzo. In realtà non si trattava neanche di una polemica. Ecco, ora sono in polemica con la mia polemica. Credo sia il giovane che è in me che tenta di ribellarsi. In effetti mi sento irresistibilmente attratto dal pavimento. Potrei per lo meno mettere i piedi sulla scrivania. Questo se sulla scrivania ci fosse spazio, ma alla mia età è sconcio tenere la scrivania ordinata. Ah già, devo mettere i piedi SULLE cose che sono SULLA scrivania.

Eccomi qua, seduto a terra, con i piedi sulla scrivania. Non vedo un cazzo dello schermo, mi verrà la scoliosi e mi fa male l’osso sacro ma fanculo, fanculo al fottutissimo sistema!

Aiutatemi.

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